Anche quest’anno, come già nel 2025, il Ministro della Salute ed ex rettore dell’Università di Tor Vergata, Orazio Schillaci, ha rappresentato il Governo in occasione della cerimonia religiosa e civile, presso la Basilica di San Lorenzo fuori le Mura, in ricordo di Alcide De Gasperi. Dopo la messa lo incontriamo per un breve colloquio.
Ministro, in pieno agosto è tornato a Roma per questa commemorazione.
«Sì, sono rientrato appositamente e l’ho fatto con sincero piacere: sono sempre onorato di poter rendere omaggio a questo grande statista. De Gasperi è un altissimo esempio di dedizione allo Stato, di coerenza e lungimiranza politica. Ha guidato la ricostruzione dell’Italia dal dopoguerra in poi e lo ha fatto portando avanti, con rigore, le riforme che erano necessarie per il bene della Nazione. Un dato politico cui guardiamo tutti, credo, con riconoscenza e con ammirazione per una figura tanto autorevole e rigorosa. L’Italia di oggi, nelle sue fondamenta, è quella costruita allora. De Gasperi resta un punto di riferimento».
Ecco, un punto di riferimento. Ci spiega di più?
«Chiunque ricopra incarichi di governo rammenta che De Gasperi ha sempre preso le decisioni necessarie, anche le più difficili, non ricercando il solo consenso, ma pensando al bene della Nazione e, in particolare, delle prossime generazioni. Per me e per il governo di cui faccio parte è un esempio prezioso. Un esempio che ho bene in mente quando facciamo scelte che impattano, ad esempio, sul presente e il futuro del Servizio sanitario nazionale. Un faro che mi ha aiutato a non fermarmi dinanzi agli inevitabili ostacoli e alle opposizioni che si incontrano quando si fa partire un processo di cambiamento. Non sempre tutto viene capito subito, ma quel che conta sono la visione e i risultati, quelli immediati, ma soprattutto quelli che hanno una durata che va oltre l’oggi».
De Gasperi è stato anche uno dei pionieri e padri della costruzione europea. Oggi più che mai, dinanzi ai cambiamenti geopolitici intervenuti negli ultimi anni, l’Europa è chiamata a interrogarsi sulla propria sicurezza, sulla propria identità e sul proprio ruolo nel mondo. Che cosa resta oggi della visione europeista di De Gasperi?
«In questi 80 anni è completamente cambiato lo scenario geopolitico. Ma restano alcune similitudini. Anche oggi viviamo in un momento storico piuttosto intenso: le guerre, i flussi migratori, il caro energia come derivato delle complessità che stiamo attraversando, hanno acuito un senso di precarietà, di smarrimento nelle persone. I cittadini chiedono alle istituzioni nazionali ed europee di trovare soluzioni aggiornate. All’interno di Nazioni come la nostra questo sta già avvenendo. Ma in questo scenario, è evidente che anche l’Europa, nel suo complesso, debba cercare una maggiore comunità di intenti, una strategia politica diversa. Non basta un’Unione essenzialmente burocratica o semplicemente economica, non è quello che sognava De Gasperi e non è quello che chiedono i popoli. Serve un’Europa che sia davvero capace di promuovere sicurezza per tutti, pace, prosperità economica e sociale, tutela della dignità della persona. Credo che sia proprio questa la parte più attuale dell’eredità di De Gasperi: ricordarci che l’Europa non è soltanto uno spazio geografico o un mercato, ma una scelta politica e di civiltà. E questo il nostro governo lo ha ben presente».
Entriamo nel suo mondo, Ministro. Oggi siamo abituati a identificare la sanità con il Ministero della Salute. Eppure, De Gasperi governò l’Italia per quasi otto anni senza un Ministero dedicato. Che insegnamento possiamo trarre da quella scelta?
«Quella che cita è una pagina poco conosciuta e che mi piace ricordare. De Gasperi si rese conto del fatto che la salute era una responsabilità strategica e fondamentale dello Stato. Per questo le diede uno spazio specifico, confermando e valorizzando l’Alto Commissariato per l’Igiene e la Sanità Pubblica presso la Presidenza del Consiglio. Una scelta che consentiva di coordinare sanità, finanza pubblica, ricostruzione e politiche sociali. Prima ancora di costruire un Ministero, De Gasperi costruì una capacità di governo della sanità e pose le basi di un’amministrazione moderna. È una lezione ancora attuale di cui teniamo conto».
