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Il bipolarismo sarà sempre più selvaggio

Populismi e massimalismi spingono destra e sinistra verso una contrapposizione sempre più radicale. A farne le spese sono la cultura di governo e la democrazia dell’alternanza.

C’è poco da fare. Il rischio di avere un bipolarismo sempre più selvaggio, sempre più violento e polarizzato è ormai sotto gli occhi di tutti. E questo lo si desume non solo dalla composizione concreta dei due poli maggioritari – l’alleanza di destra e la coalizione di sinistra – ma anche e soprattutto dal confronto tra questi due blocchi elettorali.

Dall’alternanza alla contrapposizione

Certo, si può tranquillamente sostenere che la cosiddetta democrazia dell’alternanza, le modalità e i principi che la caratterizzano siano stati, di fatto, sostituiti da una contrapposizione frontale tra i due schieramenti. Una contrapposizione che è fatta di colpi bassi, di delegittimazione reciproca e, soprattutto, di voglia di annientare la controparte.

Appunto, la delegittimazione morale prima e l’annientamento politico poi dell’avversario che, nel frattempo, si è trasformato semplicemente in un nemico implacabile da distruggere.

Una prassi, se vogliamo essere intellettualmente onesti, abbastanza comune nel campo dell’attuale sinistra – dove, non a caso, mancano o hanno un ruolo del tutto secondario e marginale le forze centriste, riformiste e autenticamente democratiche – ma che trova ormai forti addentellati anche nella coalizione di centrodestra.

L’avversario trasformato in nemico

Ricordo questo aspetto, peraltro importante, perché quando una coalizione, oltre a vincere legittimamente le elezioni, ha come altro e non secondario obiettivo quello di cancellare il nemico politico, l’unico aspetto che è destinato ad essere sacrificato è proprio quella democrazia dell’alternanza che dovrebbe prevedere, come elemento di fondo, il rigoroso rispetto del ruolo e della funzione dell’avversario.

Tassello, questo, drasticamente assente nell’attuale competizione politica. E questo per la semplice ragione che sono le forze populiste, estremiste e massimaliste a condizionare e quasi a guidare politicamente le rispettive coalizioni.

Ne abbiamo avuto conferma, per chi avesse ancora qualche dubbio al riguardo, nell’ultimo weekend, alle varie assemblee di partito. Emblematiche, su tutte, l’incontro della Lega di Salvini a Pontida e la simpatica e divertente conferenza programmatica dei 5 Stelle a Milano.

Il peso dei populismi

Due assemblee dove le spinte populiste, radicali e massimaliste sono state decisive e determinanti ai fini della ricetta programmatica presentata ai rispettivi tifosi. È persino inutile ricordare che da quelle parti la cultura di governo è solo un vago e lontano optional, anche perché, come tutti sanno, il populismo, il trasformismo e il massimalismo sono del tutto alternativi e incompatibili con qualsivoglia cultura di governo.

Per queste ragioni, semplici ma oggettive, se si vuole ridare qualità alla nostra democrazia, rilanciare una vera e credibile cultura di governo e, in ultimo ma non per ordine di importanza, ripristinare un normale confronto democratico, non si può non mettere in discussione questo singolare e violento bipolarismo.

La democrazia dell’alternanza da ricostruire

Un bipolarismo, appunto, che quando non è guidato da regole democratiche e costituzionali rischia di gettare il nostro Paese nel caos e nella confusione. Dove l’unica regola che invece viene perseguita resta quella di criminalizzare il nemico politico e di cancellarlo dalla geografia politica del Paese.

Una regola, questa, che non può che alimentare quella logica perversa degli “opposti estremismi” o degli “opposti populismi”, come viene chiamata oggi con un linguaggio più contemporaneo, ma che resta distinta, distante e quasi alternativa rispetto ai principi e ai valori di una democrazia repubblicana e costituzionale.