Una notizia che cambia lo scenario
Hamas parteciperà alle elezioni per il Consiglio legislativo palestinese fissate per il prossimo 28 novembre. L’annuncio di Husam Badran, membro dell’ufficio politico del movimento, introduce un elemento nuovo in uno scenario palestinese segnato da vent’anni di paralisi istituzionale e, soprattutto, dalla tragedia della guerra.
Non si tratta di un passaggio secondario. Le ultime elezioni legislative risalgono infatti al 2006 e furono vinte proprio da Hamas. Seguì lo scontro con Fatah e, nel 2007, la presa del controllo di Gaza da parte del movimento islamista. Da allora la frattura politica e territoriale palestinese non è stata più ricomposta.
La ricerca di una coalizione
Badran ha annunciato che Hamas intende presentarsi «nell’ambito della più ampia alleanza nazionale possibile». Il movimento starebbe già lavorando con le altre fazioni alla costruzione di un blocco elettorale capace di rappresentare diverse componenti della società palestinese.
È forse questo il dato politicamente più significativo. Hamas non annuncia semplicemente la propria candidatura: cerca una cornice unitaria e sembra voler trasferire sul terreno politico la competizione per la leadership palestinese.
Le elezioni, del resto, rappresenterebbero il primo voto legislativo palestinese dal gennaio 2006. Il decreto di Mahmoud Abbas chiama alle urne gli elettori di Gerusalemme Est, Cisgiordania e Gaza. Resta naturalmente da capire come il voto possa svolgersi concretamente, soprattutto nella Striscia devastata dalla guerra infinita.
La domanda decisiva: svolta o metamorfosi?
È qui che la notizia si materializza in un doppio significato. La prima interpretazione, quella più importante se trovasse conferma, è che Hamas abbia preso atto del fallimento della scelta militare e cerchi adesso una legittimazione attraverso le pubbliche elezioni. Sarebbe un cambiamento di enorme portata: dalla logica delle armi alla competizione politica, dalla forza al consenso.
Ma esiste anche l’interpretazione opposta. La partecipazione elettorale potrebbe essere una metamorfosi tattica: ricostruire attraverso le urne quella forza che la guerra ha duramente colpito, recuperare legittimità interna e in particolare internazionale così da ripresentarsi come soggetto politico senza aver realmente abbandonato la precedente strategia.
Il precedente del 2006 impone prudenza: Hamas partecipò alle elezioni, le vinse, ma ciò non determinò la sua trasformazione in una normale forza democratica.
La prova viene dopo il voto
Per questo l’annuncio di Badran è importante, ma, alla fine, senza alcune significato. La vera svolta arriverebbe con il riconoscimento delle regole democratiche, con la presenza del pluralismo all’interno delle istituzioni palestinesi e, soprattutto, con la rinuncia alla violenza come strumento della lotta politica.
Solo allora si potrebbe parlare di una Hamas diversa, rivoluzionata. Fino a quel momento resterà aperto l’interrogativo: le urne al posto delle armi, oppure le urne come nuova veste di una strategia che non è cambiata?
