Home GiornaleGiorgia e la perseveranza della Terza Repubblica

Giorgia e la perseveranza della Terza Repubblica

La longevità del governo Meloni è un dato politico significativo, ma la durata resta soltanto un prerequisito. Alla fine, a decidere sono sempre i risultati e la capacità di governare.

La Meloni ha parlato rivendicando la longevità del suo governo, affidabile più di altri Paesi europei. La durata del tempo è valore non trascurabile. Per traslato, in campo animale potrebbe battersela con i pappagalli e le tartarughe e nel mondo vegetale rischia di far impallidire le sequoie. Stia attenta ai Longino di turno pronti a farla fuori, sperando in seguito anche di essere santificati dalla storia. Si è dimostrata una abile maratoneta, ma stia accorta a non ritrovarsi d’un tratto fuori pista, magari in un campo di finocchi, ortaggi che proliferavano in quelle parti dell’antica città greca.

 

Lunghezza, mezza bellezza

Una celebre canzone del West recita: “Get along home, Cindy, Cindy, torna a casa Cindy, Cindy…”: è dove l’opposizione vorrebbe spedirla, proponendo sparuti punti programmatici senza mai metodicamente indicare le risorse economiche a cui far fronte. Come è noto, non tutto si può fare. Scegliere comporta un sistema di priorità che scontenterà qualcuno ed occorre il coraggio di parlar chiaro e deludere gli ultimi della lista.

 

Una coccarda da appuntarsi in petto

Quello del Presidente del Consiglio è un record, un primato che va registrato, inciso sull’albo della politica come un bel disco a 33 giri di una volta con brani di maggiore e minore rilievo. Ha detto anche che non mollerà il suo impegno in politica; anzi, se si potesse suggerire, dovrebbe essere capace di mollare alcune zavorre che ha a bordo della sua barca per andare più speditamente al punto di nuove vittorie. Può darsi, per dirla alla Boccaccio, che qualche cosa sarà costretta a mollare quando Giorgia Calandrina diventerà amica o nemica di Buffalmacco Vannacci. Il futuro riserverà a tempo debito la sua storia.

 

Una saldezza niente male

Nella lingua italiana “essere” e “stare” sono spesso usati come sinonimi, ma è un equivoco pericoloso. “Essere” si traduce più opportunamente in una identità, mentre lo “stare” è un porsi in un certo modo od anche una condizione di movimento di un certo tipo. In prima battuta “stare” fa pensare alla fermezza, ad una immobilità, ad una schiena dritta rispetto agli eventi che maturano.

Fa pensare a Takeda, il signore della guerra, protagonista del film Kagemusha di Kurosawa, chiamato dalle sue truppe “la montagna che sta”, che mai arretrava, in corso di conflitto, pur se sfiorato da dardi e lance degli avversari e per questo dava coraggio ai suoi fedelissimi impegnati in battaglia, portandoli così alla vittoria.

 

Palazzo Chigi ed una stanza in più

Il governo di Giorgia si è dimostrato stabile e forse partorirà lo “stabilicum”, una legge elettorale per garantire continuità di manovra a chi dovesse vincere le elezioni. Stabilicum potrebbe essere il nome di una nuova stanza da aggiungere nei palazzi del potere romani, oltre all’atrium, al triclinium e chi più ne ha più ne metta. Tutto questo dovrebbe garantire la possibilità di vanificare i pericoli di ribaltoni, ma al contrario di stare sempre sotto le luci della ribalta, che è anche uno sportello che nasconde lo scrigno della capacità di saper stare al comando senza esserne disarcionati, andando drammaticamente fuori dal palcoscenico della politica.

 

I risultati, è la somma che fa il totale

I giudizi però esigono che non ci sia alcuna confusione. L’onestà, così come la durata di un governo, sono solo dei prerequisiti della politica, non sono un obiettivo da cogliere. Sono delle condizioni che consentono di realizzare ciò che si deve fare, sono la spina dorsale su cui mettere sopra carne e risultati. In amore ci si può, per esempio, aggrappare al voto del “breve ma intenso”, così che la dimensione del tempo non sia decisiva per una positiva valutazione della faccenda.

La Meloni ricordi della feroce legge che corre ad Hollywood, per cui sei bravo solo se il tuo ultimo film è un capolavoro: tutto il pregresso non conta. Lo tenga bene a mente.