La speranza al centro del messaggio cristiano
Papa Leone, rispetto alle schiavitù umane e alle guerre, esorta alla speranza. E la speranza dovrebbe nutrire tutte e tutti, in particolare i cristiani e coloro che al messaggio cristiano non sono indifferenti.
Già, la speranza percorre l’intero messaggio cristiano e i testi biblici nel loro insieme. Celeberrimo, poi, è “l’inno” contenuto nella Prima lettera ai Corinzi, di Paolo (Capitolo 13, versetto 13): «Ora dunque queste tre cose durano: fede, speranza, amore; ma la più grande di esse è l’amore».
Un’attesa che diventa impegno
Come vivere, in concreto, la speranza? Come tradurla in atteggiamento, approccio, pratica quotidiana? Qui i politici, accanto agli altri e alle altre, che si ispirano al cristianesimo avrebbero di che meditare. E, prima di abbozzare una risposta, non riesco a non esprimere la mia gratitudine al compianto pastore metodista Sergio Aquilante, che mi ha donato spunti di valore inestimabile.
Allora, come dar corpo alla speranza? Aspettando e affrettando. Poniamoci in ascolto di un breve passaggio della Seconda lettera di Pietro: «[…], mentre attendete e affrettate la venuta del giorno di Dio, […]» (Capitolo 3, versetti 11-12). Non un’attesa passiva, quindi, bensì operosa. Provando, con l’impegno, con dei gesti, con l’azione volta alla giustizia, alla pace, alla libertà, ad anticipare ciò che caratterizzerà, per l’uomo e la donna di fede, il Regno di Dio. Provando ad accelerarne i tempi.
La speranza come responsabilità quotidiana
La speranza, insomma, non è un’attesa remissiva; piuttosto un’attesa fattiva. E il fare, unito al pensare, non andrebbero delegati ai pochi, alle élite, ma vissuti giornalmente da ciascuna/o.
