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Troppo allineati agli ordini di scuderia

Il Parlamento e la campagna elettorale sembrano prigionieri degli schieramenti: prevalgono disciplina, prevedibilità e fedeltà ai leader, mentre si restringe lo spazio per una dialettica politica capace di sorprendere e appassionare.

Guido Gonella (nella foto con Giulio Andreotti), che era un antico democristiano arguto e smaliziato, soleva dire all’epoca che la vita parlamentare, con i suoi riti e i suoi tempi morti, era «fatica senza lavoro e ozio senza riposo».

Naturalmente il suo era un commento ironico, volutamente esagerato. Ma anche, in qualche modo, profetico. Poiché lo stesso si potrebbe dire, anni e anni dopo, a proposito della dialettica che ci sta conducendo verso le prossime elezioni.

Il confronto parlamentare appare anche oggi stanco e ripetitivo, quasi canonico in una certa sua prevedibilità. Non c’è mai un colpo di fantasia. E mai, soprattutto, un prudente attraversamento delle linee di confine. Ognuno parla ai suoi e si finisce così che ognuno parla a se stesso.

La campagna elettorale, ormai alle viste, non sembra promettere niente di meglio e annuncia, anzi, qualcosa di peggio mano a mano che il clima si riscalda.

Non è la qualità (pur non eccelsa) dell’attuale ceto politico che spiega l’ozio e la fatica di cui sopra. Semmai è il dogma secondo cui non si può mai dire una cosa che non sia canonica e cioè perfettamente allineata agli ordini di scuderia del leader, del partito o perfino dello schieramento.

Vige in entrambi i “campi” una sorta di disciplina quasi militare che non cancella ovviamente né le rivalità né i litigi, ma impacchetta ogni cosa dentro un formato dove le differenze risultano troppo sfumate per dar vita a una dialettica che possa convincere. Tantomeno appassionare.

 

Fonte: la Voce del Popolo – 17 settembre 2026

[Articolo qui riproposto per gentile concessione dell’autore e del direttore del settimanale della diocesi di Brescia]