Se ne va oggi, a 78 anni, una delle figure più libere e scomode della politica italiana degli ultimi cinquant’anni. Emma Bonino, nata a Bra, in provincia di Cuneo, nel 1948, è stata radicale prima ancora di essere politica.
Eletta alla Camera dei deputati nel 1976 nelle file del Partito Radicale, Bonino ha attraversato quasi mezzo secolo di vita pubblica italiana ed europea senza mai abbandonare lo stile che l’ha resa riconoscibile: diretto, combattivo, insofferente verso le mediazioni di palazzo. Le sue battaglie hanno toccato i diritti civili nella loro accezione più ampia — dall’autodeterminazione delle donne alla lotta contro la pena di morte, dalla contraccezione alla liberalizzazione delle droghe, fino all’impegno contro l’infibulazione e per i diritti umani nei contesti di guerra e genocidio.
Il suo percorso istituzionale è stato tanto lungo quanto trasversale: parlamentare europea, Commissaria europea per la Salute e la tutela dei consumatori dal 1995 al 1999, Ministra per le Politiche europee e il Commercio internazionale nel governo Prodi, e infine Ministra degli Affari Esteri dal 2013 al 2014 nel governo Letta. Ha inoltre ricoperto per due mandati il ruolo di senatrice, eletta prima in Piemonte e poi a Roma.
Convinta europeista, Bonino ha fatto dell’integrazione del continente una delle cause più costanti della sua vita politica. Nel 2017 ha fondato +Europa, movimento che porta nel nome stesso la sua visione, e nel 2024 ha promosso insieme a Matteo Renzi la lista Stati Uniti d’Europa per le elezioni europee, coerente fino alla fine con l’idea di un’Europa politicamente unita, non solo economica.
Dal 2015 conviveva con un tumore al polmone, contro cui aveva combattuto per anni continuando comunque un’intensa attività pubblica; nel 2023 aveva annunciato di averlo superato, salvo poi affrontare negli ultimi mesi un nuovo aggravarsi delle condizioni respiratorie che l’ha portata al ricovero d’urgenza a Roma nei giorni scorsi.
Con la scomparsa di Emma Bonino l’Italia perde una delle voci più lucide e libere del proprio dibattito pubblico, una protagonista che ha saputo tenere insieme, per tutta la vita, la radicalità delle battaglie civili e la tenacia di chi crede nelle istituzioni come strumento di cambiamento.

