Dibattito | L’impasse post elettorale può radicalizzare la politica francese

Il voto condanna la Francia all’instabilità. L’autore, contrario all’apprezzamento espresso ieri su questo giornale per l’audacia di Macron, auspica la formazione in Francia di un centro diverso (non tecnocratico).

Nessuno obbligava Macron a sciogliere l’Assemblée subito dopo l’esito delle elezioni europee. Il voto a favore del RN ottenuto con il proporzionale, non modifica di per sé in alcun modo il Parlamento di Parigi. Solo la ferita apportata al suo smisurato ego e la speranza di arrestare la crescita ulteriore della destra lo hanno indotto a un simile azzardo. Subito dopo l’improvviso scioglimento dell’Assemblea, il panico prese corpo in tutte le cancellerie e sulla stampa mainstream: il pericolo nero era alle porte e le critiche abbondarono per il giocatore d’azzardo che, con un colpo di testa, stava facendo correre enormi rischi alla Francia e all’Europa intera. Paura più che giustificata, nel timore che la destra crescesse ancora dopo il già ragguardevole 31% ottenuto al primo turno. Paura ulteriormente alimentata, seppure ad arte, in vista del secondo turno. Paura tuttavia ingiustificata dopo il positivo esito degli accordi di desistenza. La conventio ad excludendum della diga repubblicana non avrebbe mai consentito al RN di ottenere la maggioranza dei seggi.

Ora che tutto è andato secondo le previsioni, molti commentatori e uomini politici tornano a valutare positivamente la valutazione del rischio fatta dal Presidente.

Ma è davvero così?

Certamente, Bardella non diventerà primo ministro, ma cosa aspetta la Francia? Il minimo che si può dire è che l’attende un prolungato periodo di instabilità, se non – peggio – di ingovernabilità.

Non credo che la France Insoumise di Mélenchon possa entrare in un governo di unità nazionale. Troppo profondo è il disprezzo della Gauche per Macron. Ancora la sera dello scrutinio, il grido elevatosi più forte dalla Place de la République era Macron/Démissions.

Ammesso pure che un governo si riesca a comporre, mettendo insieme macroniani, socialisti e gollisti, ciò che ne uscirebbe è comunque un’alleanza difficile, con obiettivi, aspettative e ambizioni profondamente diverse e tali da rendere inefficace e impotente l’azione di governo. Non solo, alla risicata maggioranza parlamentare che così si costituirebbe corrisponderebbe l’ostilità (forse l’odio) di una forte maggioranza di votanti. Occorre infatti non dimenticare che un tale esito governativo avrebbe contro non solo il 40% dei voti andati a destra al secondo turno (Dati Ministero Interni Francese) ma anche il 15-20 % del Front Populaire proveniente da France Insoumise. A sinistra il sentimento sarebbe quello del tradimento, a destra quello della frode.

Potrà reggere così il sistema fino alle prossime presidenziali, mentre i venti di guerra soffiano sull’Europa e sul Mediterraneo? È un lusso che possiamo permetterci? Non sarebbe meglio che Macron stesso si facesse da parte e che un centro più credibile e meno riconducibile all’élite degli ENArchi uscisse rafforzato dalle elezioni dopo la dimostrazione dell’impasse prodotta dall’azzardo? Tergiversare rischia solo di rafforzare le forze antisistema. Arrivati al 40 % nulla può escludere che la maggioranza assoluta non sia raggiungibile per il giovane Bardella, nonostante il sistema elettorale a doppio turno.