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Ceuta, Parsi: «Un evento atipico ed eccezionale. Serve una gestione europea delle migrazioni».

Una crisi anomala che interroga l’Europa. L’ondata migratoria nell’exclave spagnola rivela la fragilità europea nella gestione dei flussi. Quale ruolo del Marocco e delle grandi potenze. Intervista al prof. Vittorio Emanuele Parsi.

Un evento rapido, drammatico e senza precedenti

La vicenda dell’ondata migratoria nell’exclave spagnola di Ceuta ha destato forti preoccupazioni e ha rappresentato un momento apicale e drammatico del fenomeno. Si è trattato di un evento rapido, improvviso, che ha coinvolto un numero mai così elevato di migranti provenienti dal Marocco e che ha mietuto oltre cento vittime, annegate in mare nel tentativo di raggiungere la costa.

Diversi problemi scaturiscono da questa vicenda, a cominciare dalla sua dimensione di tragedia umanitaria. L’Europa non sembra aver condiviso finora politiche adeguate di gestione degli eventi migratori, che finiscono per interessare in primo luogo i Paesi che fronteggiano il Mediterraneo. Si tratta di un precedente che potrebbe ripetersi e che chiama in causa gli accordi di Schengen e le politiche di coordinamento dell’Unione Europea.

Tuttavia, scafisti e organizzatori di queste traversate senza tutele, caratterizzate da una letale sovraesposizione ai rischi della navigazione su mezzi insicuri, stipati oltre la capienza o, peggio ancora, a nuoto, dovrebbero rispondere delle loro iniziative criminali ed essere sanzionati con pene severe.

È di tutta evidenza che una migrazione così consistente e organizzata, di soli uomini, realizzata con modalità e tempi tanto rapidi e aggressivi, faccia pensare a una gestione da parte del Marocco. Rabat ha responsabilità enormi in questo vero e proprio assalto, di fatto ingestibile per chi avrebbe dovuto accogliere i migranti: un colpo di mano, un avvertimento intimato all’Europa.

Dietro questa vicenda si stagliano inoltre ombre inquietanti: quelle di chi potrebbe mirare a sgretolare, Paese per Paese, l’Europa. A cominciare dall’ingombrante ombra di Trump, secondo interpretazioni apparse anche nel dibattito americano, tra cui su Medium e Substack. Una vicenda che si può definire anomala e che rischia di ripetersi, aprendo un fronte capace di mettere in crisi e dividere l’Europa.

 

Abbiamo raccolto al riguardo lopinione del prof. Vittorio Emanuele Parsi, docente di Relazioni internazionali allUniversità Cattolica di Milano.

 

Prof. Parsi, quanto accaduto a Ceuta in questi giorni può essere definito una vicenda anomala? Mi riferisco alla durata dellevento, alla consistenza del numero dei migranti, al loro rientro in Marocco in tempi brevi e al numero delle vittime annegate in mare.

Sicuramente quanto avvenuto a Ceuta è un evento atipico ed eccezionale. Considerare 50.000 persone nell’arco di 24 ore arrivate in quelle condizioni rende evidente che non si tratta di un fatto, diciamo così, naturale, neppure in un periodo di forte tensione sulle migrazioni come quello attuale.

Si tratta di un evento migratorio di anomale dimensioni, che fa pensare a una regia dell’iniziativa in un contesto organizzato. Ma nulla toglie alla drammaticità del fenomeno e tutto porta a pensare che occorra porre mano a una gestione europea delle migrazioni. Il trend sarà inevitabilmente in crescita e altri eventi del genere potranno ripetersi.

 

Il ruolo del Marocco e lombra di Trump. Possiamo attribuire a una regia politica questo spostamento così consistente di soli uomini dal Marocco allexclave spagnola? Oppure, come afferma il premier Sánchez, tutto è scaturito dalla sentenza della Suprema Corte spagnola in merito alla migrazione attraverso la via del mare e alla prospettata accoglienza?

È possibile che la sentenza sulla regola della normalizzazione dei Saharawi possa avere creato aspettative, alimentando la speranza che si potesse forzare la mano alle autorità spagnole. Contemporaneamente, però, mi pare che ci sia stato un chiaro tentativo politico da parte di diversi attori, principalmente il Marocco, che comunque non ha mai cessato di avere un atteggiamento politico ostile nei confronti di Ceuta spagnola, allo scopo di rivendicare sempre la possibilità di riprendersi l’amministrazione dell’exclave.

Trump ha sostenuto recentemente queste ambizioni marocchine e forse anche la volontà di creare un caso che potesse essere sfruttato a fini di politica interna negli Stati Uniti e che mettesse in difficoltà Sánchez, guardato dall’Amministrazione Trump come un avversario politico.

 

Come valuta la contestazione ricevuta da Sánchez da parte dei suoi concittadini? E la sua precedente decisione di regolarizzare 500 mila stranieri presenti sul territorio nazionale, mentre la consistenza delle domande è raddoppiata in poco tempo?

Non ho elementi, in realtà, su come gli spagnoli abbiano giudicato la gestione dell’evento da parte di Pedro Sánchez e non ho letto peraltro nulla su questo, per cui non saprei come rispondere.

