Home GiornaleIl federatore serve, ma per tutto il Centro

Il federatore serve, ma per tutto il Centro

Tre aree centriste, tre diverse collocazioni politiche e una comune debolezza: la mancanza di una guida capace di ricomporre le frammentazioni. La sfida è costruire un Centro autonomo, autorevole e decisivo per il governo del Paese.

Adesso sappiamo, con quasi certezza, anche se è sempre difficile arrivare a una sentenza definitiva, che ci sono sostanzialmente tre aree centriste nella cittadella politica italiana.

Il Centro autonomo, liberale, popolare e riformista

Innanzitutto c’è un Centro autonomo, di matrice liberale, popolare e riformista. È quello che intende candidarsi, almeno sino ad oggi, come lista autonoma in vista delle prossime elezioni politiche.

Oltre ad Azione di Carlo Calenda, ci sono molte altre sigle che si riconoscono in questo progetto politico e di governo. A cominciare da Spazio Pubblico di Pina Picierno, oltre a una moltitudine di gruppi e movimenti tutti riconducibili all’area centrista.

Insomma, si tratta di un luogo politico che coltiva l’ambizione, del tutto giustificata e anche necessaria di fronte alla preoccupante riproposizione della deriva degli «opposti estremismi» o, per dirla con un linguaggio più contemporaneo, degli «opposti populismi», di dare vita a una vera, autentica e credibile area centrista, riformista e di governo. Un’area culturalmente plurale, ma politicamente coerente e affine.

Forza Italia e il Centro nel centrodestra

Poi c’è una seconda area centrista, nel campo del centrodestra, rappresentata dal partito di Forza Italia.

Un’area che con il tempo si è rivelata progressivamente debole, politicamente sbiadita e culturalmente del tutto autoreferenziale. Anche perché, piaccia o non piaccia, va pur detto, deve fare i conti con una leadership politica della coalizione – quella esercitata dalla premier Giorgia Meloni – carismatica, autorevole e fortemente rappresentativa.

Una leadership che ha contribuito, con il passare del tempo e con la trasformazione di Forza Italia in un semplice ramo d’azienda, a fare del Centro in quella alleanza una sorta di soprammobile indubbiamente importante, ma del tutto irrilevante e inconsistente ai fini della costruzione del progetto politico complessivo della coalizione.

La frammentazione centrista nel campo progressista

E poi c’è la terza e ultima area centrista, quella all’interno della coalizione di sinistra e progressista.

Ora, per non ripetere tesi ormai note a chi segue le vicende politiche italiane, è del tutto evidente che nella coalizione guidata da Schlein, Conte, dalla coppia Fratoianni-Bonelli e con la partecipazione straordinaria del capo della Cgil Landini, è oggettivamente difficile ritagliarsi un ruolo politico significativo ed essere realmente interlocutori nella costruzione del progetto dell’alleanza che un tempo si chiamava semplicemente centrosinistra.

Quando, cioè, esisteva un Centro visibile e percepito come tale, alleato con una sinistra altrettanto visibile ed espressiva. Un quadro che oggi, purtroppo, appartiene solo ai ricordi.

Fuorché – fatto ad oggi radicalmente assente – esista un’area centrista compatta, coesa, unita e con un’elaborazione politica capace di condizionare il progetto di governo dell’intera coalizione.

Purtroppo, come noto, proprio all’interno di quest’area si registra oggi una frammentazione così forte e profonda che indebolisce, oggettivamente, l’apporto della componente centrista e riformista, facendo emergere, di conseguenza, un’alleanza puramente di sinistra e progressista.

Sotto questo versante, se non esiste una regia politica riconosciuta da tutti i vari frammenti, difficilmente quest’area potrà giocare un ruolo politico incisivo e significativo.

Un federatore per superare il bipolarismo

Ecco perché, alla luce di una situazione che è sotto gli occhi di tutti, avere oggi un federatore – autorevole, carismatico, rappresentativo ed espressivo – del Centro e dell’area centrista nel nostro Paese sarebbe l’unica, vera e significativa novità del panorama politico italiano.

Una novità capace di superare un finto, violento e inutile bipolarismo, da un lato, e, dall’altro, di introdurre un fatto destinato a incidere profondamente nella cultura di governo del nostro Paese.

Oggi può apparire fantapolitica, ma si tratta, comunque sia, di un’urgenza drammaticamente utile e necessaria per la salute del nostro sistema politico e per la stessa qualità della nostra democrazia.