Home GiornaleForza Italia al bivio: marginalità o nuova ambizione di leadership

Forza Italia al bivio: marginalità o nuova ambizione di leadership

Riceviamo e volentieri pubblichiamo. Dopo la stagione berlusconiana, il partito è chiamato a scegliere se restare forza ancillare o tornare protagonista con una proposta popolare e liberale di respiro europeo.

Il dibattito di queste settimane intorno al futuro di Forza Italia, principale partito italiano aderente al Partito Popolare Europeo, dovrebbe interessare anche chi oggi non ne è elettore ma si colloca nel solco dell’eredità democristiana e centrista.

Negli ultimi anni il partito fondato da Silvio Berlusconi ha mutato profondamente il proprio posizionamento. Se in passato rappresentava il perno della coalizione, capace di aggregare forze diverse, oggi appare come la componente più moderata – e meno influente – del centrodestra guidato da Giorgia Meloni.

Per alcuni osservatori, la stessa sopravvivenza del partito, la presenza significativa nelle istituzioni e il mantenimento di una dimensione politica non marginale costituiscono già un risultato rilevante dopo la scomparsa del leader storico. E questa lettura non è priva di fondamento: nel contesto attuale, Forza Italia potrebbe trovarsi già al suo massimo potenziale.

Il vuoto del centro e la crisi dell’agenda

Resta però una domanda di fondo: è davvero questo l’unico orizzonte possibile?

Il centro politico italiano appare oggi frammentato in una pluralità di soggetti minori, senza una sintesi riconoscibile. Parallelamente, il cosiddetto “campo largo” si è progressivamente spostato verso posizioni percepite come assistenzialiste e trasformiste, sotto la guida di Giuseppe Conte.

Anche il centrodestra, dopo l’esito del referendum sulla giustizia, sembra aver smarrito una chiara agenda. Le riforme costituzionali appaiono indebolite: se quella sulla separazione delle carriere è stata respinta dal voto popolare, è lecito interrogarsi sulla sorte di eventuali iniziative su autonomia differenziata e premierato.

Sul piano internazionale, si impone con maggiore evidenza la centralità dell’Europa come ancoraggio strategico dell’Italia. Le posizioni del cancelliere Friedrich Merz, critiche verso il movimento Maga di Donald Trump, indicano una linea di chiarezza che anche il governo italiano è chiamato a considerare.

In economia, il mantenimento dei conti pubblici rappresenta una condizione necessaria, ma difficilmente costituisce, da sola, una proposta politica mobilitante.

Due strade per il centrodestra

In questo scenario, il centrodestra sembra trovarsi di fronte a un bivio netto.

Da un lato, la prosecuzione lungo la direttrice identitaria e sovranista, rispetto alla quale emergono però segnali di ripensamento anche all’interno della stessa area, come mostrano le posizioni di amministratori regionali quali Luca Zaia e Massimiliano Fedriga.

Dall’altro lato, la possibilità di imboccare una via diversa: quella di un conservatorismo popolare e liberale, radicato nella tradizione europea e rispettoso dello Stato di diritto.

Per Forza Italia, le conseguenze delle due opzioni sarebbero radicalmente diverse. Nel primo caso, il partito rischierebbe una progressiva marginalizzazione, con una parte dell’elettorato centrista orientata verso altre offerte politiche. Nel secondo, potrebbe invece ambire a dettare l’agenda dell’intera coalizione.

Ripartire da liberalismo e popolarismo

Un eventuale rilancio non potrebbe che fondarsi sui due pilastri originari: l’intuizione della rivoluzione liberale e il saldo ancoraggio al popolarismo europeo.

Su questo terreno, il riferimento classico al confronto tra Benedetto Croce e Luigi Einaudi resta utile per chiarire la distinzione tra liberalismo e liberismo, spesso confusa nel dibattito pubblico.

La proposta economica potrebbe recuperare l’impostazione berlusconiana del “meno tasse per tutti”, rendendola però concreta attraverso strumenti come il piano elaborato da Francesco Giavazzi, fondato sulla riduzione dei sussidi improduttivi.

Un simile indirizzo consentirebbe di contrapporre una visione strutturale all’assistenzialismo, senza compromettere – anzi rafforzando – gli investimenti in sanità, scuola e difesa, da sostenere attraverso una rinnovata cultura del merito e della ricerca.

Riforme e Europa: una nuova agenda

Il rilancio passerebbe anche da una ripresa credibile delle riforme istituzionali, da costruire in dialogo con le opposizioni. In questa prospettiva, ipotesi come il cancellierato sul modello tedesco, accompagnato da un sistema proporzionale, potrebbero offrire una base di discussione più solida.

Anche il tema della giustizia richiederebbe un approccio diverso: riforme meno ideologiche, più tecnicamente fondate e coerenti con una cultura liberale che valorizzi il merito, evitando soluzioni contraddittorie come il ricorso al sorteggio.

Sul piano europeo, infine, sarebbe coerente sostenere l’evoluzione delle istituzioni dell’Unione verso meccanismi decisionali più efficienti, superando il principio dell’unanimità e rafforzando la capacità di azione comune.

Una scelta di coraggio

Meno tasse, riforme condivise, investimenti strategici e un’Europa capace di decidere: pochi punti, ma essenziali, per restituire prospettiva al popolarismo europeo in Italia.

La questione, a questo punto, non è teorica ma politica. Forza Italia dispone ancora degli strumenti per compiere questa scelta. Resta da capire se avrà il coraggio di farlo.