Oggi, 23 luglio, Sergio Mattarella compie ottantacinque anni. Non è il semplice compleanno di un uomo, ma un varco che si apre nella cronaca quotidiana e invita a una sosta più meditata: cosa ha rappresentato, per l’Italia, poter contare al Quirinale su una figura capace di custodire la rotta anche quando ogni cosa, intorno, pareva vacillare?
Mattarella è salito al Colle nel 2015, con quel passo discreto e quella sobrietà che hanno accompagnato l’intero arco della sua vita pubblica: dai banchi di Montecitorio ai dicasteri ricoperti, dalla Consulta fino alla più alta magistratura dello Stato. Ma è stato proprio negli anni più aspri che il Paese ha potuto misurarne appieno la statura: la pandemia, con quell’immagine solitaria davanti all’Altare della Patria, destinata a restare negli annali come emblema di un’Italia provata ma non piegata; le crisi di governo succedutesi senza tregua, attraversate sempre con equilibrio istituzionale e senza mai cedere alla tentazione della scorciatoia; lo scenario internazionale, incupito dal ritorno della guerra ai confini d’Europa, affrontato con parole misurate ma inequivocabili.
In un’epoca in cui la politica sembra spesso rincorrere il clamore e l’urgenza dell’istante, Mattarella ha scelto un’altra via: quella della pazienza, della coerenza, del rispetto per le istituzioni e per chi le abita. Non ha mai cercato la ribalta per sé, ma l’ha impiegata, quando necessario, per richiamare l’Italia ai propri doveri e ai propri valori fondativi.
Per questo, oggi, più che gli auguri di rito, sembra doveroso un semplice grazie. Grazie per aver interpretato il ruolo di garante con discrezione e fermezza a un tempo, per essere stato presenza rassicurante nei momenti di smarrimento collettivo, per aver dimostrato che le istituzioni, quando sono servite con onestà e misura, reggono anche alle prove più severe. Buon compleanno, Presidente.
