Home GiornaleLa partita decisiva, al centro, si gioca prima delle urne

La partita decisiva, al centro, si gioca prima delle urne

Per costruire un’alternativa credibile ai due poli non bastano sigle e leadership individuali: servono una visione condivisa, spirito di squadra e la capacità di anteporre il progetto comune agli interessi personali.

La lezione della Spagna

Il “Centro” politico italiano dovrebbe guardare alla Spagna. Comprendo l’immediata perplessità, ma insisto. Precisando, però: intendo certo la Spagna, ma non la politica di quel paese, bensì la sua nazionale di calcio campione del mondo.

Una squadra nella quale c’è solo una stella predestinata a divenire, forse, un fuoriclasse (però negli Stati Uniti in questo mese non si è accesa) ma oltre ad essa, prima e più di essa, c’è un gruppo compatto di giocatori eccellenti – tutti titolari, inclusi i 4 che subentrano nel secondo tempo: 4, non 10 – ognuno dei quali sa esattamente quale sia il proprio compito in campo. Un ruolo che gli è stato assegnato dal selezionatore, un tecnico serio, preparato e privo di ogni smania di protagonismo. Grandi capacità individuali, impegno collettivo di squadra, precisa esecuzione del piano di gioco. Risultato finale: spettacolo calcistico e obiettivo centrato.

Ebbene, fuor di metafora: se il Centro politico italiano sapesse adottare uno schema di lavoro simile, e si affidasse a una guida capace, ferma ma non invadente, potrebbe conseguire buoni risultati. Ma al momento non ha nulla di tutto ciò. E senza un deciso cambio di gioco è destinato a perdere, sconfitto dalla logica binaria del sistema elettorale dello scontro perenne a tinte forti fra i due poli, dal massimalismo veicolato dai social.

 

Un elettorato in attesa di una proposta unitaria

Una situazione che non piace, non è gradita a molti italiani – bel oltre il 10% – che manifestano la propria insoddisfazione rifugiandosi nell’astensionismo, oppure nel voto per uno dei poli (preferenzialmente quello di destra) senza alcun entusiasmo, con un convincimento assai limitato.

A questa fascia di elettori – alcuni conservatori ma non reazionari, altri progressisti ma non massimalisti, altri ancora “centristi” per convinzione – occorrerebbe offrire una sola proposta politica, una sola lista, un solo partito. Elettori ai quali importa avere uno strumento – da votare – attraverso il quale contestare e contrastare l’esasperazione dei toni, l’indisponibilità ad ogni forma di mediazione, la perenne contestazione di quello che fa l’avversario, la sgrammaticatura tipica dei talk show e molte altre nefaste modalità dello scontro politico odierno.

Su questo giornale da tempo e con ampiezza e profondità di motivazioni è stata segnalata questa necessità, e con essa lo spazio politico che la interpreterebbe. Se solo lo strumento per rispondervi finalmente nascesse. E invece.

 

Il progetto prima dellio

E invece in campo vi sono molti giocatori – alcuni ottimi, altri un po’ meno, certo nessun fuoriclasse ma oggigiorno la politica non è in grado di proporne, non è proprio cosa – ognuno dei quali ha un suo disegno, gioca una sua partita senza mai guardare al potenziale collettivo che potrebbe sorgere da quella moltitudine di esperienze e capacità.

Manca la volontà, e ovvio senza di essa non si può neppure immaginare un qualsiasi risultato. E così ognuno procede per conto suo: dai centristi più centristi, a quelli che si pongono nel Campo Largo a sinistra senza neppure essere degnati di un saluto (e di una foto comune), a quelli che (si chiamano Riformisti) restano nel Pd e sono sistematicamente sbeffeggiati dalla base di un partito che ha scelto una sua linea di sinistra (e non più di centrosinistra come era nelle intenzioni fondative) e poco o punto considerati da una leadership che li ha sempre ritenuti un inevitabile ma fastidioso rumore di fondo e niente più.

Un immobilismo generale, una mancanza di coraggio e una carenza di iniziativa che verrà pagato molto duramente.

A meno che non si cambi. Occorrerebbe un de la Fuente, a definire le coordinate del gioco e i ruoli di ognuno. Ma soprattutto ci vorrebbe un po’ di buona volontà, una generosa disponibilità ad anteporre il progetto all’io e alle vicende personali.

C’è ancora un po’ di tempo (assai poco, in verità). Possibile che si continuino a preferire ipotesi percentuali minime quando si potrebbe, al contrario, unendo le forze, puntare a un risultato a due cifre?