Home GiornaleL’identità che unisce. Dalla Costituzione italiana all’Europa del Bene Comune

L’identità che unisce. Dalla Costituzione italiana all’Europa del Bene Comune

L’identità, letta alla luce della Costituzione italiana e dei valori dell’Unione Europea, non è esclusione ma responsabilità condivisa. Una riflessione sul Bene Comune come criterio per misurare la qualità della democrazia.

L’identità come patto di valori 

Viviamo un tempo in cui la parola identità è diventata uno dei termini più utilizzati e, nello stesso tempo, più fraintesi del dibattito pubblico. C’è chi la riduce a una questione di appartenenza geografica, chi la trasforma in uno strumento di contrapposizione politica, chi la interpreta come difesa da ciò che è diverso.

Eppure, se torniamo alle radici della nostra cultura costituzionale ed europea, scopriamo un significato molto diverso.

L’identità non nasce dall’esclusione, ma dal riconoscimento di ciò che ci rende comunità. La Costituzione italiana offre una risposta straordinariamente moderna. Non definisce l’identità nazionale attraverso criteri etnici, religiosi o culturali, ma attraverso un patto di valori condivisi. La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili della persona, richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale, promuove l’uguaglianza sostanziale e favorisce la partecipazione di tutti alla vita del Paese.

L’identità italiana è, prima ancora che una storia comune, una responsabilità comune. È un progetto aperto, che chiede ai cittadini di contribuire quotidianamente alla costruzione della Repubblica.

Dalla Costituzione all’Europa dei valori

Questa visione trova una naturale continuità nell’Unione Europea.

L’articolo 2 del Trattato sull’Unione Europea richiama il rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e dei diritti umani come valori fondanti dell’intera costruzione europea. La Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione pone al primo posto la dignità della persona, riconoscendola come fondamento di ogni diritto.

Anche qui l’identità non coincide con un confine. Coincide con un insieme di valori che permettono a popoli diversi di costruire un destino comune.

La sfida del Bene Comune in un mondo interdipendente

È questa forse la sfida più difficile del nostro tempo.

Viviamo in una società caratterizzata da grandi trasformazioni tecnologiche, migrazioni, crisi geopolitiche, cambiamenti climatici e profonde disuguaglianze economiche. Di fronte a queste sfide cresce spesso la tentazione di rifugiarsi in identità chiuse, incapaci di dialogare.

Ma nessuna nazione europea può affrontare da sola problemi che hanno ormai una dimensione globale.

L’identità nazionale e quella europea non sono in competizione. Sono livelli diversi di una stessa responsabilità.

Allo stesso modo, anche l’identità europea trova il suo senso solo se riesce a dialogare con una più ampia identità umana.

La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile ci ricordano che esistono beni che appartengono all’intera umanità: la pace, la salute, l’ambiente, la dignità del lavoro, la conoscenza, la giustizia tra le generazioni.

In questa prospettiva il Bene Comune non rappresenta un ideale astratto, ma il criterio attraverso il quale valutare le politiche pubbliche. Una politica realmente orientata al Bene Comune non si limita a gestire emergenza.

Misurare la qualità della democrazia

Resta però una domanda che la politica non può più rinviare. Se la qualità di una democrazia si misura dalla capacità di promuovere la dignità della persona, rafforzare la partecipazione dei cittadini, costruire fiducia nelle istituzioni e generare Bene Comune, come possiamo valutare concretamente tutto questo?

Per troppo tempo abbiamo misurato quasi esclusivamente la crescita economica, trascurando ciò che rende una società davvero coesa, giusta e capace di futuro. È giunto il momento di dotarci di strumenti che rendano visibili anche il valore umano, sociale e relazionale prodotto dalle politiche pubbliche.

Perché ciò che non si osserva non si governa. E ciò che non si misura difficilmente si migliora.

È da questa domanda che prenderà avvio la prossima riflessione: come misurare concretamente la qualità della democrazia, della partecipazione e del Bene Comune, affinché i principi della Costituzione e dell’Europa dei valori possano tradursi in risultati tangibili per le persone e per le comunità.