Alle sorgenti della fede
«Abbiamo bisogno di entrare in costante confidenza con le Sacre Scritture, altrimenti il cuore resta freddo e gli occhi restano chiusi, colpiti da innumerevoli cecità!».
Con queste parole, che sintetizzano il suo magistero, Papa Francesco voleva che la Chiesa compisse un passo in avanti per andare alle sorgenti della fede, quelle che danno senso, vita e prospettiva a gesti destinati altrimenti a essere sterili.
Rileggendo la lettera Aperuit illis, in forma di motu proprio, si coglie lo spirito del pontificato di Papa Bergoglio, perché riprende le parole con cui Luca narra gli ultimi gesti di Gesù risorto prima dell’Ascensione e istituisce la Domenica della Parola di Dio, celebrata a partire dalla terza domenica di gennaio del 2020. Una ricorrenza con una forte valenza ecumenica, anche in considerazione del periodo, segnato dal dialogo con gli ebrei e con altre confessioni, e oggi sul crinale di ben due guerre fratricide.
Già a conclusione dell’Anno Santo della Misericordia, con la lettera Misericordia et misera, il Papa, il 20 novembre 2016, aveva detto che avrebbe avuto piacere di proseguire quella spiritualità anche attraverso una maggiore sottolineatura della Parola di Dio. Egli ha così continuato gli insegnamenti del Concilio, perché nella costituzione Dei Verbum, del 18 novembre 1965, si dice che il popolo cristiano si nutre sia della Santa Eucaristia sia della Parola di Dio, viva, che viene offerta nella proclamazione della Scrittura. Il Santo Padre ha così rafforzato le molte iniziative per la pastorale in prospettiva dell’anniversario di Cristo del 2033.
Nella terza domenica, infatti, la liturgia presenta sempre Gesù come annunciatore della Parola di Dio. Gesù, che è Parola di Dio, la annuncia annunciando il Regno di Dio che egli inaugura. Per questo la domenica è anche un’occasione ecumenica di condivisione, soprattutto con il popolo ebraico e con le Chiese riformate, che hanno messo al centro la Scrittura.
Il Papa firmò la lettera Aperuit illis il 30 settembre 2019, giorno della memoria liturgica di san Girolamo, grande interprete della Sacra Scrittura: è lui che l’ha tradotta dal testo originario e l’ha fatta conoscere in latino. Il Papa prendeva spunto proprio da questo per indicare che la Chiesa continua ad avere tra le mani la Sacra Scrittura come una parola che il Signore le rivolge e con cui la guida nella storia. Non a caso il Santo Padre firmò la Aperuit illis non nella Basilica di San Pietro, ma in quella di San Giovanni, cattedrale di Roma e sede del vescovo della città.
La persona e la libertà
Nella lettera ricorre a tre immagini bibliche complementari tra loro. La prima è quella del Cristo che si avvicina ai discepoli di Emmaus, i quali in un primo momento non lo riconoscono, e spiega loro le Sacre Scritture. Questo fatto ci testimonia che la Parola trova il suo significato completo quando è posta alla luce di Gesù, perché «… il viaggio del Risorto coi discepoli di Emmaus si chiude con la cena e il misterioso viandante accetta l’insistente richiesta che gli rivolgono i due». Comprendiamo da questa scena quanto sia inscindibile il rapporto tra Sacra Scrittura ed Eucaristia, che rende possibile il riconoscimento tra «persone».
Ecco un primo collegamento con la visione domenicana e, in particolare, tomista. San Tommaso ci dice che i termini «persona» e «personalità» rivestono un carattere e un significato essenzialmente metafisico, perché esprimono quelle nozioni che riguardano direttamente l’essere in quanto tale, considerato nel suo valore. La nozione di «persona» non è altro che la trasposizione sul piano della realtà intellettuale della generica nozione di «supposto», il cui significato è offerto dalla definizione tomista: «ciò il cui atto proprio è il sussistere».
La persona è una «ipostasi» che si distingue dalle altre per una proprietà che le conferisce una particolare dignità e, perciò, l’individuo sussistente nella natura intellettuale è definito con lo speciale nome di «persona».
La «personalità» metafisica riguarda allora una speciale perfezione che distingue e fa emergere le sostanze intellettuali al di sopra delle altre sostanze naturali. La perfezione consiste nella nobiltà della natura intellettuale nella quale la persona sussiste e che si manifesta con evidenza nel dominio che la sostanza intellettuale esercita sui propri atti, ovvero nella libertà. Il Santo Padre, infatti, sottolinea sovente il richiamo alla libertà come atto fondamentale dell’essere e del vivere cristiani e del nutrirsi della Parola di Dio. Per questo la libertà va guidata, educata e istruita.
La Scrittura genera unità
La seconda immagine è quella presa dal libro di Neemia, dove viene raccontato che il popolo, di ritorno dall’esilio, ritrova e riscopre i rotoli della Torah. Neemia proclama la Parola e tutto il popolo ascolta, piange e fa festa: questo è segno dell’unità. Ciò significa che la Scrittura realizza l’unità del popolo, perché questa Parola di Dio consente di avere quella norma che costituisce anche la regola di vita per i cristiani stessi.
