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Politica e parole, l’enigma della Terza Repubblica

Dallo stile del Gattopardo alla comunicazione politica contemporanea: parole, gesti e linguaggi raccontano una trasformazione che lascia l’elettore sospeso tra disincanto, adattamento e apprensione.

Nelle prime battute del film “Il Gattopardo” si trova tutto quello che c’è da sapere sulla politica d’oggi e sul possibile commento dell’anziano elettore di oggi in preda allo smarrimento. In un magistrale dialogo il prete di palazzo, Don Calogero Sedara, si lamenta per il nuovo che avanza, che non lo convince e che anzi teme. “Brutti tempi Eccellenza, brutti tempi!”. Ricevendo così la ferma risposta del Principe Fabrizio Salina all’invito della prudenza di certe frequentazioni rivoluzionarie del nipote Tancredi: ”La colpa non è di Tancredi ma dei tempi!”.

 

Visconti e la sua visione della storia

Poi il Principe rassicurerà il sacerdote con disincantato fatalismo: “Se vogliamo che tutto rimanga com’è bisogna che tutto cambi”. Il prete, interpretando la parte di un riottoso elettorato di oggi, risponde di rimando: ”Sono stato troppo brusco, conservatemi la vostra benevolenza”. Infine di nuovo il Nobile Salina per meglio spiegare il suo pensiero: “Non siamo ciechi di spirito ma solamente essere umani in un mondo in piena trasformazione…. Questi gloriosi nuovi tempi ci daranno delle strade migliori”. Quanto alla sua filosofia il film potrebbe già finire qui. Siamo tutti sulla barca di questa speranza ma almeno la comunicazione politica non sembra avvincente.

 

Lo speech politico doggi: che dire e come dire?

Nell’intelligente libro di Patrick Fasciolo, esperto della materia, a titolo “Silvio, ci manchi?”, l’autore osserva come qualcosa non giri per il giusto verso. Che il Berlusca fosse un genio della comunicazione è cosa ovvia, sapeva suggestionare, riempire lo spazio e andare dritto al punto ben facendosi comprendere dal suo popolo. Il “contratto con gli Italiani” visibilmente in bella mostra a “Porta a Porta” ne è un esempio eclatante. I fogli tenuti saldamente in mano dal Cavaliere incarnano il depositario di soluzioni immediate, lo scettro del potere della sapienza, che agiterà poi durante ogni intervista televisiva. Si ricorderà di un contratto non soltanto sbandierato ma firmato in diretta davanti agli Italiani ed ancora, negli incontri a seguire, “i cartelli con le promesse elettorali non restavano appoggiati dietro di lui, li distribuiva ai giornalisti, li dava letteralmente in testa a chi poneva domande scomode”.

 

Un campo largo senza i fondamentali”

Alla politica della eventuale Terza Repubblica in questo ambito, sia concesso, manca ancora qualcosina. Un discorso della Schlein del 2023 lascia riflettere: ”Dopodiché, non è un mistero che noi invece in quella mozione congressuale, che non entrava nello specifico della questione Roma, ma in generale diceva: ci piace portare, diciamo, insieme ai nostri amministratori il Partito Democratico verso un futuro che, grazie anche alle nuove norme europee, sempre di più investe e costruisca dei cicli positivi, diciamo, della circolarità uscendo dal modello lineare”. Voce del verbo, chi ci capisce è bravo.

Non va meglio con la metafora di Bersani quando dice che occorre con il tempo saper “smacchiare i giaguari”, per fortuna non i gattopardi. Chissà quanti almeno della nuova generazione ne intenderanno il senso. Ancora la Schlein lascia perplessi mentre, nel corso di una trasmissione televisiva, beve direttamente da una bottiglietta di plastica. Avrebbe fatto inorridire anche Berlinguer. Il profilo e lo stile istituzionale di chi si candida alla guida del Paese, con inevitabili tavoli di incontro con i leaders mondiali, dovrebbe suggerire un diverso modo di porsi. Si dovrebbe evitare il rischio di riattaccarsi in quelle sedi, per ben dire, alla preziosa boccetta.

Neppure va forte Conte che si dichiara avvocato del popolo con tanto di abiti dal taglio ricercato, puntuale pochette da taschino ed orologio di valore al polso. Andrà bene per i beoni che ne apprezzano questa coerenza.

 

Il passato è ormai passato

Verrebbe da rimpiangere lo stile di Aldo Moro dove si contarono. in un suo celebre discorso ed in uno stesso periodo, ben sedici preposizioni subordinate, ciascuna con suo denso calibro e giustificazione. Ma non bisogna perdersi in nostalgie, bisogna in fretta imparare a saper leggere appunto i nuovi tempi. La sopravvivenza dell’elettorato è nella capacità di adattamento al cambiamento, altrimenti ci si estingue. Dobbiamo tutti in fretta imparare dalla saggezza del Principe di Salina. Occorre adattarsi, aggiungeremmo con rassegnazione, ad un mondo in piena trasformazione. Restiamo, con una punta di legittima apprensione, in attesa dei risultati. Affidiamoci alle esortative parole di Bonaccini, se studieremo avremo un felice futuro.