Ascoltando un nuovo brano di Angelina Mango, verrebbe da esclamare: in principio e sempre è la meraviglia. Quasi che fosse ogni volta il primo brano.
Così è per Canto d’amore, con Marco Mengoni. Atmosfere surreali, evocazione iniziale del silenzio, quella frase di Angelina che trafigge e capovolge gli schemi ricorrenti: «io canto d’amore per non impazzire». Non la consueta accoppiata amore-follia, dunque, bensì l’amore (il canto d’amore) concepito come antidoto rispetto alla follia. Un senso quasi religioso della relazione amorosa. La follia della salute, potremmo anche dire.
Un’ultima considerazione: ella è considerata dai media come un’icona del nesso fra fragilità personale e creatività artistica. Mengoni è invece un po’ il simbolo della sensibilità artistica coniugata alla bellezza e alla forza maschile. Anche per questo, forse, il duetto risulta particolarmente efficace. E tuttavia credo che quella di Angelina, più che fragilità, sia umanità consapevole.