Si legge infatti: «… in questa unità generata dall’ascolto i Pastori hanno la grande responsabilità di spiegare e permettere a tutti di comprendere la Sacra Scrittura, poiché essa è il libro del popolo e quanti hanno vocazione di essere ministri della Parola devono sentire forte l’esigenza di renderla accessibile alla propria comunità» (Aperuit illis, p. 5). In questo sembra esserci una perfetta coincidenza con la missione di predicatori che anche i laici possono svolgere come compito specifico della loro missione.
L’ultima immagine è quella del profeta Ezechiele, quando Dio gli chiede di mangiare il rotolo del libro affinché se ne nutra e il profeta lo trova dolce come il miele. Il Papa accosta questa immagine a quella dell’Apocalisse, dove si dice ugualmente che il libro assaporato è dolce, ma, una volta che scende nelle viscere, è molto amaro. Anche questa similitudine ci fa pensare a taluni scritti di santa Caterina da Siena.
Papa Francesco prendeva queste due espressioni, «dolcezza» e «amarezza», per dire che i cristiani sono chiamati a condividere la Parola di Dio, perché essa è balsamo e sollievo per la vita cristiana, ma anche amarezza per quanti non conoscono questa parola, la rifiutano o non vogliono metterla in pratica, mentre «… l’azione dello Spirito Santo non riguarda solo la formazione della Sacra Scrittura, ma opera anche in coloro che si pongono in ascolto della Parola di Dio» (p. 10).
In tal senso il magistero di Papa Francesco interpreta autenticamente le Scritture quando Cristo dice ai discepoli: «… ogni scriba divenuto discepolo del regno dei cieli è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche» (Mt 13,52).
Volontà, autonomia e carità
In tutto ciò assume un ruolo fondamentale la volontà. Nella seconda lettera a Timoteo, san Paolo raccomanda al suo fedele collaboratore di frequentare costantemente le Sacre Scritture, utili per insegnare, convincere, correggere ed educare. In questo risiedono la funzione salvifica della dimensione spirituale e il principio dell’Incarnazione per la Sacra Scrittura.
È sotto l’azione dello Spirito Santo che la Scrittura trasforma la Parola di Dio in parola degli uomini, scritta in maniera umana. Tommaso, nella Summa (q. 59, a. 3), dice che la personalità metafisica è funzione dell’indipendenza della forma spirituale, nel suo divenire ed essere, dalla materia. Tale indipendenza offre alla persona una speciale libertà dell’essere, ampliando il significato del termine per esprimere ogni autonomia sul piano metafisico dell’esistenza e comportando, per mediazione della funzione intellettuale, la libertà nell’agire, per cui la persona è arbitra e padrona dei propri atti e della propria condotta.
In forza della libertà (prologo I-II), la persona ha il dominio dei suoi atti, delle sue decisioni e delle sue scelte. Sempre per la libertà, l’autonomia della persona raggiunge la massima ampiezza, dando alla persona una specie di «ansietà» nella sfera di ciò che, nella vita personale, può essere o meno oggetto di libera scelta.
La Parola di Dio ci deve esortare e sostenere nella carità, che deve essere ordinata affinché l’uomo non commetta alcuni peccati neppure quando voglia salvare il mondo, perché una piccola colpa non giustifica alcuna virtù.
La pace è il testamento che Cristo lasciò ai suoi discepoli. Santa Caterina, infatti, in una lettera al re Carlo di Francia, in guerra con l’Inghilterra, lo ammoniva a trovare comunque una giusta pace, perché «il perdere vi sarà guadagnato perché possiate pacificare l’anima vostra col fratello vostro».
La misericordia costruisce la pace
Come realizzare la pace oggi, seguendo le esortazioni di Papa Francesco?
Con la misericordia coraggiosa e limpida, perché il rapporto dell’intelligenza con l’essere in quanto tale offre alla sostanza intellettuale, e quindi alla «persona», la possibilità di estendere il suo orizzonte intelligibile all’infinito, in modo da comprendervi la totalità degli esseri umani.
La pace si fonda su questo: sull’apertura della sostanza intelligente all’universale e all’essere assoluto, in quanto «capacitas Dei», come potenza obbedienziale al superamento dei limiti dell’intelligenza finita e al potenziamento del suo dinamismo, che le consenta di aprirsi alla ricchezza della persona, oltre i limiti della storia.
Le fonti del pensiero di san Tommaso ci chiariscono ulteriormente questo punto: nella Summa contra Gentiles (II-II, c. 60), egli dice che il rapporto tra l’essere e la bontà della creatura costituisce il bene di ogni bene ed è il fine ultimo cui aspira ogni creatura.
La Parola di Dio è nella «bocca e nel cuore dell’uomo», parola di libertà interiore, perché dal dominio di sé deriva alla persona il diritto a una libera disposizione della propria esistenza, senza alcuna autorità che possa legittimamente impedire l’esercizio di quella libertà. Essa non è strumento, perché libertà e dominio di sé incidono sul comportamento di fronte al divenire storico.
La Parola di Dio è sostegno della volontà e della libertà perché «… la domenica dedicata alla Parola di Dio fa crescere nel popolo la religiosa e assidua familiarità con le Scritture», così come l’autore sacro insegnava già nei tempi antichi: «… è molto vicina a te, nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica!».
Giulio Alfano
Pontificia Università Lateranense

