Un periodo nero per Palazzo Chigi
Un periodaccio. Non potrebbe definirlo altrimenti, quest’ultimo mese, la nostra Presidente del Consiglio.
Dapprima la botta, indubbiamente forte, ricevuta col referendum perduto. Un errore, certo, aver voluto cambiare la Costituzione blindando un testo di legge in Parlamento senza ricercare una mediazione fattiva con l’opposizione. Un errore compiuto, per di più, solo o soprattutto per venire incontro alla richiesta di un partito alleato, nemmeno del suo.
L’effetto Trump e il disagio nel Paese
E subito dopo il precipizio provocato dalla guerra voluta dal suo “amico” Trump. Con la crescente consapevolezza di quanto costui sia ormai inviso alla stragrande maggioranza degli italiani, inclusi quelli che votano per la Destra. Era restato solo Salvini dalla parte del tycoon, ma Salvini è quello che è, bisogna sopportarlo ma non di sicuro seguirlo.
Ma soprattutto con la crescente arrabbiatura della gente comune, degli italiani che si sono visti incrementare il costo dei carburanti, del gas, dell’energia elettrica.
Sempre più difficile galleggiare fra Netanyahu e Trump da una parte e dall’altra il buon senso di un’opinione pubblica avversa alla guerra e oramai ostile alla coppia che la guerra ha voluto.
I segnali d’allarme interni
I suoi ministri più capaci – lei lo sa, anche se non lo può dire, tra i pochi davvero validi del suo Gabinetto – l’avvertivano delle difficoltà incombenti: Crosetto e Giorgetti non hanno minimizzato la gravità del momento. Anzi, l’hanno evidenziata con forte preoccupazione.
I soldi del PNRR stanno finendo e il rischio stagflazione incombe: uno scenario da incubo. Per tutti. Ma per chi è al governo anche di più.
Occorrerebbe almeno sospendere il Patto di Stabilità europeo, ma non sarà facile convincere gli altri membri dell’Unione, soprattutto quelli che storcevano il naso innanzi al supposto e rivendicato ruolo meloniano di ponte fra UE e USA trumpiani.
Il crollo delle relazioni politiche
Dopo, improvvisamente, è venuto giù tutto. Il sodale Orban strapazzato dal voto di massa del suo popolo; l’amico Trump che attacca ignobilmente il Santo Padre e conseguentemente l’inevitabile presa di distanza da parole offensive e “inaccettabili”; infine, a conclusione di un mese per lei davvero orribile, la fine dell’amicizia (sentimento in verità assai raro in politica, ancor più a quei livelli) col Presidente statunitense.
Che l’ha accusata, con la usuale protervia, di essere lei “inaccettabile” oltre che non coraggiosa.
Qui avevamo scritto per tempo (era lo scorso gennaio) che il maggior pericolo per Meloni era divenuto proprio Donald Trump. Ora è un’osservazione che nessuno nega. Lo hanno capito tutti, persino Salvini (forse). Lei, sia pure con un groppo in gola, anche.
Le reazioni dell’opposizione
Ha pure dovuto (con una complicità femminile della quale certo in privato la ringrazierà) ricevere la giusta solidarietà della sua principale avversaria Elly Schlein (un gesto che l’astioso Conte o il sempre troppo furbo Renzi non hanno saputo regalare, a differenza del solitamente attaccabrighe Calenda).
Una via d’uscita incerta
Adesso starà pensando a come venirne fuori. Da una condizione che da luminosa si è fatta velocemente oscura.
Una fioca luce però la intravede: il “Campo Largo” si comporta come se avesse già vinto le elezioni. È tutto un discutere interno su nomi, primarie, ambizioni personali, papi o papesse straniere e quant’altro.
Che stiano, da quelle parti, immaginando d’essere alla guida di una “gioiosa macchina da guerra”?
