di Amerigo Festa e Giuseppe Vecchione
Uno dei tratti distintivi della classe dirigente democristiana della Prima Repubblica è stato l’esercizio di un vero e proprio magistero, con la grande capacità di tenere insieme esempio vissuto, pensiero consegnato ai libri, confronti serrati a tu per tu, dibattiti pubblici e articoli di giornale.
L’on. Giuseppe Gargani è stato testimone autentico di questa vera e propria impostazione pedagogica. Le direttrici che hanno incrociato i nostri percorsi, il mio e quello dell’avv. Amerigo Festa con quello dell’onorevole, sono un estratto del suo metodo: così Gargani tesseva rapporti che potevano evolvere in relazioni e, alla fine, in magistero.
Io lo conobbi dopo un classico percorso nel movimento giovanile dell’UDC, dove lui transitò in uscita da Forza Italia. Amerigo Festa lo incrociò coinvolgendolo più volte in conferenze di natura sociale e culturale, prima della nascita del nostro sodalizio politico: un uomo poliedrico che, attraverso la cultura, l’esercizio del pensiero e dell’oratoria, trovava la strada per tessere relazioni nuove. Questo approccio è parte del suo magistero.
Quando denunciavamo come oggi i parlamentari spesso non esercitino la rappresentanza politica nel territorio, complice il censurabile sistema delle liste bloccate, la sua presenza costante, la ricerca continua di un confronto attivo e serio con le migliori energie delle comunità locali, incarnavano un valore: la rappresentanza intesa come presenza reale, contatto umano, scambio di esperienze e pensieri, sviluppo di strategie per il territorio, con lo sguardo sempre rivolto a ciò che accadeva a Roma e in Europa.
Per lui la rappresentanza politica vissuta così era un principio non negoziabile, con la vita divisa tra Roma, Avellino e Morra De Sanctis, e si traduceva in un rispetto quasi sacrale delle istituzioni democratiche.
Negli ultimi quindici anni abbiamo visto il suo attivismo, consapevole del declino, a difesa del Parlamento, che ha esercitato fino alla fine nel ruolo di presidente dell’Associazione degli ex Parlamentari. Non come stanco sindacalismo autoreferenziale, ma come forma viva della “riserva d’esperienza” della Repubblica: promuovendo convegni, coltivando relazioni istituzionali, alimentando riflessioni e proposte.
Basti ricordare l’audizione in Commissione Affari Costituzionali del 21 maggio 2026, con il presidente on. Nazario Pagano, e il documento dell’Associazione per l’occasione: «Tutto questo è derivato dalla crisi dei partiti che ha determinato movimenti “personali” senza identità, per cui i cittadini non “concorrono con metodi democratici a determinare la politica nazionale”, come stabilisce la Costituzione, e si è offuscata la libertà del Parlamento di indirizzare la politica del Paese: l’essenza del regime parlamentare». In quelle parole c’è il cuore del “Gargani pensiero”.
Questo solco si è intrecciato con un cammino comune. Nel primo decennio del Duemila, Amerigo Festa ha organizzato e animato, insieme a Gargani, vari convegni dedicati alla promozione dell’armonia e del dialogo interreligioso, intesi come vero strumento civile di disinnesco dei conflitti planetari: la dignità della persona, l’ascolto tra fedi e culture, il linguaggio della pace come prassi concreta delle comunità. Nel secondo decennio, alcune tappe di riflessione si sono rivolte anche ai territori della ricerca filosofica e spirituale e ai suoi riflessi sul vivere civile.
Dal 2020 in avanti, questo dialogo culturale è sfociato in un impegno politico condiviso: la costruzione di una “identità popolare” e di un soggetto politico di centro ispirato ai valori del popolarismo sturziano.
Aspetto essenziale di questo impegno è stato anche un lavoro di verità storica e di riforma civile. Insieme abbiamo promosso studi, anche storici, per un’esatta ricostruzione della vicenda di Tangentopoli, convinti che senza memoria ordinata non ci sia giustizia.
E, sul piano delle riforme, abbiamo condiviso una posizione netta di contrasto alle norme e alle prassi che consegnano un potere sproporzionato al Pubblico Ministero nel processo, riducendo garanzie e diritti della difesa, fino a deformare l’equilibrio tra le funzioni e a dilatare la sfera della pretesa punitiva oltre i confini della giurisdizione. Non si tratta di polemica di parte, ma di equilibrio costituzionale.
Come non ricordare, inoltre, la sua grande preoccupazione per l’avanzare delle autocrazie a scapito delle democrazie. Gargani era un europeista convinto, di quell’europeismo che difende valori e integra popoli, facendo dell’Europa uno spazio reale di libertà e diritti. Un figlio degnissimo della lezione di De Gasperi, Adenauer e Schuman, che ha cercato di trasmetterci con tutte le sue energie.
Grande assertore del primato della cultura, ha sempre visto il partito come comunità educante: anche per questo aborriva i nomi privi di significato dei partiti odierni, convinto che senza una fisionomia ideale non possa esserci rappresentanza autentica.
Se oggi parliamo di “Gargani Maestro” non è per retorica, ma perché abbiamo sperimentato un metodo: presenza, studio, parola responsabile, relazione che diventa comunità. È un’eredità che impegna. Sta a noi farla vivere, nella cultura e nella politica, come servizio al bene comune.

