Conte e Zelensky, un matrimonio impossibile
Sarà così fino alle prossime elezioni politiche. Il popolo italiano sarà in balia del mare tempestoso delle contraddizioni. I partiti si svenano per piantare la bandierina di una identità che li distingua ciascun dall’altro e ancor più sperando di darsene una, ricorrendo a sfumature che possano aiutarli nel progetto. Nel contempo tra un passo avanti e due indietro parlano di un programma su cui tutti insieme appassionatamente dovrebbero concordare nel mentre segnano invece ferocemente le proprie diverse posizioni.
A rompere gli indugi questa volta è stato Conte che senza preamboli di nobilità ha messo i piedi nel piatto dicendo che di soldi per la guerra di altri non se ne parla. Irritato e gonfiandosi al pari dell’incredibile Hulck dice che per l’Ukràjna non dà il semaforo verde. Così la materia della politica estera è il sentiero impraticabile da dover praticare.
Ha esternato il suo pensiero non ricorrendo a preamboli. La sua idea gli è sgusciata fuori dallo sterno beccandosi il rimbrotto della Schlein per l’eccesso di sincerità. Con la sua parola è andato fuori dai confini, come fosse uno straniero che parla una lingua difficilmente comprensibile, lasciando esterrefatta la segretaria del PD, atterrita per le conseguenze di quel parlare ardito.
Trangugianti prove di pace
Poi si sono trovati in una colazione di lavoro per ricomporre ciò che non si incastra a meno che non si amputino gli spigoli acuminati dei pezzi del puzzle del campo largo. I due leaders, seduti al tavolo, si saranno reciprocamente mandati qualche boccone di traverso senza lasciar intravedere il principio di soffocamento.
Una reinterpretazione della storia
Giuseppi non ha volutamente tenuto in alcun conto la prudenza richiesta quando si trattano questioni roventi come gli “esteri”. E’ impetuoso e si muove come un impavido escursionista estero. La regina Ester salvò, priva di timori, il destino degli Ebrei in Persia e per farlo conservò accortamente in segreto la sua identità per riuscire nell’intento. Conte è rimasto piuttosto ispirato al fatto che in nome di quella donna indicava una stella da seguire, una luce con cui abbagliare da subito oggi i miscredenti e quanti ancora tardano ad uniformarsi al suo convincimento di lasciar stare Zelensky al suo destino. Nascondersi ancora non ha più alcun senso.
A volte ritornano ma non è detto
Per lui è ora di smetterla di guardare ossessivamente ad Est del mondo, è ora di tornare primariamente alle cose nostrane. Estrella Morente è una cantante nota per aver ben interpretato la celebre canzone Volver, il ritorno, per intenderci. Nei passaggi del testo si legge: «Delle luci così lontane, stanno segnando il mio ritorno». Sarà questa la sua legittima ambizione ma deve sapersi guardare dalla smania del potere soprattutto se si tratta di una stella morente che ha nel suo DNA la fine della sua storia.
