Home GiornaleL’invettiva di Trump, la fermezza del Papa: uno scontro…di civiltà

L’invettiva di Trump, la fermezza del Papa: uno scontro…di civiltà

Si apre una fase nuova. Occorre ridefinire, principalmente con la forza di una cultura politica non effimera, il profilo dell’Italia nel campo della solidarietà euroatlantica, oggi devastato dal trumpismo.

Siamo arrivati a tanto. ‘Debole’, ‘pericoloso’, ‘pessimo’ sono gli aggettivi usati dal Presidente degli Stati Uniti per attaccare il Papa a motivo del suo accorato appello in favore della pace.  Lo sbalordimento è stato grande – stavolta più che mai –  finanche a dubitare dell’equilibrio interiore di un Trump fuori misura e fuori controllo. In questa sconsiderata offensiva solo un’occhio disattento può ignorare il risvolto politico più immediato e strumentale. La base MAGA soffre a dir poco per l’avventura bellica di un governo che si vorrebbe più impegnato a risolvere i problemi interni, rispettando gli impegni presi in campagna elettorale.

Difficile spiegare la svolta neo-imperialista dopo aver predicato l’urgenza di un ritorno alla cura dei mali della nazione: America first, per l’appunto. Ecco allora che per l’elettorato trumpiano,  popolato in larga parte da cristiani evangelici, l’attacco a Papa Leone assolve alla funzione del classico richiamo della foresta in nome del pregiudizio ‘antiromano’: l’anima protestante dell’America si vede risospinta a declassare l’operazione militare contro l’Iran a un sottocapitolo della lotta contro la degenerazione di un cattolicesimo ritenuto incompatibile con la Nuova Gerusalemme presagita dai Padri Pellegrini.

Si torna ambiguamente alla cosiddetta ‘eccezionalità’ della nazione americana. Lo si fa con l’arma della propaganda e il veleno dell’invettiva, a dispetto di un sano principio di responsabilità. In sostanza la logica dell’escalation non risparmia la dimensione religiosa, oltre quella civile e poi politica.

Il Papa ha ricordato invece che i valori inscritti nella storia dell’Occidente obbligano a concepire la guerra, diretta espressione della volontà di potenza e dell’egoismo dei più forti, un male da recidere o perlomeno contratare, sforzandosi di vivificare nella pace le relazioni tra i popoli. Anche in Algeria il timbro del discorso del Pontefice non è cambiato. È il messaggio del Vangelo che interpella tutti, senza distinzione alcuna.

Ora, dopo il ‘miracolo’ di una reazione pressoché unanime delle forze politiche italiane, con la stessa Meloni schierata alla fin fine contro l’uscita del capo della Casa Bianca, sembra legittimo riproporre l’attenzione sulla capacità dei cattolici democratici e popolari d’inserirsi nel dibattito pubblico con la necessaria autonomia di analisi, ma più ancora di sintesi politica. Occorre ridefinire, principalmente con la forza di una cultura politica non effimera, il profilo dell’Italia nel campo della solidarietà euroatlantica, oggi devastato dal trumpismo. È un compito che esige fatica e insieme coraggio, per essere all’altezza di una sfida sul futuro dell’umanità. Il Papa ci sollecita a fare nostre le ragioni della pace come involucro indispensabile del progresso nella giustizia.