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Il centro politico tra nostalgia e prospettiva

Tra frammentazione partitica, legge elettorale e nuovi equilibri internazionali, il ritorno di un centro ispirato al cattolicesimo democratico resta possibile solo a precise condizioni politiche e culturali

Il richiamo alla tradizione cattolico-popolare

Seguo con attenzione le note dell’amico Giorgio Merlo da sempre interessato alla ricomposizione di un centro politico o, come lui ha scritto: “la rinascita di una politica di centro, radicata nella tradizione riformista e nel cattolicesimo popolare, resta decisiva per arginare polarizzazione e radicalismo, restituendo equilibrio, credibilità ed efficacia alla democrazia italiana”. Come sostiene Merlo: “La tradizione cattolico-popolare può tornare decisiva nella ricostruzione di un centro di governo, ma senza piena agibilità nei partiti rischia di restare marginale”, è comprensibile il suo tentativo di far maturare tale consapevolezza a quei partiti di centro che fanno parte, come Forza Italia, dell’area di governo, o, sono ondeggianti a destra e a sinistra, come il partito di Calenda, con Renzi impegnato a farsi federatore di un gruppo centrista nella sinistra.

I limiti degli attuali interlocutori

Con riferimento agli interlocutori individuati dall’amico Merlo, mi permetto, tuttavia, di evidenziare che, per Forza Italia, siamo in presenza di un partito eterodiretto da casa Berlusconi, lontano mille miglia dai caratteri di quel Partito Popolare Europeo che, solo l’intelligenza politica di Sandro Fontana e don Gianni Baget Bozzo, permise al Cavaliere di traghettare FI alla casa del PPE. Non c’è dubbio che la comune appartenenza al PPE potrebbe essere la base di partenza per una possibile ricomposizione politica, che, tuttavia, si potrebbe realizzare solo se Forza Italia assumesse una diversa posizione rispetto a quella del governo con la destra.

Quanto al pur mutevole Calenda, sarebbe necessario che egli superasse l’antica idiosincrasia democristiana, come quella che manifestò al tempo dell’elezione per il rinnovo del consiglio comunale di Roma.

Il nodo decisivo della legge elettorale

In realtà, per risolvere il tema del centro politico si richiederebbe, con la riscoperta dei fondamentali in grado di ricomporre l’antica unità tra le componenti storiche di quest’area: popolare, liberale e riformista socialista, una legge elettorale di tipo proporzionale, che, almeno sin qui, sembra ben lontana dai propositi del governo del trio Meloni-Salvini-Taiani.

Se, come sin qui annunciato, il trio puntasse a una legge elettorale super truffa (premio di maggioranza alla lista o alla coalizione di liste che raggiungessero il 40% dei voti) è evidente che si riproporrebbe intatto il bipolarismo forzato: centro destra-centro sinistra.

Sino ad oggi, solo gli amici di Iniziativa Popolare si sono fatti interpreti di due LIP (Leggi di Iniziativa Popolare) per il ritorno alla proporzionale con preferenze e per il cancellierato secondo il modello tedesco, alternativo al progetto di premierato meloniano. Non sappiamo l’esito di questo impegno e, almeno sino ad ora, pochi segnali sulla legge elettorale sono giunti dai partiti cui Merlo fa riferimento per il suo progetto.

Nuove aggregazioni e possibili convergenze

Da parte mia, se rimanesse il rosatellum o, peggio, dovesse essere votata la legge super truffa che, con la modifica dei seggi uninominali al Sud, sarebbe del tutto simile a una sorta di Legge Acerbo 2.0, ritengo sarebbe necessario sostenere le posizioni degli amici di Centro Democratico, guidato dall’On Bruno Tabacci e di Più Uno, guidato da Ernesto Maria Ruffini. Con queste due formazioni politiche, ancora allo statu nascenti, mi ritrovo su alcuni dei principi e valori fondamentali della mia cultura di ispirazione cristiano sociale.

Un cambio di paradigma all’orizzonte

L’esito del voto referendario costituzionale e il tramonto dei sovranismi emerso da quello in Ungheria, insieme a ciò che appare assai probabile col midterm USA, sono tutti indizi che indicano un cambiamento significativo di paradigma politico in Italia e nel mondo.

Alla sinistra suggerirei di non impaludarsi sul tema della leadership e delle primarie, mentre a quanti intendono battersi per il rinnovamento della politica italiana, dopo la lunga stagione della diaspora democristiana e del passaggio dalla seconda repubblica berlusconiana alla terza repubblica meloniana, indicherei nell’impegno all’attuazione integrale della Costituzione la proposta di programma politico più convincente per il popolo italiano.

Da parte nostra, ispirati dai valori del cattolicesimo democratico, liberale e cristiano sociale, si tratta di rimanere fedeli al motto sturziano, valido ieri come oggi: avanti sempre da Liberi e Forti!