Il brano Autogrill del maestro Francesco Guccini è il principale motivo musicale della mia terza silloge poetica, tanto che, in quarta di copertina, è riportato il componimento intitolato Bionda senza averne l’aria, già proposto nella seconda raccolta (l’unica poesia che ho pubblicato due volte). A precederlo, un’introduzione esplicativa: «“Noi siamo un colloquio”, scriveva il grande Hölderlin. Siamo dunque frutto ed espressione dei nostri incontri, dei dialoghi interiori e di quelli con l’altro/a da noi. Il senso di un incontro non è (necessariamente) nel “lieto fine”, in verità piuttosto improbabile. I versi che seguono, ad esempio, un po’ sanciscono una sorta di ritorno in me stesso, dopo un’esperienza “estatica”, in senso etimologico. Meglio: un ritorno “in me”, ma in “un me” che non è più lo stesso. E le parole del brano Autogrill, di Francesco Guccini, mi aiutano in maniera formidabile a dire ciò».
Ed ecco la strofa chiave, a mio avviso, del maestro: «Bella d’una sua bellezza acerba, bionda senza averne l’aria / Quasi triste, come i fiori e l’erba di scarpata ferroviaria / Il silenzio era scalfito solo dalle mie chimere / Che tracciavo con un dito dentro ai cerchi del bicchiere».
Grazie al mio amico Massimo Mezzetti, sindaco di Modena, proprio nella città emiliana avrei voluto presentare le poesie, coinvolgendo Guccini, che, per il tramite dei familiari, si era detto pronto, appena le condizioni di salute glielo avrebbero permesso. Invece il quadro clinico è peggiorato, fino al decesso.
Egli è stato un artista e un pensatore: c’è tanta filosofia nella sua scrittura e nella sua musica. Sospeso, direi, fra sogno utopico, disillusione e lucida visione dei fatti. Ora più che mai, sento anche miei i versi che seguono, del brano Addio: «io, Francesco Guccini, eterno studente / perché la materia di studio sarebbe infinita / e soprattutto perché so di non sapere niente». Prendeva posizione, come è noto, ma al tempo stesso infrangeva barriere: un emiliano “in odor di Toscana”. Tanto da esser cresciuto e da conoscere la morte nella frazione di Pavana, in provincia di Pistoia. E da aver sempre votato Psi, pur considerato dai più quasi come il comunista per antonomasia. Un anarco-comunista, forse.
La sua cifra non era l’osteria, bensì l’umanità.
