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Iran e Israele di fronte alla prova del Libano

Un accordo che rompe un tabù storico

Come è noto, uno dei nodi della complessa trattativa fra Iran e Stati Uniti riguardi il Libano. E una settimana fa è stato raggiunto un accordo – anch’esso in 14 punti,  curiosamente, come quell’altro – fra il Paese dei Cedri e quello della Stella di David che per la prima volta riconosce reciprocamente le due nazioni e le impegna a porre definitivamente fine a “qualsiasi stato di guerra tra di loro”.

Non è poco, ove si consideri che è dal 1948 che una disponibilità reciproca alla pace non è mai stata definita. Con le conseguenti fasi cicliche di conflitti nei quali Tel Aviv ha sistematicamente distrutto aree vaste delle città libanesi.

Ma non è sufficiente e quindi non è certo che possa produrre gli effetti desiderati. La sua positività risiede però – oltre che nella dichiarazione citata – nell’assunzione di responsabilità che esso impone a Israele e Iran, chiamati a svelare con chiarezza le proprie carte.

 

Il nodo irrisolto di Hezbollah

Spieghiamo meglio. Hezbollah non condivide e non accetta l’accordo sottoscritto dal governo di Beirut. Come si sa, il Partito di Dio, sciita e strettamente legato agli ayatollah e ai pasdaran iraniani, è parte rilevante del potere libanese, occupa e domina i quartieri meridionali della capitale, tutta la fascia meridionale del paese confinante con Israele e in essa la città di Tiro, la valle della Beqaa a oriente. Inoltre è armato molto meglio e molto più abbondantemente dell’esercito regolare statale. È dunque nelle condizioni di poter avviare una guerra civile, qualora lo decidesse.

 

La responsabilità che ricade su Teheran

Ora, l’accordo siglato a Washington con la regia americana sostiene la volontà e l’impegno del governo di Beirut a “esercitare la piena sovranità su tutto il suo territorio” e a garantire “il monopolio statale sull’uso della forza” addivenendo al “disarmo completo di tutti i gruppi armati”. Ma ciò non avverrà se Hezbollah verrà ancora alimentato, economicamente e militarmente, dall’Iran.

Il quale, con ragione, pretende di inserire nel futuro trattato di pace con Washington la conclusione definitiva degli attacchi israeliani in Libano. Che a sua volta Israele motiva a causa della permanente minaccia per la propria sicurezza rappresentata da Hezbollah.

È ora responsabilità di Teheran convincere la milizia sciita libanese a rinunciare alle sue attività militari. E a disarmarsi, per tramutarsi in un partito politico, cessando d’essere un movimento armato. Una prospettiva che però a Hezbollah non piace. E che dunque rifiuta. Si impegnerà davvero la Repubblica Islamica a esercitare tutta la sua influenza nei confronti del suo proxy libanese?

 

Limpegno richiesto a Israele

Parallelamente e contemporaneamente c’è la responsabilità israeliana. L’accordo testualmente recita un impegno importante: il completo ritiro dell’IDF dai territori occupati in Libano, oggi in tale situazione “solo” a causa del pericolo incarnato da Hezbollah. “Il governo di Israele dichiara di non avere ambizioni territoriali in Libano”. Si tratta di vedere se queste parole avranno consequenzialità operative. Perché sino a ieri quelle pronunciate col solito criminale fanatismo da alcuni ministri erano di tutt’altro tenore e avviso. E le stesse operazioni militari poste in essere negli ultimi mesi offrivano l’idea di un ben diverso obiettivo: creare una larga fascia di territorio libanese formalmente tale ma in realtà non solo occupato dall’esercito israeliano bensì destinato ad essere inglobato, in una sorta di occupazione a tempo indefinito, indeterminato. Di fatto, lo spostamento della frontiera più a nord, verso il fiume Litani e oltre.

 

La verifica sarà nei fatti

Ora l’accordo prevede un graduale ritiro degli israeliani da queste zone a nord del fiume, al momento evacuate dai libanesi ivi residenti, che potranno farvi ritorno solo dopo che Hezbollah verrà disarmato e l’esercito libanese vi avrà assunto il “controllo sovrano”.

Una responsabilità, quella di Tel Aviv, come si vede, molto circonstanziata e prorogata temporalmente: ma comunque una responsabilità precisa. Vedremo se vi terrà fede.