Home GiornaleL’ora di nuove migrazioni. In Parlamento torna di moda il “ruba bandiera”

L’ora di nuove migrazioni. In Parlamento torna di moda il “ruba bandiera”

Tra cambi di casacca, nuovi approdi e calcoli in vista delle elezioni, riparte la stagione delle migrazioni parlamentari. Il trasformismo è antico, ma continua a trovare interpreti e destinazioni nuove.

L’ora di nuove migrazioni

Tempo fa lo si è detto per Laura Ravetto e per Marianna Madia. La prima ha lasciato la Lega e, prima ancora, Forza Italia per andare incontro all’abbraccio di Vannacci. Le cinque legislature già maturate non bastano a dare quiete alla sua passione politica ed è andata a trovare un riparo sicuro lì dove potrebbe forse garantirsi un nuovo futuro e vincere, in ipotesi, una “sestina” vincente.

La Madia dal PD è approdata sulle sponde di Italia Viva. Non sappiamo con quale effettiva esultanza, a giudicare dal nome del partito, ma insomma il dado è tratto.

Messa in questo modo, sembra giunta l’ora delle decisioni irrevocabili o, meno drammaticamente, di mettersi a giocare a “saltacavallo”.

Mercato delle vacche o delle pulci

Il Parlamento non si rabbuierà per questo e nella politica italiana non cambieranno gli equilibri attuali. All’altare delle cronache, in queste ore, c’è il cambio di casacca di Tommaso Calderone.

La notizia è di quelle che fanno tremare i polsi e che mettono in fibrillazione tutti i partiti che, in vista delle prossime elezioni, si stanno attrezzando per mangiare pedine agli avversari, a dama o a scacchi che sia.

Come si è osservato altre volte, sono tutti seduti al tavolo dei compratori. Per rimpolpare la propria squadra. Se nessuno acquistasse i desiderosi di nuove avventure, ecco che il viaggio verso altri lidi morirebbe sul nascere. Troppo semplice per essere vero.

Accogliere nelle proprie file un parlamentare proveniente da un altro partito, peraltro, non garantisce automaticamente un maggior consenso elettorale, tutt’altro. È cosa tutta ancora da dimostrare. Si tratta in genere di figure minori, mosse spesso da ansie di precariato e alla ricerca di un nuovo contratto, sia pure a tempo determinato: il solo che la politica può offrire.

Con un po’ di fantasia quante cose tu puoi fare…

Occorre essere tempestivi perché nell’arte movimentista la prima regola è capire che il gioco vero è il “ruba bandiera”. Se ne lascia una per afferrarne al volo un’altra.

Tommaso Calderone sembra abbia fatto una doppia capriola. Dalla moderata Forza Italia ha bypassato la Lega finendo direttamente tra le spire di Futuro Nazionale. A difesa della sua coerenza va detto che c’è sempre un’Italia di mezzo per cui vorrebbe battersi per la causa del suo progresso.

Evidentemente non gli è bastata una giusta distanza per saggiare il profumo dell’emergente vento vannacciano e ha voluto toccare da vicino, con dito, di che trattasi. Approdare nel calderone del nuovo che avanza può essere stimolante e rigenerante.

Può darsi abbia preso ispirazione dalle irrequiete e avventurose gesta di Calderón de la Barca o forse dai suoi scritti di drammaturgo, tra cui emerge la commedia Amor, honor y poder: un titolo tutto da commentare.

Altri Ulisse all’orizzonte?

Sarà il caldo di questa estate che ha fatto fermentare il bisogno di altre imprese, sarà la suggestione per ciò che muove le acque stagnanti della politica, sta di fatto che si è passati da un’altra parte.

Si ha l’impressione che ai tanti Calderone che ne seguiranno le gesta occorrerà farci i calli. Il trasformismo è cosa antica e non dovrebbe più suscitare scandalo o apprensione.

Il “trans-formismo” è del resto in linea con le recenti tendenze della sessualità: è la capacità di andare oltre le forme convenzionali per riconoscere altre possibilità di carne, spirito e sentimenti.

Sta all’antico elettore saper leggere i tempi e adattarsi allo scenario politico che fa della fibrillazione e del convulso dinamismo la sua regola e non la sua eccezione.

Il popolo in prossima marcia verso i seggi deve darsi una sveglia e non andare troppo per il sottile, senza sostare su una sostanza ancora, al momento, difficile da digerire.