Quis custodiet custodem?
Ci risiamo, c’è un ordine restrittivo che dovrebbe riguardare il buon Trump che parla anche di cose di cui non sa. Per sua ammissione ha detto di non conoscere cosa sia la punizione del “cartellino rosso” nel gioco del calcio. Ha comunque deciso che quella “red card” non gli andava bene dandosi della white card, carta bianca per poter dire e fare quello che gli salta per la testa. Così ha chiamato l’eroe e Presidente della Fifa, Infantino, per dirgli di revocare la squalifica comminata giorni fa al cannoniere della squadra Usa, Folarin Belogun.
Ha deciso che è una sanzione ingiusta e così il Presidente della FIFA, per non essere disarcionato dal cavallo, ha obbedito senza colpo ferire. Infantino ha deciso che lui ha scelto la monta americana molto più casareccia di quella inglese. La questione ha suscitato scandalo nel mondo del calcio con commenti vari compreso quello della Uefa che fa sapere come si sia passata la linea rossa ed in sostanza si sia di fronte ad un fatto inaccettabile che ferisce lo sport.
Un po’ di fumo negli occhi
Del resto Trump è uno abituato a giocare al rosso e nero fregandosene di quello che pensano i benpensanti. Con arte e malizia ha fatto intendere che l’arbitro che ha squalificato il giocatore si presta a non pochi sospetti. Siamo di fronte ad una tecnica magistrale di detto e non detto, qualcosa di simile ad un “conosco cose di lui che voi non immaginate” è il senso della provocazione che The Donald ha proposto come riflessione ai suoi critici. Se davvero sapesse qualcosa circa una compromessa imparzialità allora, per coerenza, farebbe bene a dirlo al mondo per evitare che quell’arbitro possa combinare altri guai. Come la giri e la metti non è Trump ad averla fatta grossa. Infantino, altro che linea rossa, ha superato ben oltre il 38° parallelo che divise in due la Corea in Sud e Nord. Ha ucciso il calcio e il campionato del mondo in corso.
Proteste senza testa
La ridda delle lamentele che si sono sollevate suona però di piena ipocrisia. DI fronte a tanto non serve urlare e protestare. Il Belgio, la prossima squadra che incontrerà gli USA e tutte le altre squadre dovrebbero semplicemente ritirarsi dalla competizione e lasciare Trump, Infantino e gli sponsor molesti, in corso di partita in mezzo al campo, a prendersi reciprocamente a pallonate per aver alzato troppo il gomito dell’arroganza e preteso troppo dalla pazienza degli appassionati di questo sport.
Tre amici al bar dello sport e le conseguenze di un “amore”
Si ritroverebbero in uno spazio alienato simile al deserto rosso di Antognoni o forse per salvezza potrebbero guardare, grazie all’amico Musk, al pianeta rosso di Marte per una partitella senza censori e senza censure. “Sole rosso” è un film dove i protagonisti lottano per recuperare da un furto una preziosa spada cerimoniale giapponese, c’è una istituzione da difendere e non ci si tira indietro.
Trump e compagni lottano invece per far fuori tutto ciò che istituzione e tradizione all’un tempo. Eppure suona strano perché il Presidente Usa ha appena dichiarato di non amare i comunisti e di conseguenza avversare anche il libretto rosso di Mao Zedong. Come fiuta aria di comunisti in giro, intanto in terra americana, sembra che veda rosso. E’ proprio un colore che non gli piace, salva la sua cravatta scintillante di quella tinta che racconta dei suoi pensieri in contraddizione.
Da domani chi continuerà a giocare questo Mundial sarà complice di una bravata che con il calcio non ha nulla a che fare. Così, sarà bene che non fingano di piangere solo per salvare una faccia che sarà irrimediabilmente imbrattata di rosso.
