Il dovere di guardare oltre l’emergenza estiva
Ogni anno, quando entriamo nell’incubo dell’insopportabile caldo estivo, si riaccende puntualmente il dibattito sul cambiamento climatico. E ciclicamente si torna a parlare di come stia diventando sempre più difficile vivere con un clima che non promette nulla di buono per il futuro. Nulla di buono non tanto per noi, ma soprattutto per chi verrà dopo di noi ovvero figli, nipoti e il resto dell’umanità. Un concetto già ben espresso da Papa Francesco nell’esortazione apostolica Laudato sì; lasciare il pianeta alle future generazioni nelle condizioni almeno uguali a quelle nelle quali lo abbiamo ricevuto in dono per il nostro passaggio terreno.
Ma a tanta preoccupazione dell’opinione pubblica non corrisponde altrettanta attenzione da parte delle istituzioni internazionali e dei singoli stati nazionali, che fanno ancora oggi delle scelte a favore di energia prodotta bruciando combustibili fossili ad alta intensità carbonica aggravando gli equilibri del pianeta già fortemente compromessi dai gas serra.
Queste scelte dissennate e antistoriche sono generate prevalentemente da valutazioni di carattere economico, ma anche da una notevole mancanza di cultura ambientale e di rispetto per l’umanità del nostro tempo e di quella che verrà.
I dati del clima e le conseguenze sul pianeta
È in questa cornice che vanno lette le tesi di chi ancora tenta di negare l’evidenza di un cambiamento climatico; un’evidenza che è confermata dalla serie storica delle temperature medie registrate nel corso degli anni e che segnalano un continuo aumento medio di oltre due gradi negli ultimi cinquant’anni. Si tratta di un aumento importante che si traduce in scioglimento dei ghiacciai, innalzamento del livello dei mari, erosione delle nostre coste e fenomeni atmosferici sempre più violenti. Sono mutazioni climatiche che incidono in modo significativo anche sulle attività collegate alle condizioni di vita del genere umano e che generano dei crescenti flussi migratori in cerca di aree vivibili. Quella umana non è infatti l’unica migrazione in atto, ma si accompagna a quella della flora e della fauna determinando nel pianeta la formazione di vaste aree difficilmente abitabili.
Le responsabilità della politica internazionale
Per rendere più praticabili anche in termini economici le soluzioni innovative per la produzione di energia la Banca mondiale dal 2021 aveva iniziato a dare sostegno ai paesi che volevano investire sulle energie rinnovabili arrivando a stanziare per il 2025 più di 50 miliardi di dollari. Purtroppo, la pressione politica fatta dagli Stati Uniti (azionista di maggioranza della Banca mondiale) ha portato alla rimozione degli interventi tesi a contrastare i cambiamenti climatici tra gli obiettivi degli interventi della Banca mondiale. È l’ennesima forma di insensibilità e di mancanza di rispetto per il prossimo che caratterizza l’attuale fase politica della Casa Bianca a conduzione trumpiana che – tra le altre cose – ha anche deciso unilateralmente di uscire dall’Accordo di Parigi del 2015 con il quale gli stati partecipanti si sono impegnati a realizzare interventi per contenere l’aumento della temperatura globale ben al di sotto dei due gradi rispetto ai livelli preindustriali. In questo momento di confusione e strisciante negazionismo giova ricordare che il cambiamento climatico è un processo che è in atto in modo continuo ed inarrestabile e non solo quando ce ne accorgiamo noi a causa dei disagi creati dalle temperature insopportabili.
