Home GiornalePovertà è questione sociale: la provocazione di Carlo Messina

Povertà è questione sociale: la provocazione di Carlo Messina

Le parole dell’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo riportano al centro il tema della povertà minorile e rilanciano la necessità di fare della questione sociale una priorità nazionale.

I centomila bambini dimenticati

Non possono e non devono passare sotto silenzio le riflessioni avanzate recentemente da Carlo Messina, Ceo e consigliere delegato di Banco Intesa, il primo gruppo bancario italiano, attorno ad un tema di grande attualità. Certo, non provengono da un esponente del cattolicesimo sociale e nè tantomeno, da un attore politico che affonda le sue radici culturali e politiche in quel patrimonio ideale. Tuttavia, ripeto, le osservazioni che ha fatto meritano di essere riportate, discusse ed approfondite.

Cosa ha detto, in sostanza, Messina? Semplice. In Piemonte, dice il dirigente bancario, una delle regioni industriali più forti d’Italia ci sono 100 mila bambini che vivono in una condizione pressochè di povertà. Una osservazione importante, anche se non affatto nuova, che esula per una volta da tutto ciò che caratterizza il suo lavoro fatto di grafici, investimenti milionari, previsioni finanziarie o formule matematiche.

 Il progetto Scelte Future”

Insomma, una osservazione che privilegia il dato sociale rispetto a qualsiasi altra considerazione. Il tutto condito con un linguaggio che non è quello di un manager milionario o quasi ma semmai quello di un osservatore che guarda al futuro dell’Italia in questo particolare momento storico senza altri filtri: politici o di schieramento.

Lo ha detto a Torino durante la presentazione di “Scelte Future”, il programma promosso con la Fondazione Compagnia San Paolo e la Fondazione Ufficio Pio. Non si tratta di una iniziativa generica. È un progetto da 10 milioni di euro pensato per favorire l’accesso alla formazione superiore, il risparmio incentivato e l’educazione finanziaria, partendo dai bambini e dalle famiglie più esposte alla fragilità economica. Una sperimentazione che partirà proprio dal Piemonte con l’obiettivo, ambizioso, di costruire un modello da replicare anche in altri territori.

E la frase che ha pronunciato al riguardo il manager è stata alquanto significativa. E cioè, “In Italia si parla troppo di riarmo. Poi scopriamo che in una regione industriale e ricca come il Piemonte ci sono 100 mila bambini che vivono in una condizione molto vicina alla povertà. La priorità del paese – ha concluso – deve essere adesso il sociale e non le armi”.

 La questione sociale torna al centro

Insomma, non si tratta di una intuizione rivoluzionaria nè ci troviamo di fronte ad un benefattore, sia chiaro. Non ci sono “santi sociali” all’orizzonte. Comunque sia, non si può non prendere atto che quando un vertice del più grande gruppo bancario nazionale individua nella questione sociale un tema che non si può più eludere, c’è indubbiamente da compiacersi.

Con la speranza, al contempo, che non siano solo parole di convenienza e di circostanza ma, semmai, foriere di un impegno concreto capaci di aggredire le conseguenze nefaste di una nuova ed inedita questione sociale che investe il nostro paese. A cominciare, nel caso specifico, dal Piemonte.