I segnali che provengono dai recenti atti della maggioranza di governo ci consegnano un quadro abbastanza preoccupante per quello che l’indimenticato Lucio Dalla avrebbe chiamato “L’anno che verrà”, titolo di una bella canzone nella quale il cantautore bolognese disegnava la prospettiva di un anno nel quale sarebbe stato «tre volte Natale e festa tutto il giorno», insieme a tante altre belle cose.
L’anno che verrà
Purtroppo, il nostro “anno che verrà” si preannuncia come un anno di populismo preelettorale, con una notevole dose di qualunquismo e pressapochismo che creerà ulteriori danni al Paese, oltre a quelli che sta già attraversando.
La frettolosa modifica della legge elettorale ci dice che chi guida il Paese in questo momento non ha come priorità la crisi economica e dei consumi o le tensioni internazionali, ma la preoccupazione di modificare il meccanismo elettorale in un modo che gli consenta di restare a galla anche per la prossima legislatura.
Lo “spot-bollo”
La promessa di sospensione del bollo per auto e moto, seppure in modo non totale e indiscriminato, va in quella direzione e riporta alla mente l’esilarante film nel quale un bravissimo Antonio Albanese, nei panni del candidato Cetto La Qualunque, si produce in una serie di mirabolanti promesse per assicurarsi il voto degli elettori.
Ma a volte la realtà supera la fantasia. Ed è quello che è accaduto con la sospensione, solo per il 2027, dell’obbligo di pagamento della tassa di circolazione.
La decisione è stata presentata come un intervento per ammortizzare l’aumento del costo dei carburanti, anche se la misura più logica e veloce sarebbe stata quella di un taglio netto delle accise, che si poteva rendere operativo nel giro di ventiquattro ore, con benefici economici immediati per i cittadini.
Ma le accise assicurano allo Stato un gettito fiscale crescente in maniera proporzionale al crescere del prezzo dei carburanti e quindi meglio non toccarle!
Il conto alle Regioni
Il governo ha quindi preferito un “coup de théâtre” per attrarre l’attenzione anche dei più distratti e disattenti: non ha minimamente toccato le accise, lasciando invariati gli introiti statali, ed è intervenuto sulla tassa di circolazione che – come è noto – rappresenta una voce di entrata per le Regioni.
La sintesi “maccheronica” è che il governo ha preso il fuoco con le mani – e con i soldi – degli altri.
Questo purtroppo costringerà di fatto le Regioni a scegliere tra un taglio dei servizi ai cittadini – ad esempio su sanità e trasporto pubblico – o un aumento di tariffe e imposte locali.
Il PNRR per il marketing elettorale?
Sintetizzando, più che uno “stop-bollo” sembra uno “spot-bollo”, fatto peraltro a valere sull’anno 2027 che – solo casualmente – è l’anno nel quale si svolgeranno le prossime elezioni politiche.
L’aggravante è data dal fatto che, per eventuali compensazioni a favore delle Regioni, le risorse necessarie saranno attinte dai fondi PNRR.
Un utilizzo inopportuno e improprio di quelle risorse che l’Unione Europea ha stanziato per investimenti e interventi di tipo strutturale, non certo per il marketing elettorale del governo in carica.
Ma ognuno fa quel che riesce a fare, e loro più di quello non riescono proprio a fare.

