La politica dell’emergenza permanente
La violenza come strumento di regolazione dei conflitti sociali e il ricorso permanente alla logica dell’emergenza rappresentano alcuni dei nodi centrali nel dibattito sulle destre radicali europee. Non riguarda soltanto episodi in cui singoli militanti o sostenitori si rendono protagonisti di aggressioni o intimidazioni, ma del modo in cui il rapporto tra autorità, sicurezza e società viene progressivamente ridefinito.
Non è un caso che, ogni volta che si verificano episodi di violenza legati a tensioni sociali o problemi di ordine pubblico, come nella nostra cronaca recente, emergano esponenti politici pronti a giustificare i protagonisti di -giustizia fai da te-anche quando le indagini dimostrano che le loro storie hanno precedenti prepotenti. Questi fenomeni vedono protagonisti personaggi usualmente dediti alla speculazione politica, ma assumono un significato diverso quando simili posizioni arrivano da rappresentanti dal primo partito del paese come Fratelli d’Italia che in UE aderisce ai Conservatori e Riformisti Europei che comprende le destre anche più radicali contrarie al federalismo europeo.
In generale le destre radicali non si possono spiegare solo con l’aggressivita’ che le caratterizza. Il nodo cruciale è il ruolo che forza, conflitto e coercizione assumono nel rapporto tra Stato, cittadini e comunità politica.
Come evidenzia il politologo Cas Mudde in The Far Right Today, le destre radicali contemporanee non puntano necessariamente alla cancellazione della democrazia rappresentativa, ma alla sua trasformazione in senso illiberale: una democrazia dove il predominio maggioritario tende a prevalere sui contrappesi istituzionali, sul pluralismo e sulla tutela delle minoranze.
Sicurezza, istituzioni e trasformazione della democrazia
Le destre estremiste europee hanno costruito buona parte del loro consenso sulla rappresentazione permanente dell’emergenza: immigrazione, criminalità, identità nazionale, sicurezza. Una logica che non scompare una volta conquistato il governo, ma cambia forma, traducendosi nell’espansione dell’autorità dell’esecutivo, nell’inasprimento delle politiche migratorie e nella ridefinizione dei confini della cittadinanza.
Nazionalismo, populismo e autoritarismo costituiscono il brodo di cultura di queste aree politiche insieme a nuove forme di alleanze rosso nere putiniane e alla strumentalizzazione del riferimento religioso svuotato del senso evangelico.
In questa prospettiva, anche il dibattito sulle riforme istituzionali e sulla legge elettorale assume un rilievo particolare. La ricerca della stabilità politica si traduce in una eliminazione della possibilità per gli elettori di scegliere direttamente i propri rappresentanti, rafforzando il controllo delle segreterie di partito sulle candidature e sulla composizione delle assemblee elettive. Un processo che trova consensi trasversali anche in ampi settori dell’opposizione.
Dalla contrapposizione identitaria alla coercizione normativa
Quando le destre radicali sono all’opposizione, la loro azione politica tende spesso a costruire una narrazione permanente dell’emergenza: l’immigrazione viene rappresentata come una minaccia alla sicurezza nazionale, mentre vengono individuati nemici interni ed esterni da contrapporre alla comunità nazionale.
Quando invece arrivano al governo, questa impostazione si traduce nell’ampliamento dei poteri dell’esecutivo, nel rafforzamento delle politiche di ordine pubblico, nell’inasprimento delle norme sull’immigrazione e nella ridefinizione dei criteri di appartenenza alla comunità politica.
La violenza, in questo quadro, può manifestarsi anche attraverso norme, procedure amministrative e linguaggi politici che introducono differenze nell’accesso ai diritti e rendono socialmente accettabili forme crescenti di esclusione.
La coercizione passa così attraverso il diritto e le istituzioni, modificando progressivamente la percezione di ciò che viene considerato legittimo nel rapporto tra Stato e cittadini.
La proposta politica dell’Alternative für Deutschland in Germania rappresenta uno degli esempi più evidenti di questa dinamica. La contrapposizione tra “noi” e “loro” non è soltanto uno strumento retorico, ma contribuisce a ridefinire i confini della comunità politica, stabilendo chi viene percepito come pienamente appartenente alla comunita’ e chi invece come elemento estraneo o problematico.
Anche i decreti sicurezza adottati in Italia negli ultimi anni, con l’aumento delle sanzioni e la restrizione di alcune forme di tutela, si collocano all’interno di un repertorio politico diffuso nelle destre radicali europee, pur con caratteristiche diverse nei vari paesi.
Il bivio di Giorgia Meloni e la responsabilità della politica
Fratelli d’Italia si trova oggi davanti ad un scelta politica decisiva. L’imbarazzante presenza di Matteo Salvini e l’emergere di una destra più radicale e filoputiniana rappresentata dal generale Roberto Vannacci aprono una competizione nello stesso spazio che pone Giorgia Meloni davanti a un bivio: inseguirli sullo stesso terreno e posizioni oppure recidere definitivamente i legami con i radicalismi e i lontani richiami alle radici fasciste consolidando la propria collocazione nell’alveo costituzionale e giuridico italiano ed europeo.
La questione riguarda anche il centrodestra moderato, a partire da Forza Italia, chiamato a chiarire quale equilibrio intenda mantenere tra queste realta’ estremiste e conservatrici e difesa dei principi liberali della democrazia.
Ma piu’ in generale riguarda l’intero sistema politico. Le forze alternative alla maggioranza non possono limitarsi alla denuncia dei rischi democratici, devono offrire risposte concrete ai problemi quotidiani dei cittadini, dalla sicurezza al lavoro, dalla crescita economica ai servizi pubblici. Evocare continuamente il pericolo non è sufficiente. La qualità della democrazia dipenderà soprattutto dalla capacità della politica di affrontare le paure e le difficoltà reali delle persone senza trasformarle in strumenti di divisione, sopraffazione e di esclusione.
