- Epicheia, legge e bene comune
C’è un’assenza grave, che diviene allarmante e pericolosa per una democrazia: l’assenza del senso di epicheia, virtù morale dell’uomo, del senso dell’etica, assenza del senso di ciò che definisco ordine morale di ogni coscienza cosciente. Epicheia non è un generalizzato atteggiamento di benevolenza, cioè non consiste nel chiudere un occhio. Epicheia, nel senso aristotelico e tomista, tende a scomparire perché viene sostituita dall’interpretazione della legge e dalla dispensa espressa o tacita. L’epicheia, inoltre, acquista una valenza fortemente polemica nel pensiero di Guglielmo di Ockham, avversario del potere pontificio e sostenitore della causa imperiale. Per la vis polemica di Ockham, funzione principale dell’epicheia è liberare il soggetto dall’osservanza della legge – e trovo una certa sintonia con il tempo attuale. Il motivo fondamentale è che per Ockham, compito dell’equità non è più la ricerca della giustizia, la volontà da parte del soggetto di farsi giusto, il che giustificherebbe la qualifica dell’equità come virtù, ma il discernimento dei casi in cui “leges sunt servandae” o meno.
Non più dunque, come per l’Aquinate, come applicare la legge, ma se applicarla o no. L’equità non più dunque come valore morale, ma al più come valore politico.
Il bene comune è sempre l’oggetto dell’intenzione del legislatore. La legge è fondamentalmente opera della ragione, e in virtù della sua razionalità mirante al bene comune obbliga le coscienze e, con s. Tommaso, non può non intendersi la legge come ordinatio rationis ad bonum commune. Pertanto urge, nel tempo reale attuale, un’inversione di tendenza e applicazione pratica dell’epicheia nel senso aristotelico e tomista, ciò non può che fare bene al bene comune, al legislatore a vantaggio del valore morale per la communis utilitas, piuttosto che per la personale utilitas.
La politica è una vocazione, non un passatempo per dilettanti temerari. L’eloquenza, nutrita di filosofia, è costruzione di pensiero che porta coerenza, dato valoriale, contenuti ideali, visione che matura e alimenta la speranza di un riformismo politico compiuto e, in esso, un modello di uomo politico la cui capacità di governo è fecondata da una ricca e profonda analisi filosofica. In questa visione è la Persona al centro del servizio della politica, con il desiderio di edificarne talento e virtù.
- Populismo, demagogia e delegittimazione delle istituzioni
Tuttavia, assistiamo a un tipo di politica ‒ nazionale, Governo/Parlamento, e locale, Regione/Province/Comuni ‒, confusa e arrivista, atta a innescare futili diatribe, un sistema perfido di approccio sociale con cui, individuati i nemici nelle istituzioni rappresentative, rivolge a essi il proprio attacco di discredito, facendo leva sul Popolo presentato come vittima innocente delle istituzioni, rispetto ai privilegi che nutrono gli ambienti rappresentativi.
Appare manifesta una certa abilità di populisti e sovranisti, dei loro rappresentanti, ad assicurarsi una parvenza di difensori del Popolo, raggirandoli con discorsi ingannevoli, con campagne di incoerenza e diffamatorie e, quindi, spingendo il popolo stesso ad agire contro i propri interessi. Vedi questione giustizia, legge elettorale, sicurezza. Per pungolare, di volta in volta si alimenta magari odio verso gli immigrati, dimentichi che l’uomo nasce viator; si fanno promesse irrealizzabili; si alimenta un credo privo di fondamento narrando storie infondate, utili però ai circoli del potere malsano, tutte tecniche di comunicazione conosciute sin dai tempi dell’antica Grecia, e già allora venivano viste come una degenerazione della democrazia.
È accaduto che pazzi demagoghi e populisti riuscissero a coniugare la capacità di farsi trascinatori e di portare l’elettorato dalla propria parte, facendo leva su paure, pregiudizi, sulla convinzione della superiorità, della purezza della razza. Per non dimenticare, si pensi al movimento völkisch nella Germania, volano del nazismo, al People’s Party negli USA, al Narodnaja Volja russo, al fascismo in Italia, al poujadismo francese di Poujade, al populismo argentino di Perón, a quello brasiliano di Vargas, al socialismo bolivarista di Chávez, alle attuali destre europee degli italici Meloni/Salvini/Vannacci, della francese Le Pen, dell’olandese Wilders, dell’austriaco Strache, del finlandese Soini, del polacco Kaszynski, alla fluttuazione di Podemos e dei 5 Stelle.
Una società e le sue Istituzioni che non reagiscono davanti alle ingiustizie, peggio le cavalcano avanzando assurde ipotesi di ‘richiesta di grazia’, o assumendo posizioni insensatamente liberticide a prescindere dal crimine commesso, magari anche omicidi, esigendo impunità, delegittima giudici che compiono il loro dovere di applicazione della legge. L’assurdo è avallare, quasi legalizzare un omicidio, vedi caso Roggero, facendone un caso di schizofrenia nazionale che tende a legittimare ciò che nel caso di specie non sussiste, poiché non si è trattato di legittima difesa ma di raccapricciante assassinio. Altrettanto raccapricciante è assistere e causare la morte di un indifeso, vedi caso Fakir, il suo doloroso grido di aiuto è rimasto inascoltato. Un tale orribile agire inclina la fiducia nelle Istituzioni, genera insicurezza sulla sussistenza di uno stato di diritto.
- Un centro popolare per ricostruire il riformismo
In uno stato civile, le sue massime rappresentanze politiche dal Presidente del Consiglio Meloni, al vice Salvini e soci della sempre più imbarazzante politica nostrana, non si possono permettere di travisare una legge la cui applicazione ha emesso sentenza. Addirittura populisti/sovranisti offrono candidature politiche a chi agisce ingiustamente e sembra che se sono galeotti, assassini, criminali, delinquenti disonesti senza scrupoli la politica malata li arruola come se fosse nota talentuosa. Sostituirsi poi, già nell’intenzione della grazia, al Presidente della Repubblica rende chiara la posizione di questa tendenza de-istituzionale italiana: confondere e dirigere a un potere di democratura sempre più praticata.
Un impegno politico non sorretto da valori interiori è debole, mediocre. Bisogna penetrare con coraggio la politica di fervori etici, i soli che danno fondatezza all’evoluzione sociale. Per cambiare una società occorre spronare la coscienza della società al cambiamento. Coscienza, nel senso inteso da Tommaso d’Aquino: conoscenza! La politica non può limitarsi all’ambito delle ‘annunciazioni’, dell’apparire, come fosse su una vetrina, passerella di moda, poiché tanto a destra come a sinistra si vaneggia per incompetenza. Diventa sempre più impellente la necessità di una pietra d’angolo, un centro politico Popolare atto a “coordinare” un sano riformismo di servizio al Paese e al Popolo. Urge, dunque, epicheia come valore morale, atta a spronare la coscienza sociale a conoscere, costruire sulla verità, sulla coerenza resa edotta, vigile, partecipe.
