Home GiornaleFrancesco Fabbri, memoria e futuro dei “liberi e forti”

Francesco Fabbri, memoria e futuro dei “liberi e forti”

A cinquant’anni dalla nomina a ministro, la figura del politico trevigiano torna a interrogarci sul senso della politica: servizio, competenza, radicamento popolare e responsabilità verso il bene comune.

Il 29 luglio 1976  Francesco Fabbri diventava Ministro della 

Marina Mercantile nel terzo Governo del Presidente del Consiglio Giulio Andreotti. Era nato a Solighetto di Pieve di Soligo (Treviso) il 15 agosto 1921. Purtroppo, il suo incarico governativo durò pochi mesi: il 20 gennaio 1977, a soli 55 anni di età,  il ministro Fabbri si spegneva dopo breve malattia. Parliamo di una perdita improvvisa, prematura e  molto dolorosa, che vide un popolo affranto, stordito e sgomento ai funerali nell’allora chiesa arcipretale della città del Quartier del Piave, alla presenza delle più alte cariche dello Stato, esprimere i sentimenti di stima, affetto e di profonda gratitudine per la vita buona, esemplare e in pienezza di un autentico servitore della Repubblica.

 

Le “cose nuove” di un autentico leader

A cinquant’anni da quella nomina a ministro capace di suscitarel’entusiasmo della gente trevigiana – che plaudiva insieme anche all’ascesa al dicastero del Lavoro della prima donna  ministro d’Italia, la conterranea Tina Anselmi, di Castelfranco Veneto –  e a quasi mezzo secolo anni dal suo triste congedo terreno, Francesco Fabbri non è mai stato dimenticato e continua ad essere compianto ma, soprattutto, rimpianto. La vivissima gratitudine per la sua figura e la sua opera encomiabile si è come tramutata in un sentimento di nostalgia e di ammirazione senza tempo, quasi in un sentire laico di devozione per uno statista che ha manifestato in concreto il senso autentico del servizio fattivo, disinteressato e generoso alla società e alle istituzioni. Ancor oggi, quando si pronuncia il suo nome, ci si unisce in una sorta di riverente omaggio alla storia di un cattolico illuminato che ha donato la sua esistenza interamente al bene comune, interpretando al meglio i valori più alti e le istanze più vere degli uomini e delle donne della sua amata terra trevigiana. Un “leader”, che ha inventato percorsi, iniziative, attività, “cose nuove”, che ha saputo guardare all’oggi e al domani, e che ha rappresentato la libertà e la solidarietà, insieme, nella vita quotidiana delle istituzioni. Una memoria integra e feconda, alla quale concorrono fondazioni, centri culturali, pubblicazioni, ma anche scuole, strade, piazze e palasport a lui intitolati, come il PalaFabbri, perché la “consegna” di questi insegnamenti si trasmetta soprattutto alle giovani generazioni, nel segno di una speranza condivisa.                                                                                                                          

 

Un cristiano esemplare, un vero statista                                                                                                                

Fabbri va ricordato per la saldezza dei suoi valori e per la rettitudine dimostrate in tutto il suo percorso, e per una competenza eccellente in tema di regole, contenuti concreti della politica e buona amministrazione, modello e “icona” delle istituzioni repubblicane che seppe contribuire         al meglio alla rinascita dell’Italia dopo la seconda guerra mondiale. 

Già sindaco di Pieve di Soligo e vice presidente della Provincia di Treviso, deputato a partire dal 1963 e senatore nel 1976, Fabbri aveva rivestito l’incarico di Sottosegretario di Stato al Tesoro nel secondo governo Andreotti  nel 1972, e quindi nel quarto e quinto governo Rumor e nel quarto e quinto Governo Moro, prima di diventare Ministro della Marina Mercantile nel terzo governo Andreotti. Insegnante elementare, direttore didattico, laureato in scienze agrarie, giovanissimo responsabile  di Azione Cattolica e poi nei Maestri Cattolici, dirigente della Cisl sindacato scuola, fu impegnato per le Comunità Emigranti della sua Solighetto con la rivista Il Campanile. Presidente dell’ospedale civile Balbi Valier, operò pure come membro del collegio sindacale in Banca Piva e con vari ruoli nelle Comunità Montane, anche come consigliere nazionale UNCEM . Non va dimenticato che rimase profondo, intenso e costante il legame di Fabbri con il territorio di Marca in tutte le dimensioni sociali, economiche e istituzionali: basti citare la sua fondazione del Consorzio BIM Piave Treviso nel 1956 per l’avvio dell’opera di metanizzazione – intuizione concreta straordinariamente anticipatrice e lungimirante – insieme a molti altri incarichi e attività nell’ambito della cooperazione e delle realtà consortili. Egli fu infatti tra i fondatori dell’Associazione dei Comuni della Marca Trevigiana, nel gruppo promotore e presidente della Cantina Sociale Colli del Soligo, dirigente e presidente della Federazione Provinciale delle Cooperative Mutue  di Treviso.  

