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Il declino del talk show

Nato come luogo di mediazione tra cittadini e politica, il talk show televisivo ha progressivamente ceduto alla logica dell’audience, della polarizzazione e della rissa. Per ritrovare una funzione democratica deve cambiare formula.

Quando il conduttore era un arbitro

Il talk show è stato per lungo tempo il luogo in cui si svolgeva la mediazione tra cittadini e politica. Si trattava, infatti, di trasformare il linguaggio “politichese” in una forma accessibile e fruibile da tutti gli spettatori, affinché la formazione delle opinioni potesse avvenire attraverso un dibattito trasparente, al termine del quale ciascuno potesse scegliere quella più consona alle proprie inclinazioni, sia politiche sia ideologiche.

In questo format, la figura del conduttore si limitava a svolgere il ruolo di arbitro nei dibattiti e a moderare la discussione, affinché fosse comprensibile agli spettatori.

 

La rincorsa allaudience

Con il tempo e, soprattutto, sotto la pressione della televisione commerciale e del moltiplicarsi delle reti, la situazione è radicalmente cambiata. I talk show hanno oggi un’audience stimata in circa 3,5 milioni di telespettatori a settimana, distribuiti su più reti, con programmi che raggiungono punte massime, secondo i dati Auditel, di 1,6 milioni di spettatori, mentre altri si collocano nelle ultime posizioni con circa 500 mila spettatori. Il format di queste trasmissioni, se confrontato con quello dell’infotainment, appare dunque residuale.

Per quanto attiene alle caratteristiche degli spettatori, il nucleo di chi segue questi programmi si concentra, sempre secondo i dati Auditel, per il 70% nella fascia di età compresa tra i 50 e i 65 anni. Il rapporto Censis pubblicato da Auditel individua inoltre una marginalizzazione dei giovani: il 71% della fascia tra i 18 e i 34 anni segue notizie e dibattiti sui social media più affermati, come YouTube, TikTok e Instagram.

Le cause che hanno provocato l’invecchiamento della formula del talk show sono da ricercarsi soprattutto nella spasmodica ricerca dell’audience, che genera per la televisione generalista proventi pubblicitari. Questa logica ha finito per determinare una formula dei programmi sempre più ripetitiva.

 

Il conduttore diventa protagonista

Il conduttore non è più un arbitro, ma diventa protagonista; il cast degli ospiti è quasi sempre lo stesso, formato sempre più da “tuttologi”, mentre il ritmo della trasmissione si basa su uno schema ricorrente: all’intervento del conduttore segue quello del politico e/o dell’opinionista, fino a trasformare il confronto in uno scontro che sfocia nell’inevitabile interruzione pubblicitaria.

In questa modalità, nella quale prevale la “rissa” e non l’approfondimento del tema trattato, non vi è spazio per consentire al telespettatore di formarsi un’opinione concreta sull’argomento. A ciò si aggiunge il fatto che, nelle diverse reti, i protagonisti, a partire dai conduttori, muovono spesso da posizioni che indicano in quale direzione orienteranno il dibattito.

Con questa modalità è inevitabile che lo spettatore scelga il talk show più vicino alle proprie idee, che, anziché essere messe in discussione, finiscono per rafforzare ulteriormente le sue convinzioni.

 

I giovani cercano altrove

In questo contesto, non è vero che le nuove generazioni non siano interessate alla politica: semplicemente, soffrono della scarsa rappresentatività e visibilità che viene loro offerta.

Per rivitalizzare questo format, che comunque resta un importante veicolo di informazione e di confronto democratico, sarebbe necessario che il conduttore tornasse a svolgere il ruolo di mediatore imparziale e che gli ospiti fossero maggiormente variegati, dando spazio a volti nuovi, anche nell’ambito parlamentare, e alle minoranze che comunque esistono nei movimenti che si sviluppano nel Paese.

Soprattutto, sarebbe necessario che gli argomenti fossero trattati in modo approfondito, introducendo tecniche di fact-checking per verificare le affermazioni degli ospiti che si alternano nelle trasmissioni.

 

Il viale del tramonto

I social media, al di là dei rischi legati alle false informazioni che possono contenere, offrono oggi una serie di strumenti per accedere a informazioni più chiare e approfondite. A questi si aggiungono i podcast e alcune testate giornalistiche online, che trattano tematiche complesse con linguaggi accessibili al grande pubblico.

Senza un cambiamento del format, il talk show si avvierà lentamente verso il suo viale del tramonto.