Home GiornaleAltro che peso: gli anziani tengono in piedi l’Italia

Altro che peso: gli anziani tengono in piedi l’Italia

Oltre quattordici milioni di ultrasessantacinquenni non sono solo un tessuto connettivo prezioso per le nuove generazioni, ma cittadini le cui esigenze la politica ha il dovere di rappresentare.

Il centro si edifica, non si rincorre

In questi giorni di Ferragosto, mentre la politica si consuma in liturgie di posizionamento, mi chiedo se non stiamo sbagliando domanda. Non “dove sta il centro?”, ma “su chi poggia il centro?”. La risposta è più semplice di quanto sembri: poggia su chi tiene insieme la comunità quando lo Stato arretra. E oggi, in Italia, quel compito lo svolgono in larghissima parte gli anziani.

Non destinatari, ma pilastri

Oltre quattordici milioni di ultrassessantacinquenni. Non servono trattati per capire che non sono un capitolo di spesa: sono il welfare invisibile. Custodiscono i nipoti mentre i genitori lavorano, integrano redditi familiari insufficienti, mantenendo vivi i legami di vicinato in quartieri che altrimenti si sfalderebbero. Sono memoria istituzionale, trasmissione di saperi e mestieri, presidio contro la solitudine di massa. In un Paese con le culle vuote, rappresentano la continuità tra generazioni. Chi li riduce a “problema pensionistico” non ha capito nulla della società che pretende di governare.

Una rivoluzione mite

Costruire un centro che li riconosca come contributo fondativo significa rovesciare la narrazione. Non proteggerli dall’alto, ma restituirli al ruolo che già svolgono nei fatti. Significa svuotare i populismi che urlano dei problemi senza farsene carico. Significa tutelare la nostra storia di cristiani che hanno saputo dare all’economia una funzione sociale: un patrimonio prezioso per la storia del pensiero politico democristiano.

L’orgoglio di servire ancora

Me lo chiedono tanti amici. Quelli temprati da mille battaglie, dalla ricostruzione del Paese, dallo sviluppo economico. Quelli che si sentono orgogliosi di essere democratici cristiani e vogliono continuare a servire il Paese, con la convinzione che i trent’anni sono stati una stagione, non un confine: da democratici cristiani si serve il Paese anche oggi, anche domani, con le forme che il tempo chiede.