Home GiornaleL’emendamento è sostanza politica: in gioco resta una riforma elettorale inaccettabile

L’emendamento è sostanza politica: in gioco resta una riforma elettorale inaccettabile

Una grave sconfitta della maggioranza. Giorgia Meloni dovrebbe salire al Colle e rimettere nelle mani del Presidente della Repubblica il suo mandato. Ma preferirà non farlo.

Nei giorni scorsi, al seminario promosso da Matteo Orioli ed altri sulla “deriva antidemocratica” di cui la riforma elettorale rappresenta l’aspetto più immediato ed evidente, era stata affacciata timidamente la tesi di un qualche sostegno alla reintroduzione delle preferenze. La classica foglia di carciofo veniva ad oscurare per un momento il giudizio negativo sulla riforma stessa. Questo l’approccio dell’ex parlamentare Erminia Mazzoni, conosciuta per la sua lunga militanza nel Ccd/Udc: con lei si palesava, insomma, l’aspettativa di tutti i centristi desiderosi di “farsi belli” agli occhi della Destra. Ettore Bonalberti li ha definiti con rara efficacia i nuovi “cavazzoniani”, emuli a distanza di un secolo di quel Cavazzoni che ruppe con Sturzo per mettersi al servizio del Duce.

Anche oggi, sconfitta la Meloni alla Camera, si cerca di mettere tra parentesi il fattore d’indigeribilità della legge per lamentare con toni surreali la bocciatura dell’ormai famoso emendamento Bignami.

Non siamo d’accordo. Si potrebbe spiegare che in gioco a Montecitorio si è visto solo un maldestro recupero del sistema delle preferenze, ma non di questo giova adesso discutere di fronte alla pubblica opinione, forse legittimamente disorientata. In realtà, se fosse stato approvato l’emendamento (con il voto di Vannacci!)  nessuno avrebbe potuto fermare la marcia trionfale della maggioranza. Come potevano le opposizioni – tutte, compresa quella incarnata da Calenda – abboccare all’amo del governo per averla vinta in astratto  sul terreno delle preferenze fittiziamente riproposte?

Oggi, con una Premier smarrita nei suoi esercizi di acrobazia, specie sul fronte della politica estera, questa sconfitta parlamentare compromette l’agibilità di un percorso trionfalistico. Come a seguito della débâcle referendaria, anche dopo l’incidente di ieri si proverà comunque ad andare avanti. Invece la Meloni dovrebbe salire al Colle e  rimettere nelle mani del Presidente della Repubblica il suo mandato: se la maggioranza si dovesse mostrare coesa, capace pertanto di garantire la continuità del lavoro fin qui svolto dal governo, non sarebbe in discussione l’eventualità del reincarico. Difficile però che il coraggio della Premier giunga a tanto, piuttosto prevarrà l’istinto di sopravivenza. Con il Ministro dell’Economia che nel frattempo si dichiara contrario alle elezioni anticipate…