Home GiornaleIl potere e la virtù dell’equilibrio

Il potere e la virtù dell’equilibrio

La lezione della Democrazia Cristiana conserva una sorprendente attualità. Nell’epoca della polarizzazione e del populismo, la cultura di governo continua a richiedere equilibrio, moderazione e una credibile classe dirigente.

La lezione della Democrazia Cristiana

Un vecchio slogan della classe dirigente della Democrazia Cristiana – che non era fatta da improvvisati, demagoghi e populisti ma da leader e statisti – diceva che in Italia “si vince al Centro ma, soprattutto, si governa dal Centro”.

Ora, la Dc ha concluso la sua esperienza politica oltre 30 anni fa, nel frattempo è crollata la cosiddetta prima repubblica ed è decollata la seconda repubblica – o il secondo tempo della prima repubblica, come qualcuno sostiene – e l’assetto politico, comunque sia, è mutato persino radicalmente.

Sono scomparsi i partiti popolari e di massa, le coalizioni basate su programmi e ricette programmatiche alternative e, soprattutto, ha fatto irruzione una classe dirigente che, salvo rarissimi casi, è composta da saltimbanchi e parvenu.

Un cambiamento radicale, appunto, dove non è neanche lontanamente possibile rintracciare qualche elemento in comune con il passato. Eppure, malgrado questa rivoluzione – avvenuta più o meno democraticamente – ci sono alcune costanti che paradossalmente, e quasi misteriosamente, si ripetono e che non è possibile cancellare neanche attraverso lo sforzo dei populisti di rimuovere definitivamente ed irreversibilmente tutto ciò che è riconducibile al passato.

E tra queste costanti c’è indubbiamente il capitolo del “governare dal Centro”.

 

La cultura di governo contro la deriva populista

Ovvero, anche se siamo in un contesto caratterizzato da una massiccia polarizzazione ideologica dove il normale e fisiologico confronto politico tra avversari è stato sostituito da una violenta contrapposizione dove la distruzione del nemico è diventata la regola aurea, la necessità di conservare una credibile cultura di governo è la vera priorità della politica contemporanea.

Anche se la deriva populista si è impossessata di larga parte dello scenario politico nazionale e le spinte massimaliste ed estremiste caratterizzano molti settori della vita pubblica del nostro paese.

Insomma, per farla breve, forse non si vince più al Centro ma è indubbio che si governa, forse oggi più di ieri, solo “dal Centro”.

E la conferma non solo è arrivata all’indomani della vittoria di Berlusconi nel lontano 1994, ma è diventata una costante che ha attraversato questi 30 anni e che è stata fatta propria anche con la vittoria di Giorgia Meloni nel settembre del 2022. E questo per una ragione persin troppo semplice da spiegare. E cioè, non può essere la cifra estremista, radicale, populista e massimalista la carta vincente per potere declinare una credibile ed efficace cultura di governo. Ed è anche per questo motivo che nell’attuale stagione politica si continua a “governare dal Centro”.

 

Il Centro e la necessità di una classe dirigente credibile

Certo, forse è addirittura inutile ricordare che per potere governare dal Centro con coerenza, efficacia ed autorevolezza è anche indispensabile avere un personale politico, cioè esponenti di partito, che sanno interpretare una cultura politica di Centro.

Sarebbe curioso, nonché singolare, che per “governare dal Centro” si facesse sistematicamente ricorso a partiti e ad esponenti politici che sono radicalmente estranei ed esterni a qualsiasi cultura politica di ispirazione centrista. Cattolica o laica che sia non fa differenza alcuna.

Ecco perché, infine, il passato continua ad essere un richiamo di straordinaria importanza anche per la stagione politica contemporanea.

A cominciare, appunto, dal fatto che se non “si governa dal Centro” si corre il serio rischio di finire in un’avventura che può mettere in difficoltà la stessa conservazione della nostra democrazia.