Talk senza confronto
Ma i talk televisivi – di carattere politico – che non prevedono il pluralismo delle opinioni al loro interno che senso hanno? O meglio, e per essere più precisi, i talk politici televisivi che discutono solo all’interno della stessa area politica e culturale che finalità concrete perseguono?
Credo che la domanda sia legittima, nonché naturale, ascoltando con interesse la ricca programmazione serale – non quella mattutina o pomeridiana dove il pluralismo delle diverse opinioni viene sostanzialmente rispettato – de La7.
Una programmazione, quella serale appunto, dove l’attacco politico e personale – peraltro sempre e solo a senso unico – sostituisce il necessario e indispensabile confronto tra parti politiche diverse se non addirittura alternative; dove l’approfondimento politico viene sacrificato sull’altare della faziosità e del settarismo e dove, soprattutto, la propaganda sostituisce, di fatto, qualsiasi altra considerazione.
La televisione “anti Meloni”
Certo, tutti sappiamo, come del resto ha detto con rara efficacia e chiarezza lo stesso direttore del Tg de La7 Enrico Mentana, che quella televisione rappresenta quasi plasticamente una Tv “anti Meloni”. Una considerazione, del resto, nota a tutti e da molto tempo.
Ma, al di là di questa scontata considerazione, quello che merita di essere ripreso e approfondito è qual è la vera ragione per cui quei talk serali hanno cancellato, di fatto, il pluralismo delle opinioni. Pluralismo che, è bene ricordarlo, era, è e resta il perno che misura la qualità della nostra democrazia e la stessa fedeltà ai valori e ai principi costituzionali.
Quando la propaganda prende il sopravvento
Ora, e al di là delle ragioni di mercato, anche del tutto comprensibili – e cioè fatturato, audience e ricavi pubblicitari –, è indubbio che se questa prassi dovesse diventare il criterio principe degli approfondimenti politici e giornalistici televisivi, dovremmo anche progressivamente rassegnarci al fatto che la propaganda è destinata a soppiantare qualsiasi altro criterio.
Dove, cioè, l’odio nei confronti dell’avversario/nemico politico ha il sopravvento rispetto a qualsiasi altra considerazione. Sono questi, cioè, i nuovi principi che presiedono la libera informazione politica e culturale televisiva nel nostro Paese?
Il confine tra stampa e televisione
Certo, tutti sappiamo che, per fare solo un esempio, nella carta stampata ci sono quotidiani dichiaratamente di parte e politicamente schieratissimi. Tanto a destra quanto a sinistra, pur non essendo più organi di partito.
Anche perché i partiti non esistono più in quanto, nel frattempo, sono stati sostituiti o dai cartelli elettorali o dai partiti personali o dai partiti proprietari. Ma è indubbio che quando questo dato si estende tranquillamente e pacificamente ai cosiddetti talk televisivi di approfondimento politico, l’anello debole che rischia di saltare definitivamente e irreversibilmente è semplicemente il pluralismo. Cioè, appunto, il principio cardine della democrazia nel nostro Paese.
Il rischio di una politica sempre più polarizzata
Ecco perché non è affatto inutile approfondire le reali motivazioni che portano vari talk televisivi a cancellare il pluralismo delle opinioni dalla loro concreta programmazione. E questo ancora al di là di qualsiasi ragione di mercato o di business.
Lo dico perché, se questo diventa il leitmotiv che ispira e disciplina pezzi della nostra libera informazione politica televisiva, non lamentiamoci, poi, se il dibattito politico sarà sempre più polarizzato, estremista, radicale, massimalista e forse, e purtroppo, anche di natura violenta. Almeno sul versante verbale.

