Un percorso nato dal dialogo
Tre anni fa io e altre persone abbiamo dato vita ad EuropaForum.
A tutti voi, così numerosi, il mio benvenuto a EuropaForum, una piattaforma contemporanea e inclusiva, nata per prendersi cura della democrazia.
In questi tre anni abbiamo dialogato con molti. Tra questi: Bruno Tabacci, Paolo Gentiloni, Dario Franceschini, Enrico Letta, Pier Ferdinando Casini, e oggi diamo il benvenuto al Presidente Romano Prodi.
Il futuro non si aspetta: si costruisce.
Il nodo del centrosinistra
Oggi siamo qui proprio per questo: per cercare una strada, consapevoli di dover attraversare i tormenti del centrosinistra, chiamato a realizzare un’alternativa credibile in un quadro di grandi incertezze geopolitiche — e non è più un eufemismo.
La crisi ormai sistemica del panorama politico italiano rende evidente che, a fronte di una maggioranza sostanzialmente compatta, seppur competitiva al suo interno, le opposizioni faticano ancora a trovare un programma condiviso, restando nell’ombra del governo.
La ridotta dialettica tra le parti — sempre preziosa — è stata sostituita dalla retorica, e questo ha finora avvantaggiato il centrodestra, che potrebbe essere ancor più favorito dal possibile cambio delle regole del gioco se la Premier vorrà introdurre una nuova legge elettorale.
Il richiamo della storia: il 1948
Il 18 aprile del 1948 ci furono le prime elezioni politiche dopo l’approvazione della Costituzione e votò il 92% degli aventi diritto. Per il Paese iniziò a scrivere una nuova pagina.
Riportare alle urne la massa dei delusi farebbe bene alla democrazia di questo Paese e rappresenterebbe l’occasione per costruire un nuovo progetto politico forte, capace di avvicinarsi davvero ai problemi delle persone.
Questione sociale e limiti strutturali
Lo sa bene la destra, che evita il terreno del confronto dove è più in difficoltà: la riduzione delle disuguaglianze, un fisco più equo e i grandi temi della questione sociale.
Temi irrinunciabili per noi — fortemente identitari — che rischiano però di trasformarsi in promesse difficili da mantenere, perché richiedono investimenti enormi nel welfare che, da soli — con un debito pubblico tra i più elevati d’Europa — non potremmo sostenere.
E allora come trasformare queste parole in capitoli concreti di un programma di governo?
Lo sguardo oltre i confini nazionali
La soluzione ai problemi di politica interna la troviamo solo allargando lo sguardo verso un orizzonte più ampio. Solo così le insufficienze e le insidie appariranno più nitide.
E allora: verso quale prospettiva dobbiamo guardare, Presidente Prodi?
La congiuntura politica internazionale, resa ancora più complessa dal conflitto con l’Iran — che si aggiunge a quello palestinese e alla tensione con il Libano — ci consegna una realtà difficile da interpretare. Di fronte a noi, lo spettro della recessione economica rende ancora più fragile il futuro delle nostre economie e dei nostri giovani.
Abbiamo una sola certezza: il mondo di prima non c’è più e non tornerà.
Nel ridisegnarlo dobbiamo evitare le scorciatoie dell’antisemitismo e dell’antiamericanismo, di cui conosciamo bene gli esiti drammatici.
Leadership e voce morale
Viviamo inoltre un tempo povero di grandi visionari, capaci di guidare strategie globali.
In questi giorni difficili, a difesa di un’umanità ferita, si è levata la voce di Papa Leone XIV, a cui va il nostro sostegno e la nostra vicinanza.
L’Europa al centro della storia
Il cuore dell’Europa oggi batte a Est. La resistenza degli ucraini all’aggressione di Vladimir Putin e i cambiamenti politici in Paesi come l’Ungheria aprono una nuova fase per il nostro continente.
Nel 2027, Italia e Francia torneranno al voto, mentre l’Europa è chiamata a contrastare l’avanzata di una destra estrema dai tratti inquietanti.
La Sua esperienza, Presidente, ci aiuta a costruire il mondo che verrà. Lei resta l’unico leader del centrosinistra ad aver vinto due volte le elezioni negli ultimi trent’anni. Era il 21 aprile 1996 quando l’Ulivo vinse la prima volta.
A Lei dobbiamo l’aver contribuito a costruire l’Europa puntando sul suo allargamento; Lei conosce gli Stati Uniti, il loro sistema economico e anche la forza e le insidie di una Cina silenziosa ma operativa.
Europa come destino politico
Per noi, la costruzione della casa europea è nel nostro genoma e rappresenta l’unica prospettiva possibile. L’europeismo è parte della nostra identità.
Siamo patrioti italiani perché siamo anche patrioti europei e poniamo il nostro interesse nazionale nel riscatto dell’Europa.
Senza esitazioni, riteniamo che questo sia il cammino e il compito di un grande Paese come il nostro. Il resto appartiene ai mini-nazionalismi nostalgici.
Un’Europa federale non come sogno astratto, ma come necessità politica, civile e democratica. Una federazione fatta non solo di economie, ma anche di politiche sociali, di politica estera comune e di difesa condivisa.
Solo così potremo continuare a essere uno spazio in cui i diritti siano tutelati, gli standard garantiti e la voce dei cittadini ascoltata, non solo quella dei governi.
Sognare con realismo
E se sognare significa immaginare un’Europa più giusta, solidale e partecipata, allora sì: sogniamo. Ma lo facciamo con gli occhi aperti, con la voce chiara e con le mani al lavoro.
Grazie Presidente per aver accolto il nostro invito ed essere qui oggi.
N.B. Il convegno organizzato a Roma da EuropaForum – presidente Rita Padovano – il 18 aprile scorso presso il Centro congressi “Gli Archi” in Largo Santa Lucia Filippini 20, aveva per titolo: “L’Italia e l’Europa di cui il mondo ha bisogno”.