Negli anni della ricostruzione la sanità dovette affrontare un Paese povero, con ospedali danneggiati e grandi emergenze epidemiologiche. Quali furono, a suo giudizio, i risultati più importanti raggiunti in quella stagione?
«Furono anni decisivi. Si ricostruì progressivamente la rete ospedaliera, si investirono risorse nell’edilizia sanitaria, si rafforzò la medicina preventiva e si combatterono con efficacia malattie come la tubercolosi, la difterite e il tifo. Contemporaneamente si ampliarono le tutele garantite dalle casse mutue. Non era ancora il Servizio sanitario nazionale di oggi, ma all’epoca si consolidò uno Stato capace di organizzare la salute pubblica su basi scientifiche e amministrative moderne. È un passaggio storico che merita di essere ricordato».
Ebbene, il Servizio sanitario nazionale nascerà soltanto venticinque anni dopo. Possiamo dire che De Gasperi ne preparò il terreno?
«Credo sia corretto affermare che egli predispose le fondamenta istituzionali sulle quali è stato possibile costruire, negli anni successivi, il Ministero della Sanità e poi il Servizio sanitario nazionale. La sua idea era semplice e molto moderna: prima rendere efficiente lo Stato, poi estendere progressivamente le tutele. Senza quella ricostruzione amministrativa, scientifica e ospedaliera del dopoguerra, le grandi riforme degli anni successivi avrebbero avuto basi molto più fragili.
Se si volesse sintetizzare il lascito della stagione degasperiana con una formula, si potrebbe dire che De Gasperi non costruì ancora la sanità universale, ma costruì una moderna “piattaforma sanitaria” dello Stato. Dotò la Repubblica delle istituzioni, delle competenze tecniche e della capacità amministrativa necessarie per governare la salute pubblica. Senza quella fase di consolidamento, sarebbe stato molto più difficile realizzare le riforme degli anni successivi, dall’istituzione del Ministero della Sanità fino al Servizio sanitario nazionale».
Dunque, nell’Italia del dopoguerra De Gasperi considerò la sanità un investimento decisivo per la ricostruzione della Repubblica. Oggi, alla vigilia della legge di bilancio, ritiene che siamo davanti a una scelta altrettanto cruciale?
«De Gasperi comprese che la salute non era soltanto un capitolo di spesa. Per questo, mentre ricostruiva il Paese non trascurò la sanità. Ogni epoca ha, comunque, le sue sfide.
Oggi l’invecchiamento della popolazione, l’aumento delle cronicità, l’innovazione tecnologica e terapeutica, la carenza di personale sanitario e le nuove esigenze assistenziali ci dicono che siamo entrati in una fase di trasformazione profonda. Non possiamo affrontarla con gli strumenti del passato. Per questo come governo ci siamo impegnati sin dal nostro insediamento per migliorare e modernizzare ulteriormente il Sistema sanitario italiano. Lo abbiamo fatto aumentando il Fondo sanitario che ha raggiunto un livello storico di finanziamento, lo abbiamo fatto utilizzando con efficacia i fondi del PNRR per costruire una nuova sanità territoriale e modernizzare le strutture anche con nuovi macchinari.
Con la prossima legge di bilancio proseguiremo il lavoro già avviato in questi anni per portare a compimento la nostra visione. La sfida che ci vedrà impegnati fino all’ultimo giorno utile è quella di realizzare un Servizio sanitario nazionale che sa farsi ogni giorno più vicino e prossimo alle necessità di cura dei suoi cittadini, soprattutto dei più anziani e dei più fragili, come i malati di Alzheimer, i pazienti oncologici, le persone che convivono con malattie rare, solo per citare alcuni esempi.
In questi anni abbiamo lavorato – e siamo ancora oggi al lavoro – per rendere concreto il principio della “casa come luogo di cura”, per garantire a tutti l’accesso alle prestazioni sanitarie senza dover più attendere tempi biblici, per rafforzare le cure primarie attraverso strutture sanitarie pronte a prendersi cura dei bisogni sanitari ma anche sociali dei cittadini.
Quello che ci guida è la volontà di tramandare alle future generazioni una sanità moderna e allo stesso tempo fedele ai nostri principi costituzionali e agli insegnamenti di De Gasperi».