 

«Sospendere Schengen è stato un pessimo segnale» La sospensione degli accordi di Schengen da parte del Governo italiano ha diviso le forze politiche ed è stata valutata da Sánchez come una scelta dettata dall’“ignoranza”. Come giudica questa decisione?

Concordo con Sánchez: sospendere Schengen è stata una cosa che non c’entrava niente con presunte regole che non sono contenute in Schengen. Non era necessario questo trambusto. La crisi è stata risolta nell’arco di 24 ore dalle autorità spagnole, con molta più fermezza ed efficacia di quanto facciano normalmente le autorità italiane.

Penso che sia un pessimo segnale per un Paese come l’Italia, che è sempre a chiedere solidarietà quando deve fronteggiare eventi di crisi migratoria infinitamente più piccoli di quello di Ceuta.

Lo trovo anche contraddittorio: nel momento in cui si chiede una politica europea, poi si sospende Schengen, che è il modo con cui gli europei gestiscono complessivamente le loro frontiere. Gli stessi che fanno i diavoli a quattro per chiedere una politica europea sulla migrazione e sulla gestione dei confini rispetto ai migranti sono poi molto renitenti nel condividere la responsabilità per i confini europei di fronte alle minacce militari russe.

Insomma, l’impressione è che la mossa italiana sia stata propagandistica e abbia trovato riscontro in altri Paesi per motivi analoghi, ma che sostanzialmente non ci abbiamo fatto comunque una bella figura.

 

Quali previsioni si possono fare sulle iniziative e sulle decisioni dellUnione Europea dopo la richiesta di 22 Stati membri di discutere la questione migrazione-accordi di Schengen”?

Sì, ha ragione Sánchez nel sostenere che è stata una decisione dettata dall’ignoranza dei Trattati, come spesso capita.

Su cosa farà l’Europa, probabilmente si chiederà un potenziamento di Frontex e la possibilità di avere più mezzi a disposizione, cioè il tentativo di gestire in maniera più rigorosa gli accordi con i Paesi che dovrebbero collaborare al controllo della migrazione a fronte di vantaggi di carattere commerciale.

Poi è chiaro che le questioni alla base delle migrazioni possono essere sfruttate per fini politici. Ma il dato di fatto è che, con il riscaldamento planetario in rapido ed esponenziale incremento e con l’innalzamento delle acque degli oceani, mi pare che si creeranno condizioni per cui avremo sempre maggiore pressione migratoria su un’Europa spopolata e incapace di prendere decisioni anche a livello nazionale sui rapporti con i Paesi che si affacciano sul mare. Insomma, non si aprono buone prospettive.

 

LAfrica nel nuovo confronto tra le potenze In una situazione geopolitica internazionale complessa – come assai bene evidenziato nel suo recente libro Contro gli imperi” – polarizzata dai rapporti USA-Cina, dai conflitti in atto in Medio Oriente e in Ucraina, ecco uscire in modo eclatante sul proscenio mondiale lAfrica, con un portato di potenzialità imprevedibili per entità, numeri e coinvolgimento di etnie, popoli e nazioni. È il preludio di un ulteriore mutamento dello scenario internazionale?

Diciamo che all’Africa abbiamo dedicato poca attenzione. Il famoso piano prospettato da Meloni – il Piano Mattei per l’Africa – non è mai pervenuto, nel senso che non è mai successo niente di concreto. Quindi, al di là degli annunci, non si è fatto niente.

Sappiamo che Russia e Cina in Africa sono molto attive, a volte non sempre con obiettivi di aperta ostilità verso i Paesi europei per quanto riguarda la Cina, sicuramente con obiettivi altrettanto ostili da parte della Russia.

È ovvio che, se non affrontiamo seriamente questa questione, rischiamo di trovarci poi ogni volta a rincorrere l’emergenza all’ultimo momento, con risultati disastrosi.

 

Il ritorno dei neocolonialismi. È ragionevole pensare che le grandi potenze resteranno estranee al processo esponenzialmente crescente dei flussi migratori dallAfrica? Ci sono interessi economici ingenti: Cina, USA e Russia saranno solo osservatori o protagonisti di iniziative palesi o occulte di intromissione, competizione e dominio? E in quale prospettiva dovrà collocarsi lEuropa, primo avamposto delle migrazioni future? Infine, a proposito di Africa: Contro gli imperi” ingloba anche il concetto di contro i neocolonialismi”?

Il rischio di neocolonialismi c’è già ed è già presente. Consiste in quello che cinesi e russi stanno facendo in Africa e che sta sostituendo ciò che per tanto tempo hanno fatto le potenze coloniali classiche occidentali: Francia, Gran Bretagna, Belgio e Portogallo e, molto più limitatamente, anche l’Italia.

È ovvio che la logica imperiale della prevaricazione e la logica della predazione ben si confanno ai sogni neocoloniali.

Poi, insomma, il colonialismo non è mai morto. Basta vedere come la Russia tratta il suo ex spazio sovietico, a cominciare dalla Bielorussia, con una concezione completamente coloniale, per renderci conto di questo.