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Ora i centristi dicano cosa vogliono fare

Stretti tra l’egemonia della sinistra nel campo largo e quella di Meloni nel centrodestra, i centristi devono scegliere: tornare protagonisti o accettare l’irrilevanza.

Il centro non può restare ai margini

È ormai abbastanza evidente che adesso i centristi devono dire apertamente e chiaramente cosa vogliono fare e come si vogliono comportare nella dialettica politica italiana contemporanea. Al riguardo, ci sono due concrete considerazioni che non possono non essere evidenziate.

Innanzitutto, il centro, e di conseguenza i centristi, non possono più limitarsi a giocare un ruolo residuale, marginale e periferico. Il dibattito a cui abbiamo assistito in questi ultimi tempi è abbastanza deprimente per il futuro e la prospettiva del centro.

Quando una coalizione come quella del campo largo è egemonizzata, sotto il versante politico, culturale e programmatico, dalla sinistra populista, radicale, massimalista ed estremista, è di tutta evidenza che l’apporto delle potenziali ed eventuali forze centriste è semplicemente irrilevante.

 

Nel campo largo, un apporto irrilevante

È appena sufficiente, al riguardo, osservare concretamente il peso reale di tutto ciò che non è riconducibile al campo della sinistra progressista per rendersi conto che il centro, da quelle parti, è sostanzialmente ridotto al peso che avevano i «cattolici indipendenti di sinistra» eletti nelle liste del Pci negli anni Settanta e Ottanta. Cioè, politicamente, nulla.

E non è un caso, del resto, che la frammentazione delle mille sigle centriste nella coalizione di sinistra e progressista sia solo funzionale alla richiesta di avere qualche seggio parlamentare gentilmente offerto dagli azionisti di maggioranza dell’alleanza.

 

Nel centrodestra domina Meloni

Sul versante del centrodestra, specularmente, la situazione è leggermente diversa, ma non granché, perché il peso, l’autorevolezza e il carisma della premier Giorgia Meloni sono talmente forti ed oggettivi che indeboliscono, se non oscurano del tutto, l’apporto e il contributo delle forze centriste.

Il ruolo e il peso di Forza Italia, nello specifico, non sono in grado né di rappresentare un autentico luogo politico centrista né, al contempo, di condizionare adeguatamente il progetto politico complessivo della coalizione stessa.

Insomma, due situazioni che evidenziano, di fatto, l’impotenza e la sostanziale irrilevanza politica e progettuale della politica di centro, del progetto di centro e della stessa cultura politica di centro. Una situazione che, come ovvio, non può essere la via più gettonata per chi continua a individuare nella politica di centro una risposta positiva e concreta alle difficoltà della politica contemporanea.

 

Tornare politicamente protagonisti

In secondo luogo, e specularmente, il centro assolve al suo ruolo se è in grado di ritornare politicamente protagonista. O all’interno della coalizione di riferimento oppure dando vita a un centro autonomo e sganciato dai due poli maggioritari. In entrambi i casi, però, non può ridursi a giocare un ruolo puramente ancillare e, di conseguenza, del tutto irrilevante.

Certo, nessuno pensa di ritornare a una stagione, quella della Prima Repubblica, in cui il centro ha giocato un ruolo decisivo e determinante sotto il profilo politico e progettuale e della stessa cultura di governo.

Un ruolo, seppure meno incisivo, che comunque è stato praticato anche durante la prima fase della Seconda Repubblica, quando le forze centriste hanno saputo giocare una parte decisiva. Non a caso si parlava ancora di centrosinistra e di centrodestra.

 

Una scelta che non si può rinviare

Ecco perché, al di là di molte chiacchiere, la posta in gioco è abbastanza semplice da descrivere: o si ha il coraggio di ritornare politicamente protagonisti oppure ci si riduce a essere del tutto marginali e periferici.

Un epilogo, va pur detto, che sarebbe triste e anche un po’ decadente per una nobile e gloriosa cultura politica che ha caratterizzato e accompagnato la crescita e il consolidamento della nostra democrazia.