Home GiornaleMade in Europe, la svolta possibile dell’Europa percepita come protezione

Made in Europe, la svolta possibile dell’Europa percepita come protezione

Secondo la ricerca SocialCom realizzata con la piattaforma SocialData e presentata nella sede del Parlamento Europeo a Bruxelles, il giudizio sull’UE migliora nettamente quando l’Europa viene associata alla difesa della produzione e dell’industria continentale.

LEuropa che divide e quella che convince

L’Unione Europea continua a soffrire di un problema politico e comunicativo: viene percepita troppo spesso come una macchina normativa distante dalla vita quotidiana dei cittadini. La ricerca presentata a Bruxelles da SocialCom, realizzata con la piattaforma SocialData, fotografa con nettezza questo scarto tra istituzioni e opinione pubblica.

Il dato più significativo è forse quello relativo al sentiment generale verso l’UE: l’87% delle conversazioni online dedicate all’Europa presenta infatti un tono negativo. Un risultato che conferma una crescente insofferenza verso un’Unione identificata soprattutto con procedure, vincoli, accise, regolamenti e adempimenti burocratici.

Eppure la stessa rilevazione mostra anche un elemento nuovo, politicamente rilevante: quando il discorso si sposta dal piano astratto delle norme a quello concreto della produzione europea, il giudizio cambia radicalmente.

 

Il valore simbolico del Made in Europe

Il Made in Europe appare come il primo grande tema capace di trasformare l’immagine dell’Unione da apparato regolatore a soggetto protettivo e strategico. In Italia il sentiment positivo raggiunge il 65,6%, mentre a livello europeo supera il 57%.

Non si tratta soltanto di un dato economico o commerciale. La ricerca suggerisce infatti qualcosa di più profondo: i cittadini europei sembrano riconoscersi maggiormente in un’Europa che protegge produzioni, qualità, lavoro e competitività continentale, piuttosto che in una costruzione percepita come esclusivamente tecnocratica.

La vicepresidente del Parlamento Europeo, Pina Picerno, ha sintetizzato efficacemente questo passaggio: il problema non sarebbe l’Europa in sé, ma l’idea di un’Unione che “complica la vita” invece di sostenere cittadini e imprese.

 

Agricoltura e filiere al centro della discussione

Non a caso il settore agroalimentare è emerso come uno dei terreni principali del confronto politico. Il comparto agricolo continua infatti a rappresentare un simbolo concreto dell’identità produttiva europea e italiana.

Nel dibattito seguito alla presentazione della ricerca, diversi eurodeputati hanno insistito sulla necessità di rafforzare la competitività delle filiere europee, evitando che l’eccesso di regolazione finisca per penalizzare imprese e produttori.

Il tema riguarda non solo la produzione agricola in senso stretto, ma anche trasformazione industriale, esportazioni, occupazione e qualità riconosciuta sui mercati internazionali. Anche in presenza di tensioni commerciali e dazi, il prodotto europeo continua infatti a mantenere una forte capacità competitiva.

 

La critica alleccesso normativo

La ricerca SocialCom mette in luce un elemento ormai evidente nel dibattito pubblico europeo: la transizione ecologica e alcune politiche fiscali vengono spesso percepite dai cittadini come strumenti punitivi più che come opportunità.

Accise, regolazioni ambientali e direttive considerate troppo invasive alimentano diffidenza, soprattutto nei comparti produttivi tradizionali. È qui che emerge la richiesta di un’Europa meno ideologica e più pragmatica, capace di distinguere tra tutela ambientale e penalizzazione economica.

Anche sul piano comunicativo il messaggio appare chiaro: l’adesione al progetto europeo cresce quando l’UE viene associata alla difesa della qualità produttiva, della sicurezza economica e dell’autonomia industriale del continente.

 

Unindicazione politica da non sottovalutare

La rilevazione presentata a Bruxelles offre dunque un’indicazione politica importante. L’euroscetticismo non sembra nascere da un rigetto dell’idea europea, quanto piuttosto dalla percezione di una distanza crescente tra istituzioni e vita reale.

Il Made in Europe funziona invece come elemento identitario positivo: richiama lavoro, eccellenza, filiere produttive, protezione economica e capacità di competere nel mondo globale.

Per questo la ricerca assume un valore che va oltre il dato statistico. Suggerisce infatti che il consenso verso l’Europa può rafforzarsi non attraverso nuove astrazioni istituzionali, ma restituendo centralità alla dimensione produttiva, sociale e concreta del progetto europeo.