Il centro oltre gli stereotipi
In un panorama politico sempre più polarizzato, cosa significa oggi parlare di “centro”? È soltanto una terra di mezzo tra destra e sinistra oppure esprime qualcosa di più profondo?
Nel nuovo video sul canale Armando Dicone – InfoThink, il professor Flavio Felice propone una rilettura rigorosa del pensiero di Don Luigi Sturzo, smontando i principali luoghi comuni che gravano sull’area centrista.
Un’identità forte, non un compromesso
L’analisi prende le mosse da ciò che il centro non è. Lontano dall’essere un generico “cerchiobottismo” o un punto di equilibrio incolore, il centro sturziano si presenta come un’area temperata ma non tiepida.
Come osserva Felice, essere di centro non equivale a una moderazione passiva o rinunciataria. Significa, al contrario, essere radicali nella difesa della libertà e della dignità della persona. Il centro è, per sua natura, anti-ideologico: rifiuta verità assolute imposte dall’alto e si fonda sul metodo della discussione critica, aperta al confronto e consapevole dei propri limiti.
Sussidiarietà e società plurale
Un passaggio centrale della lezione riguarda il principio di sussidiarietà. La società, nella visione sturziana, non è un insieme di corpi intermedi subordinati allo Stato, quasi fossero semplici strumenti di trasmissione.
È piuttosto una trama viva di soggetti — famiglie, imprese, associazioni — che concorrono liberamente alla costruzione del bene comune. In questa prospettiva, lo Stato non assorbe ma riconosce, non dirige ma coordina, valorizzando l’autonomia delle realtà sociali.
Un’eredità esigente per i giovani
Il video si chiude con un appello diretto alle nuove generazioni. Il centro non è lo spazio di chi cerca il quieto vivere, ma l’eredità di una tradizione esigente e coraggiosa.
Lo dimostrano esperienze come quella della Rosa Bianca o lo stesso esilio di Sturzo: percorsi segnati dalla coerenza e dalla resistenza a ogni forma di totalitarismo.
Una politica che allarga il possibile
Ne emerge una lezione attuale: la politica non può ridursi all’arte del possibile intesa in senso riduttivo. È piuttosto il luogo in cui, attraverso il dialogo e la responsabilità, si scopre ogni giorno ciò che diventa possibile.
Una prospettiva che restituisce al centro la sua funzione originaria: non zona di passaggio, ma spazio di elaborazione culturale e di proposta politica.
Il video della conversazione