Animato da profonda fede cristiana, faro luminoso di tutta la sua esistenza, egli aveva maturato nei campi di concentramento nazisti la scelta definitiva e totale di impegnarsi per la libertà e la democrazia e di dedicarsi senza riserve alla politica come “forma esigente di carità” verso tutti, e in particolare verso i più bisognosi. “Il reticolato nudo e spinoso s’è destato al sole d’aprile e ha germogliato il fiore della libertà”: così scriveva l’allora sottotenente di artiglieria alpina Francesco Fabbri il 13 aprile 1945 nel suo diario di prigionia, mentre riassaporava il ritorno a casa, il rientro tanto agognato presso la sua gente dopo un lungo periodo di indicibile dolore fisico e morale per l’internamento nei lager tedeschi.

Nel pensiero e nell’azione competente, concreta e di amore alle persone e al territorio fu un vero leader democratico cristiano, allievo di fatto del grande economista e sociologo cattolico concittadino, Giuseppe Toniolo, primo economista cattolico a salire agli onori degli altari come beato nel 2012, come lui “riformatore sociale che prima di tutto è riformatore di se stesso”, ispirandosi ai più alti valori umani e cristiani. Svolse tutti i ruoli istituzionali in una sintesi completa e vitale dei principi della sussidiarietà, del protagonismo dei corpi intermedi, della buona amministrazione, del rigoroso rispetto delle istituzioni.

 

Il ricordo di Giuseppe Fioroni

Lo ha ribadito il vice presidente dell’Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Giuseppe Fioroni, relatore principale del convegno tenutosi nei giorni nel paese natale di Fabbri nel ricordo del cinquantesimo anniversario della sua nomina a Ministro della Repubblica Italiana.

“Il valore e il primato della persona, basilare nella tradizione del cattolicesimo democratico e popolare nel nostro Paese – ha sottolineato Fioroni a Solighetto nel suo applauditissimo intervento nella sala conferenze di Villa Brandolini, che non é riuscita a contenere la folla accorsa da tutta la Marca, e anche da fuori provincia  – è stato il perno della visione innovativa e della dedizione competente, generosa e totalmente disinteressata di Fabbri alla vita delle comunità che tanto amava, e che ha servito come sindaco, vice presidente della Provincia di Treviso, deputato, senatore, sottosegretario e ministro. La sua opera è stata nel segno della fiducia e della speranza, attingendo con il suo vasto impegno nel mondo della scuola e della cooperazione agli insegnamenti di un maestro come Giuseppe Toniolo, anche lui “vita illustre”  dentro il “genius loci” di Pieve di Soligo”, dove brillano tra le altre anche le personalità della cantante lirica TotiDal Monte, del poeta Andrea Zanzotto e del missionario tra gli hanseniani del Brasile, già primo cittadino, don Mario Gerlin.     

 

Le ragioni del “Tributo a Francesco Fabbri”      

Nell’anno che ricorda l’ottantesimo della nascita della Repubblica Italiana, diventa significativa anche una nuova pubblicazione che possa celebrare il percorso di memoria per il cinquantesimo di Francesco Fabbri Ministro, soprattutto a favore delle giovani  generazioni che non hanno avuto la possibilità di conoscerlo direttamente,  a tanti anni ormai dalla sua morte. Il nuovo volume “Tributo a Francesco Fabbri”, a cura di chi scrive, nasce per l’esigenza di mettere nero su bianco gli interventi, i dialoghi, i ricordi, le immagini delle giornate speciali  vissute in anni recenti da Pieve di Soligo per ricordare Fabbri, unitamente alle testimonianze di amici e protagonisti dei giorni della vita e della scomparsa dello statista pievigino.  

In un tempo di oscurità, tensioni e conflittualità, a tanti livelli, abbiamo bisogno di ritrovare, valori, fiducia, speranza. Nel buio servono luci, riferimenti, esempi concreti, capaci di illuminare e incoraggiare l’opera quotidiana delle persone di buona volontà impegnate a far crescere l’idea di un nuovo umanesimo, di un destino comune, di una solidarietà diffusa e vincente, di una “pace disarmata e disarmante”. 

Per questa ragione serve conoscere e riscoprire la “vite illustre” di un uomo come Francesco Fabbri, che con una solida formazione e uno stile di presenza e dedizione popolare ha declinato mirabilmente l’ispirazione cristiana in politica come forma esigente di carità verso il prossimo. A cinquant’anni esatti dall’annuncio di “Fabbri Ministro!”, dal moto di orgoglio e di commozione di un popolo che lo amava immensamente, oggi ci inchiniamo all’esempio di vita del Ministro Fabbri, convinti di una lezione straordinariamente attuale e di una politica dei “liberi e forti” che con lui è esistita, e potrà tornare, coerente e credibile, al servizio della terra trevigiana e dell’intero Paese.