Home GiornaleL’uomo del dialogo e delle istituzioni: ritratto di Gargani, carissimo amico

L’uomo del dialogo e delle istituzioni: ritratto di Gargani, carissimo amico

La sua era una concezione della politica fondata sull’amicizia, sull’ascolto e sulla mediazione. Dall’Irpinia alle istituzioni nazionali ed europee, una vita spesa al servizio delle comunità locali e del Mezzogiorno.

di Vincenzo Lucido e Aniello Lucido

Il rischio della retorica e il dovere della verità

Ricordare un carissimo amico, per giunta politico autorevole, comporta un rischio grosso: incorrere nella facile retorica, se non addirittura nell’apologia, con il timore di non rendere il giusto onore alla complessa e ricca personalità di un parlamentare nazionale ed europeo, protagonista degli eventi di oltre cinquant’anni della nostra Repubblica.

Noi, ispirandoci al suo celebre conterraneo che ne ha segnato la vita anche per legami familiari — «Io credo nella storia… preparatevi a scrivere con verità e naturalezza» —, siamo convinti di poter evitare entrambi i rischi. Freniamo ogni comprensibile moto dell’animo dettato da una lunga e sincera frequentazione e ci limitiamo a riportare la verità di quanto abbiamo vissuto.

Abbiamo avuto il privilegio del suo affetto e di una significativa esperienza amministrativa come sindaci della città di Salerno e di un importante centro dell’Irpinia, Sant’Angelo dei Lombardi, potendo contare sulla puntuale e continua assistenza dell’onorevole Gargani.

 

Lomaggio delle istituzioni e della sua gente

Siamo confortati, in verità, dalle unanimi e straordinarie attestazioni di stima e dai riconoscimenti giunti in occasione dei funerali: a Roma, con la presenza del Presidente della Repubblica; con la camera ardente alla Camera e presso la Provincia, di cui è stato indimenticabile storico presidente negli anni Settanta, alla presenza degli esponenti di tutte le forze politiche e istituzionali, regionali e nazionali; con la commossa e magistrale orazione funebre del senatore Ortensio Zecchino; infine nella sua Morra, circondato dalla partecipazione della sua gente.

Tutti, amici e avversari politici, gli hanno riconosciuto competenza, onestà, capacità di ascolto e di mediazione, tributandogli quegli onori che avrebbe meritato già in vita.

 

Da Morra De Sanctis alla scelta della politica

L’onorevole Gargani, per tutti Peppino, era nato a Morra De Sanctis. Dopo gli studi liceali a Sant’Angelo dei Lombardi — dove instaurò solidi e profondi legami, alimentati nel tempo — e la laurea in Giurisprudenza, sarebbe stato destinato, secondo la volontà paterna, poi realizzata dal fratello Angelo, giunto ai vertici della magistratura, a una brillante carriera in magistratura o in un qualificato e prestigioso studio legale.

Ma, da uomo tenacemente legato alla propria terra, nel ricordo delle brutture del fascismo e dell’incontrollabile reazione popolare guidata dalla sinistra, che portò, tra l’altro, all’occupazione e all’incendio del Comune di Morra, con conseguenze anche familiari, tornò in Irpinia.

Accettò l’invito di De Mita a tuffarsi in politica, convinto di poter contribuire allo sviluppo delle nostre misere e abbandonate realtà, e lo fece insieme a quel manipolo di uomini che ha segnato la storia del Mezzogiorno e dell’Italia.

 

La lezione di Francesco De Sanctis

Peppino Gargani ha testimoniato e incarnato lo spirito e l’insegnamento del grande Francesco De Sanctis, il quale riteneva che la crescita culturale della popolazione, la formazione di una classe dirigente preparata e la creazione di adeguate infrastrutture e servizi fossero il presupposto per un concreto sviluppo del Mezzogiorno e della vera unità d’Italia: «Studiate, educatevi, siate intelligenti e buoni e l’Italia sarà quel che siete voi» e «Venga la ferrovia ed in picciol numero d’anni si farà il lavoro di secoli».

Consapevole delle condizioni di arretratezza dei nostri territori, si è dedicato alla politica con passione e cura maniacale, indirizzando e consigliando gli amministratori locali e regionali per dare risposte concrete alle legittime attese della nostra gente.

Non a caso ha tenuto operative fino alla fine le segreterie di Avellino e Salerno, dove, con la solita disponibilità, accoglieva elettori, amministratori e amici per confronti e per l’individuazione di soluzioni e strategie.

Gli elettori, per Peppino, non sono mai stati considerati numeri o questuanti, ma persone da rispettare, ascoltare e, possibilmente, non deludere nelle loro aspettative.

 

Lamicizia come metodo della politica

Del resto, erano valori e comportamenti connaturati alla sua indole di uomo buono e mite, caratterizzato da un culto sacrale dell’amicizia.

Questo sentimento ha guidato tutta la sua vita, sin dal suo ingresso in politica a metà degli anni Cinquanta con il gruppo della sinistra di Base dei “Magnifici Sette”, nel quale, come ha ricordato il senatore Zecchino nella sua magistrale orazione, Peppino rappresentava il vero collante: un metodo di fare politica e un valore profondo, unificante e vivificante che ha sempre cercato di trasferire agli altri.

Mai, anche in occasione di qualche torto subito o quando le tensioni e il nervosismo nel gruppo erano forti, ha usato toni aspri o offensivi. Men che meno ha imposto scelte e decisioni non condivise, cercando, al contrario, sempre il confronto, il ragionamento e accettando con umiltà suggerimenti e rilievi.

Era, in fondo, luomo mite: il politico che credeva nei grandi valori della solidarietà e dell’amicizia, ostinatamente impegnato in una mediazione mai intesa come prosaica transazione di interessi, bensì come alta capacità di sintesi fra diverse e talora opposte posizioni nell’interesse generale.

La sua disponibilità era totale nei confronti di tutti, al di là dell’appartenenza politica, e mai finalizzata alla ricerca ossessiva del consenso elettorale.

 

Un politico di razza, un costruttore di armonie

Per questo, e non solo, lui — da tutti considerato «un politico di razza», di cui era unanimemente riconosciuta la competenza giuridico-istituzionale e, da fine intenditore di musica classica, instancabile costruttore di «armonie» tra le persone — mancherà profondamente a tutti noi.

Mancherà alla famiglia, che perde un insostituibile punto di riferimento; alla politica odierna, spesso incapace di elaborare proposte credibili e ormai priva di pensiero; a noi amici, rimasti orfani di una guida, di consigli e di confronti serrati e arricchenti; alle nostre comunità, che non potranno più contare su uno strenuo difensore che le ha degnamente rappresentate e tutelate a tutti i livelli.