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Gianni Cervetti e i percorsi

Uomo di apparato ma anche di riflessione, fu vicino a Enrico Berlinguer nei passaggi più delicati del Pci, distinguendosi per rigore, sobrietà e senso delle istituzioni. Una biografia segnata dall’impegno per una sinistra riformista.

La morte di Gianni Cervetti, la sua lunga vita, da Mosca al riformismo, ci spronano a riflettere su due fenomeni. Il primo: le nostre vicende, le vicissitudini di ciascuno somigliano molto a un percorso. A un “moto per luogo”, con tappe, fughe in avanti, fermate, cambi di verso, ritirate, ritorni. Il secondo: tali “transiti” non sono solitari. Incontrano e intersecano piuttosto altre traiettorie, le vicende di altre e di altri.

Nel caso di Cervetti, così a me pare, gli incontri decisivi, quelli che segnano una vita, sono stati almeno due: con colei che sarebbe divenuta la consorte e con Enrico Berlinguer. Tanto che, come mi capitò di leggere, il segretario nazionale più amato, a motivo dell’indicazione di Gianni come segretario regionale lombardo del Pci, quasi rischiò di perdere il ruolo di leader. Ecco, con quel pizzico di umorismo che Cervettimi perdonerebbe, potremmo situare la sua vita in un triangolo con Berlinguer e Franca Canuti.