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La Repubblica del capro espiatorio

Dopo l’incidente dei cavalli imbizzarriti durante le prove della parata del 2 giugno, una riflessione contro il giustizialismo mediatico e lo scaricabarile istituzionale. Il caso del vigile romano finito alla gogna.

Terminata le celebrazioni per la festa della Repubblica con l’orgoglio e la gioia che questa occasione porta in dote, resta sul campo l’episodio della fuga dei cavalli durante le prove della sfilata lungo la via dei Fori Imperiali. Lì da presso campeggia il Colosseo con tanto di bestie che secoli addietro esibivano la loro forza anche alle spalle dei Cristiani mandati al martirio, fiere meno timorose del trambusto che li circondava.

Polveri, cavalli e l’attenzione dei media

Alla fine saranno tutti contenti tranne i 4 poveri agenti della Polizia Locale di Roma Capitale, par di comprendere, oggetti di provvedimenti disciplinari, per aver contribuito, chi più chi meno, alla incauta accensione dei fuochi artificiali che hanno fatto imbizzarrire i cavalli con le conseguenze che sappiamo.

L’episodio è stato stigmatizzato in ogni modo e ripreso dai media ancor più che si fosse acceso il Vesuvio con tanto di terremoto a corredo. Può accadere quando a ridosso dell’estate si è a corto di notizie e può essere noioso raccontare quotidianamente solo delle guerre in corso che non presentano alcuna novità, compreso il sangue che le lubrifica.

Una notte all’improvviso e un’enfasi fuori posto

Forse si dovrebbe avere qualche volta anche la capacità di smitizzare gli episodi invece di darne dimensione eccessiva. La consuetudine di accendere petardi, dopo i preparativi e gli esercizi nella notte che precedono la sfilata, sembra non sia un frutto di impazzimento ma una consuetudine che di anno in anno passa di mano alle varie forze armate e di Polizia. Se le cose fossero così, non ci sarebbe quindi nulla di nuovo sotto il cielo.

Non si è trattato di un atto terroristico ordito alle spalle del nostro bel Paese ma il desiderio di manifestare esultanza per la soddisfazione di un lavoro ben fatto. Il ripetersi del gesto, una sorte di tradizione non scritta, è noto e nessuno può chiamarsi fuori dicendo di non sapere e della sua imprevedibilità.

Sul banco degli imputati

C’è un esecutore materiale che rischia il licenziamento ed una marea di altri responsabili di ogni ordine e grado e divisa comunque presenti in zona, complici, anche indirettamente, di una iniziativa che oggi è esecrata mettendo davanti ad un plotone di esecuzione,  l’autore materiale dell’episodio, un sol uomo.

Così stando le cose non sembra ci sia una questione di giustizia ed anche di clemenza da ripristinare. Se ben si è compreso, non è stata una bravata per iniziativa di un singolo ma un rito posto in essere con il tacito consenso di tutti i partecipanti alle prove in argomento.

La prudenza non è mai troppa ma tutto può accadere

Lascia perplessi poi la circostanza che i destrieri, si presume allenati a muoversi in territorio urbano ed esercitati anche ad azioni anti sommossa o di carica contro eventuali gruppi di facinorosi o violenti, si siano spaventati al detonare dei fuochi d’artificio. Senza conoscere l’accadimento nello specifico, è possibile che i cavalli non siano stati legati ad alcuna staccionata e ciò non sarebbe semmai avveduto.

Alcuni hanno disarcionato i loro cavalieri ma altri sembra di capire fossero tutti condotti a mano con le conseguenze che sappiamo. Conoscendo l’istintiva paura di quegli animali forse si sarebbe dovuta osservare qualche eventuale maggiore accortezza. Il rumore di ogni tipo e natura avrebbe potuto comunque dar origine alla loro fuga dal pericolo. E se gli anni precedenti è andato tutto per il meglio perché questa volta muoversi con atteggiamenti di singolare stupore per lo svolgersi degli accadimenti?

La Repubblica e un po’ di cuore

Non è bene sfilarsi dalle rispettive responsabilità in un sistema di scaricabarile da non apprezzarsi. Certamente ci sono stati, alla conta, feriti uomini e cavalli, e questo dispiace. Per una volta forse la Repubblica potrebbe esercitare un senso di grazia e assolvere l’autore dell’incidente, ritrovando la via del sorriso. Tutto è accaduto per dare sfogo ad un po’ di contentezza dopo il sudore versato e non per muovere guerra alle istituzioni.

“Briciola” è la cagnolina mascotte del Quarto Reggimento dei Carabinieri a cavallo che quest’anno andrà in pensione. Forse è il caso, con un briciolo di magnanimità, di mandare in pensione quest’episodio e di non togliere il futuro al povero pizzardone oggi alla pubblica gogna.