Il Centro? Kaput!
Si inciampa sempre sullo stesso ostacolo, che però è anche il primo da superare per una accettabile partenza: quello di una disastrosa comunicazione.
La Schlein ha ultimamente dichiarato che questa volta non si farà fregare. Il fatto di puntare sempre a coinvolgere il “centro” per vincere le elezioni ha portato sempre alla sconfitta. Ne discende che occorre cambiare strategia, pensando a qualcosa di diverso, omettendo di dirci però cosa, lasciando intuire che la sterzata può essere solo a sinistra.
Renzi forse si preoccuperà e Ruffini arrufferà il pelo; come effettivamente la prenderanno è tutto da stabilire. “Un candidato più disponibile a larghe intese, o più moderato e rassicurante” sarebbe quindi da escludere e resta così da adottare un profilo barricadero e spaccatutto.
Il PD e i giochi del Colosseo
Elly ha poi continuato parlando in prima persona, ammettendo che “da quando sono la segretaria del PD hanno sempre provato a commissariarmi, federarmi o farmi fuori”, mostrando un’immagine del suo partito che corrisponde piuttosto a una vasca di coccodrilli intenti a sbranarsi vicendevolmente o a una fossa dei leoni in attesa di vittime sacrificali, nulla da ricondurre a un luogo di idee e partecipazione politica.
Su questo anche Cacciari sembra non abbia mai risparmiato commenti. La Schlein conclude poi il pensiero con il plurale maiestatis “eppure siamo ancora qui”, forse per darsi d’un tratto più forza.
Alla stretta conclusiva?
“Stiamo chiusi anche una notte intera, l’importante è che usciamo uniti”, dice ancora la Schlein con riferimento alle altre forze della sua coalizione.
Forse si riferisce alla suggestione di una notte dei lunghi coltelli, di epurazioni o di accordi, nulla ormai è certo circa l’esito.
Si comprende che, se non si accetta il criterio valido in tutti i Paesi europei per cui la guida spetta al partito che ha un voto in più degli altri, allora non restano che le “primarie”, che per Fratoianni invece “contengono più rischi che vantaggi”, ammonendo che chi le vincesse “non è il capo ma coordina”.
Insomma, messe così le cose, le primarie non risolverebbero un bel nulla per procedere nel futuro con la necessaria affidabilità di tenuta e compattezza dell’eventuale governo del Paese.
Un po’ di AVS
Anche Bonelli non le manda a dire e così dichiara che le primarie “rischiano di amplificare le differenze” e che questa alleanza per certo non potrà avere comunque mai il nome di “campo largo”.
Anche su un nome da affibbiarsi non c’è ancora un’intesa, neppure sulla sola cosa che ad oggi sembrava certa.
Giuseppe Conte il risolutore
Chiude la partita Giuseppe nazionale che, mentre simula un commento da statista, ricordando di aver già fatto due volte il Presidente del Consiglio e quindi non fremerebbe di nuovo per Palazzo Chigi, poi si contraddice dicendo che “non si può fare una scelta aprioristica, il partito più grande esprime il leader”.
Se fosse infondata l’ambizione a ripetersi come capo del governo, basterebbe che lasciasse semplicemente strada alla Schlein e desse conclusione a una storia infinita.
Si ha l’impressione che da quelle parti più parlano e più si incartano. Si potrebbe suggerire un po’ di silenzio fino alle decisioni prese e, gratuitamente, come nome della santa alleanza: “Inversione di marcia”.
Senza nulla a pretendere.

