Home GiornaleLa stabilità non basta a fare un buon governo

La stabilità non basta a fare un buon governo

La longevità dell’esecutivo Meloni è un dato politico rilevante, ma il valore di un governo si misura soprattutto nella capacità di adattarsi alle sfide del tempo, senza trasformare la durata in un fine celebrativo.

Da qualche giorno, il governo Meloni è diventato il secondo più longevo della vita repubblicana. Attraversata l’estate, ai primi di settembre, scavalcando il Berlusconi II, potrebbe diventare addirittura il primo. Un inno alla stabilità che si è tradotto in un profluvio di dichiarazioni più o meno entusiaste e celebrative. Dichiarazioni che, peraltro, volevano essere nobilmente consolatorie all’indomani di un periodo non proprio facilissimo per Palazzo Chigi.

Sarebbe certamente sbagliato, a questo punto, dedicarsi al controcanto. L’epoca dei governi ballerini e delle crisi troppo reiterate non incanta più nessuno e, a distanza di anni, si può spiegare solo nella chiave delle curiose, irripetibili peculiarità della Prima Repubblica, laddove l’immobilità degli schieramenti politici, resi obbligati dalla guerra fredda, induceva a cambiare le compagini ministeriali con una eccessiva disinvoltura. Tempi lontani che, per l’appunto, non torneranno nel male e nel bene.

Sarebbe giusta, però, una maggiore cautela nei festeggiamenti legati al calendario. Infatti, il valore di una formula di governo non sta tanto nella sua longevità. Piuttosto, sta nella sua capacità di adeguarsi man mano alle sfide che si affacciano all’orizzonte: alcune magari possono essere state previste all’inizio del cammino, altre invece si affacciano quasi all’improvviso e chiedono ai governi e alla maggioranza quel tanto di flessibilità e di spirito di adattamento che, a volte, la corsa alla prossima candelina da mettere sulla torta induce a trascurare.

Dunque, auguri. Ma cum grano salis.

 

Fonte: La Voce del Popolo – 7 maggio 2026

Titolo originale: Governo Meloni, il secondo più longevo

[Articolo qui riproposto per gentile concessione dell’autore e del direttore del settimanale della diocesi di Brescia]