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Dare un’anima al futuro

Come governare, alla luce dell’enciclica Magnifica humanitas, l’enorme potenziale dell’intelligenza artificiale. Riproponiamo la seconda parte dell’articolo pubblicato sull’ultimo numero (agosto/settembre 2026) di Formiche, il mensile diretto da Flavia Giacobbe.

[…] La tecnica lasciata a se stessa non democratizza, ma concentra potere e rischia di produrre oligopoli non solo economici, ma cognitivi. I dati non sono una semplice merce nelle mani di pochi soggetti privati o di poche grandi piattaforme globali: riguardano la vita concreta delle persone, e per questo devono essere custoditi e regolati come una risorsa che appartiene all’intera comunità.

Torna utile qui, come bussola operativa, il principio di sussidiarietà caro alla Dottrina sociale della Chiesa: le grandi piattaforme non possono imporsi dall’alto su persone, famiglie, comunità locali, istituzioni educative e territori, decidendo unilateralmente cosa gli individui debbano desiderare o scegliere. Bene comune, solidarietà, destinazione universale dei beni, sviluppo umano integrale non sono parole d’archivio: sono strumenti vivi per abitare questo passaggio d’epoca.

Se i dati diventano potere e orientano le decisioni collettive, non possono restare senza regole. Se l’innovazione trasforma il lavoro, la risposta non è l’adattamento passivo dell’uomo alla macchina, ma una nuova stagione di formazione, tutela e partecipazione. Se la medicina si affida ad algoritmi raffinati, questi devono aiutare la cura, non sostituire l’incontro tra medico e paziente, un punto decisivo per chi opera in istituzioni come l’Istituto Toniolo e la fondazione Policlinico Gemelli: ricerca, formazione e cura non possono separarsi da un’antropologia della persona.

C’è un ulteriore filo che l’enciclica invita a non spezzare: quello tra ecologia integrale e quella digitale. Non sono due questioni parallele, ma una sola responsabilità: prendersi cura della casa comune significa oggi prendersi cura anche degli ambienti cognitivi in cui viviamo, non solo dell’aria che respiriamo. Occorre formare persone capaci di usare l’intelligenza artificiale senza esserne dominate. Ma non basta istruire: bisogna educare. L’istruzione dà competenze, l’educazione dà criteri: forma la libertà, il giudizio, la capacità di rispondere delle proprie scelte. L’istruzione insegna a usare uno strumento; l’educazione ne fa comprendere il senso. Lancio una proposta: creare luoghi stabili di alfabetizzazione critica, non incontri occasionali. Bisogna insegnare cosa sono gli algoritmi, come funzionano le piattaforme ma soprattutto porsi, insieme, la domanda che precede ogni tecnicalità: quale idea di libertà, quale idea di persona vogliamo difendere?

L’enciclica è forte anche sulla guerra tecnologica: nessun algoritmo può rendere moralmente accettabile la guerra, e l’ultima responsabilità sulle decisioni di vita e di morte deve restare umana.

E una parola contro il cinismo travestito da re-alismo: la pace non è ingenuità, è politica alta, pazienza diplomatica, costruzione di giustizia. La vera sfida non è costruire macchine intelligenti, ma impedire che l’uomo diventi meno umano.

Non dobbiamo scegliere tra tecnologia e umanità: sarebbe una falsa alternativa. Magnifica humanitas ci consegna un compito più alto: non diventare architetti di Babele, ma costruttori di comunione. Non fermare il futuro, ma dargli un’anima.

Giuseppe Fioroni

Vicepresidente dell’Istituto Giuseppe Toniolo di Studi superiori di Milano