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La democrazia ha ancora bisogno dei valori cristiani?

Torna una questione che ieri ha posto anche Galli della Loggia: quale ruolo possono ancora svolgere, sul piano laico, civile e democratico, i valori che il cristianesimo ha consegnato alla nostra storia?

Una questione troppo trascurata

Ritorno su un tema che mi sta a cuore e sul quale ho buttato giù un mio primo appunto su questo quotidiano online solo pochi giorni fa: i riflessi e le ripercussioni dei valori cristiani sulla società civile e sulla democrazia politica.

Devo aggiungere che, su questo argomento, noto con molto dispiacere un generale disinteresse (anche se ieri sul Corriere della Sera è uscito un interessante editoriale di Galli della Loggia). Mentre ai giorni nostri andrebbe approfondito anche in vista del dialogo fra religioni che si va aprendo con le forti ondate migratorie dietro l’angolo. Ma soprattutto sarebbe da alimentare sul versante laico, storico-filosofico e politico-democratico, ai fini di una migliore convivenza civile e geopolitica, che ci spinga a eliminare le guerre, alla pace, all’incontro tra diversi e all’amicizia tra i popoli.

Registro invece che questa presenza sottotraccia, ma diffusa, dei valori cristiani viene sottovalutata con molta disinvoltura dal tardo razionalismo positivista, ancora vivo e vegeto, e da coloro che scommettono solo e soltanto sulla ragione, anche sul versante della democrazia.

Ma andiamo avanti.

 

Le tre realtà del cambiamento depoca

1) Non sono solo a credere che, nella società “postmoderna”, “liquida” e in quella “del rischio” dentro cui viviamo – clima, geopolitica sempre più determinante, debolezza europea, guerre, disuguaglianze, povertà e migrazioni, crisi demografiche, robotica e classe operaia, ecc. –, ormai nelle mani di una “IA” che, secondo Papa Prevost, costruisce solo menzogne e distrugge la verità, gli esiti di queste serissime novità siano ancora totalmente sconosciuti.

2) E non sono solo a registrare che una società ormai disintermediata, con un ceto medio in discesa libera, con i corpi intermedi sempre più deboli, con una politica-spettacolo e “del pubblico” ormai dilagante, ma tutta partecipata “da remoto”, con una post-democrazia del 50% e con i suoi partiti ridotti ad associazioni private e separate, in mano a solitari leader che si giocano tutto sulla «simpatia, fotogenia, e niente di più» – come dice Massimo Cacciari – e che comunicano solo con i social personali, abbia già profondamente compromesso la democrazia rappresentativa che abbiamo conosciuto per lunghissimi anni. E ci spinga, forse, a inventare al più presto nuove modalità partecipative e di presenza.

3) Continuo infine a supporre, con parecchia preoccupazione, che in questi strutturali “cambiamenti d’epoca”, soprattutto di natura antropologica e culturale, siano entrati in crisi i rapporti umani e sociali ispirati a quei valori cristiani che troviamo immersi sin dentro le nostre Costituzioni liberali, socialdemocratiche e cattolico-democratiche, a partire dal welfare e dalla difesa dell’uguaglianza.

Una crisi causata da un esasperato e ricercato individualismo solitario, in piena espansione, e dall’esplosione totale di quel marcusiano “Uomo a una dimensione” che noi abbiamo sempre preso sottogamba. Crisi incontrollate e forse irreversibili, dunque, in attesa di essere gestite da una serie di algoritmi centralizzati nelle mani di pochissimi e ricchi marinai che hanno già gettato le loro “Reti” per accalappiarci.

 

Un confronto che dovrebbe coinvolgere tutti

Proprio per queste preoccupanti sfide e per questi “cambiamenti d’epoca”, credenti e non credenti, cosiddette destre, sinistre e centri politici di tutte le idee e ideologie, sovranisti ottocenteschi e autonomisti padani, neorazzisti con forme nascoste di schiavismo, assieme ai paurosi delle “sostituzioni etniche”, dovrebbero, da un punto di vista secolare, valutare tutti insieme i riflessi sociali, culturali e democratici dei valori di base del cristianesimo che ci siamo trascinati dietro per duemila anni e che si stanno smarrendo.

Occorrerebbe soprattutto che il dibattito fosse alimentato da filosofi politici, politologi e teologi, studiosi di storia delle religioni, specialisti laici della Dottrina sociale della Chiesa, più che da opinionisti. E anche da quanti – ripeto – pur non credenti hanno scommesso e continuano a scommettere sul peso e sui riflessi laici, sociali, culturali e democratici dei valori portanti del cristianesimo.

 

La domanda al cuore del problema

Arrivo al nocciolo. E, da un’angolazione totalmente laica, faccio proseguire il mio precedente appunto del primo agosto scorso, ponendo tuttavia il suo titolo sotto forma di domanda: la democrazia che ci aspetta ha ancora bisogno dei valori cristiani?

Nel capitolo ottavo della Lettera enciclica sulla fraternità e l’amicizia sociale Fratelli tutti, firmata da Papa Francesco ad Assisi il 3 ottobre del 2020, al paragrafo 275 troviamo scritto: «Va riconosciuto come tra le più importanti cause della crisi del mondo moderno vi siano una coscienza umana anestetizzata e l’allontanamento dai valori religiosi, nonché il predominio dell’individualismo…».

E nel paragrafo 91 della più recente Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV troviamo il seguente passaggio: «Mi accompagna la convinzione che il modo concreto di vivere i rapporti sociali alla luce del Vangelo non sia stabilito una volta per sempre, ma resti un compito affidato di generazione in generazione alla comunità cristiana».

Due preoccupazioni, sotto forma di avvertimenti, che meriterebbero un sicuro seguito.

 

Da Croce e Bobbio alla crisi delluomo comunitario

Mettiamo da parte il Benedetto Croce agnostico, con il suo spassionato amore per la storia che si vive ma, nello stesso tempo e paradossalmente, con la sua alta attenzione verso i valori cristiani. Affianchiamolo a Norberto Bobbio e a quanti altri studiosi hanno valutato, da non credenti, questi valori cristiani come un patrimonio da tutelare e da tenere a fondamento della vita civile e democratica.

C’è un fatto, però, che li accomuna. Perché anche questo sociologo francese si dichiara non credente. Ma, nonostante questa sua dichiarazione, nel corso delle sue approfondite analisi si è soffermato lungamente – anche lui, come i due Papi – sui rischi, già in pieno svolgimento, dell’allontanamento della nostra società dai valori religiosi, sull’inarrestabile crisi delle diverse forme di religiosità del passato e sulla scomparsa dei sentimenti religiosi comunitari.

Al loro posto vede emergere l’individualismo appartato e solitario dei nostri giorni.