Home GiornaleLa finale dei tre mondi: il calcio come metafora dell’Occidente

La finale dei tre mondi: il calcio come metafora dell’Occidente

Dalla figura di Garibaldi al Torneo mondiale, una riflessione sul significato simbolico dell’Occidente e delle sue molteplici radici culturali.

Le radici dell’Occidente

Già sui banchi di scuola mi sembrava che l’espressione “eroe dei due mondi”, riferita a Giuseppe Garibaldi, venisse pronunciata in maniera superficiale, quasi come una nota colorita e di folclore. Invece – lo dico da “garibaldino” appassionato – l’esperienza americana del patriota è costitutiva della sua azione e del suo pensiero. Senza, Garibaldi non sarebbe stato… Garibaldi.

Ecco, i due mondi, europeo e americano. Le articolazioni fondamentali dell’Occidente.

Quali, però, le sue radici? In un volumetto del 2020 scrissi, nel solco di una solida tradizione: Atene e Gerusalemme, la Grecia classica e l’universo biblico. In occasione di uno scambio epistolare, tuttavia, lo storico dell’antichità Luciano Canfora mi suggerì di considerare un terzo polo: Roma, la culla del diritto. E, in seguito, colsi l’opportunità di aggiungere una quarta gamba, Alessandria d’Egitto: lo spirito cosmopolita della koinè, il Museo, la Biblioteca.

Una finale che racconta tre mondi

E oggi? La finale dei mondiali di calcio, così a me pare, è eloquente. Di nuovo l’Occidente, con tre dei suoi mondi: quello iberico, la Spagna, quasi il “nuovo mondo” del Vecchio continente; l’America latina e ispanica dell’Argentina, nello stesso tempo Sud, Ovest e “periferia” del globo; il New Jersey, in quella East Coast nord-americana che è, almeno dal secondo dopoguerra, una sorta di caput mundi, cuore e “centro” dell’Occidente.

Insomma, come direbbe Leonardo Sciascia, il calcio è (anche) una metafora. E forse è una metafora anche la vittoria per 1 a 0 della Spagna, da sempre grande potenza calcistica, certo, e, insieme, a suo modo, realtà di frontiera.