Home GiornaleQuando La Gazzetta del Popolo fu salvata dai suoi giornalisti

Quando La Gazzetta del Popolo fu salvata dai suoi giornalisti

L’esperienza dell’autogestione, con Claudio Donat-Cattin tra i protagonisti, racconta una stagione di coraggio professionale e pluralismo. A oltre quarant’anni dalla chiusura, la storica testata torinese conserva una lezione ancora attuale.

Parlare, oggi, della storica testata della Gazzetta del Popolo può apparire un fatto singolare e, come ovvio, squisitamente storico. Appunto, da consegnare agli archivi. Eppure proprio quella testata, la sua storia concreta, il suo ruolo e la sua funzione – paradossalmente quasi unica in Italia – sono ancora oggi ricchi di significato e soprattutto carichi di innovazione e di buon giornalismo.

 

L’iniziativa della Fondazione Donat-Cattin

Ha fatto bene, pertanto, la Fondazione Carlo Donat-Cattin a organizzare al riguardo un apposito convegno che si terrà mercoledì prossimo a Torino. Un convegno che ha un titolo altrettanto significativo per la storia giornalistica di Torino e del Piemonte: “L’altra voce di Torino. Claudio Donat-Cattin e l’autogestione della Gazzetta del Popolo”.

L’altra voce di Torino

Perché proprio attorno alla storia e alle vicende che hanno caratterizzato questo quotidiano torinese si intrecciano molti elementi che non solo è bene conoscere nel dettaglio, ma anche e soprattutto approfondire per la funzione specifica che quel giornale ha avuto nel panorama giornalistico e politico di Torino, del Piemonte e dell’intero Paese.

Sono molti i tasselli che si incrociano in questo mosaico e che, sicuramente, saranno declinati e approfonditi durante il convegno presso la Fondazione torinese.

 

Quattordici mesi di autogestione

Innanzitutto, dal 1° agosto 1974 e per lunghi 14 mesi, proprio la Gazzetta del Popolo di Torino – che, tra l’altro, è uno dei quotidiani più antichi del nostro Paese – uscì in autogestione. Ovvero, attraverso una prassi del tutto originale, fu scritta, stampata e diffusa nelle edicole e nelle strade dai suoi giornalisti e dai poligrafici.

Un’operazione del tutto inusuale, nonché molto coraggiosa e innovativa, che ebbe in Claudio Donat-Cattin uno dei suoi leader principali e più carismatici.

Claudio Donat-Cattin, scomparso nel 2022, primogenito di Carlo, lo storico “Ministro dei lavoratori”, leader indiscusso della sinistra sociale della Dc e statista, ha avuto nel corso degli anni una ricca, intensa e significativa carriera giornalistica.

È stato, infatti, vicedirettore della Gazzetta del Popolo – giocando un ruolo di primo piano nella conduzione e nella gestione concreta del quotidiano –, vicedirettore de Il Giorno, vicedirettore di Raiuno, ideatore e autore della trasmissione di Raiuno Porta a Porta, condotta da Bruno Vespa.

 

La scuola della Gazzetta

Una carriera, quindi, di grande importanza, ma che ebbe inizio proprio alla Gazzetta del Popolo come giornalista della cronaca di Torino, sindacalista dell’Associazione Stampa Subalpina e della Federazione Nazionale della Stampa Italiana.

Ma – ed è la seconda considerazione – rileggere oggi la storia e la concreta esperienza della Gazzetta del Popolo ci porta alla conclusione che la testata non solo ha garantito per molti anni un forte e qualificato pluralismo editoriale, giornalistico, politico e culturale, ma soprattutto ha contribuito a creare un pezzo, peraltro di grande qualità professionale, della storia del giornalismo italiano.

E cioè giornalisti che hanno poi rivestito ruoli importanti e significativi nella carta stampata e nella televisione italiana. E questo grazie alla “scuola” maturata proprio alla Gazzetta del Popolo di Torino, nella storica sede del quotidiano di corso Valdocco 2.

Una storia che non si è chiusa nel 1983

Certo, la Gazzetta ha chiuso i suoi battenti alla fine di dicembre del 1983, dopo 135 anni di pubblicazioni e per le note difficoltà economiche. Ma ancora oggi, a oltre quarant’anni dalla sua chiusura, quando si parla della Gazzetta del Popolo si cita un quotidiano che è entrato nella storia del giornalismo torinese, piemontese e nazionale.

Un giornale antico, già testimone delle vicende risorgimentali, che ha saputo reggere la sfida e la concorrenza con altre “potenze” giornalistiche grazie soprattutto, se non quasi esclusivamente, alla capacità, alla professionalità e alla qualità dei suoi attori principali: giornalisti e poligrafici.

E grazie, soprattutto, al coraggio e all’innovazione dei suoi protagonisti.